Chi ha paura di Virginia Raggi?

Grillo_RaggiRaggi e Grillo nei panni dei protagonisti del dramma di Edward Albee. L’esperienza della giunta capitolina getta un’ombra di dilettantismo su tutto il movimento

 

ROMA – Se lo scrittore statunitense Edward Albee dovesse riadattare oggi il suo dramma teatrale del 1962 Who’s afraid of Virginia Woolf?, pensate che la Raggi potrebbe interpretare il personaggio di Martha? E chi potrebbe fare la parte del marito George se non Beppe Grillo? Non ci sarebbe nemmeno bisogno di cambiare il finale, quando i due coniugi, dopo essersi scambiate le più feroci accuse, si ritrovano a piangere sul cadavere di un figlio immaginario (il Movimento 5 Stelle?).

Virginia Woolf-Raggi nella metafora teatrale è il “lupo cattivo” che mina il loro matrimonio e finisce per compromettere la loro stessa esistenza. Può l’esperienza della sindaca di Roma essere considerata così esiziale da pregiudicare l’irresistibile ascesa del movimento creato dal nulla dal duo Grillo-Casaleggio e portato alle soglie del governo del Paese?

Sì, nonostante il parere contrario dei sondaggisti – che continuano a dare il M5S staccato solo di una spanna dal Pd nelle intenzioni di voto – è possibile, anzi probabile che la giunta Raggi abbia mostrato, al di là della dimensione municipale, l’inadeguatezza di una classe dirigente estemporanea non all’altezza di un qualsiasi compito di governo.

“L’interminabile odissea della sindaca grillina di Roma – scriveva giorni fa Galli della Loggia – un’odissea che si muove da mesi tra il patetico della sprovvedutezza collettiva del Movimento e l’opacità dei retroscena personali di Virginia Raggi” ha prodotto in sei mesi una situazione di caos amministrativo e di collasso dei servizi che non si era ancora mai vista in una città peraltro martoriata da amministrazioni impresentabili.

La débacle della giunta grillina d’altronde sembra non aver mai fine. Ogni giorno riserva una sgradevole sorpresa il cui accumulo rappresenta già un primato. A cominciare dalla cancellazione delle Olimpiadi 2024, per proseguire con l’interminabile querelle dello stadio della Roma, il fallimento della Fiera di Roma, la vicenda demenziale della gestione dei rifiuti, la Metro C, il tentativo di cancellare la Ryder Cup di golf, il trasporto pubblico in tilt. Per proseguire con l’abbandono al suo destino di AltaRoma e dell’industria della moda, con l’arresto o la fuga dei massimi dirigenti dell’amministrazione e delle società collegate, con il caos dei campi rom e la bocciatura del bilancio di previsione.

Di fronte ad una simile desolazione, lo stesso Galli della Loggia si arrende e parla del “governo impossibile di Roma” (anzi questa volta abbassa pure i toni, perché due anni fa scriveva che “a questo punto, sia chiaro, non servono le parole e neppure l’accetta. Serve il lanciafiamme). Ora, si può capire che dopo Alemanno, Marino, Mafia Capitale, gli scandali quotidiani, Virginia Raggi, si possa essere tentati dalla piromania.

Ma scaricare tutto sulla corruzione della classe dirigente capitolina (che pure ha responsabilità colossali), come fa Galli della Loggia, è una semplificazione che non aiuta a cercare i rimedi e assolve chi non è stato capace in questi anni di trovarli. Diceva Giulio Andreotti che “ci sono due tipi di pazzi, quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di poter risanare le Ferrovie dello Stato”.

Lui non ha fatto in tempo a vedere che uomini capaci e determinati hanno risanato le Ferrovie dello Stato, che oggi sono un gruppo efficiente che produce utili. Anche il governo di Roma non è un’impresa impossibile. Nelle condizioni in cui è attualmente, di certo è l’impresa più ardua che possa capitare ad un amministratore, al limite dell’impraticabilità, ma non dell’utopia. E, ahinoi, non è sicuramente Virginia Raggi il sindaco capace di un’opera titanica che sembra trascendere le possibilità umane. Ne è lontana anni luce!

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