Al fotofinish il derby dei sottosegretari

Verdini_sliderLa lista dovrebbe essere portata domani in Consiglio dei ministri. Probabili new entry al ministero del Lavoro e a quello dell’Istruzione

 

 

ROMA – L’impegno era stato preso prima di Natale: il 29 dicembre in Consiglio dei ministri Gentiloni  porterà la lista dei sottosegretari del suo governo. Si pensava che sarebbe stata sufficiente una fotocopia del precedente governo Renzi, come più o meno si era fatto per i ministri, per risolvere il problema.

Ma il risiko si è rivelato più complicato del previsto per cui la scadenza di domani potrebbe saltare. A rovinare i piani del problem solver Gentiloni ci si sono messi alcuni ostacoli che in pochi avevano previsto.

Ci sono innanzitutto da “puntellare” un paio di situazioni che nel frattempo hanno cominciato a scricchiolare. Dopo la terrificante gaffe del ministro Poletti sui nostri ragazzi costretti ad emigrare e la conseguente mozione di sfiducia presentata da M5s, Lega Nord e Sinistra Italiana, quello del welfare è diventato un dicastero a rischio che il premier in queste ore sta pensando di “commissariare”. Il candidato sottosegretario o vice ministro potrebbe essere Tommaso Nannicini, che lascerebbe Palazzo Chigi, anche in vista della battaglia a difesa del Jobs Act che si preannuncia durissima.

L’altro dicastero “terremotato” è quello della Scuola, scosso dalle polemiche sul titolo di studio della neo ministra Fedeli e dall’ira dei docenti. Per consolidare viale Trastevere si starebbe pensando a due figure incontestabili: il maestro di strada Marco Rossi Doria e la deputata Silvia Fregolent, molto stimata sia da Renzi che da Gentiloni.

Ma il vero problema politico è quello di far posto nell’esecutivo al drappello dei parlamentari di Denis Verdini, rimasti fuori dal giro di poltrone di serie A. Per la verità, fino a qualche giorno fa il leader di Ala, ferito nell’orgoglio politico, minacciava sfracelli se non si fossero trovate sistemazioni adeguate per i suoi fedelissimi Zanetti&C., mettendo così a rischio la maggioranza di governo.

Poi improvvisamente la musica è cambiata e c’è chi mormora nei corridoi del Palazzo che quello di Verdini è “un tema ormai superato”. Che è successo in così breve tempo? E’ successo che Silvio Berlusconi si è dichiarato “disponibile” a dare una mano al governo Gentiloni, rendendo così spuntate le armi in mano al senatore toscano.

Sembra una spiegazione un tantino semplicistica, ma potrebbe essere suffragata dalla diaspora dei rappresentanti del gruppo Ala-Scelta Civica, iniziata non appena si è cominciato a parlare della perdita di quel potere contrattuale che il gruppo aveva sempre esercitato con Renzi. Il primo a giocare in proprio pare sia stato Enrico Zanetti che, deluso per la mancata promozione a ministro, starebbe trattando direttamente la conferma della poltrona di viceministro dell’Economia.

Ma altri verdiniani scalpitano. C’è il senatore campano Ciro Falanga, aspirante sottosegretario al ministero della Giustizia, in rappresentanza della pattuglia sudista, così come Lionello Pagnoncelli, senatore lombardo, che vanta titoli per il ministero dell’Economia. In corsa per uno strapuntino da sottosegretario ci sarebbero anche Cosimo Maria Ferri, già sottosegretario alla Giustizia nei governi Letta e Renzi, e Mario Pescante, ex deputato ed ex presidente del Coni.

Ad horas il verdetto di Paolo Gentiloni che, sebbene eterodiretto, sta mostrando più attributi di quanti gliene venivano riconosciuti, forte anche dell’appoggio del Colle.

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