Rai, bocciato il piano sull’informazione

cavallo-rai-mazzini-SLIDSi dimette Carlo Verdelli, direttore per l’offerta informativa. Contestati dal cda tutti i punti salienti del suo progetto

 

 

ROMA – Dopo mesi di solleciti, fughe di notizie, frizioni con alcuni membri del consiglio di amministrazione, il direttore per l’offerta informativa Carlo Verdelli si è dimesso ieri sera. Lo ha fatto dopo la bocciatura del suo piano per l’informazione nel consiglio di amministrazione di Viale Mazzini. “Una persona perbene – spiega il dirigente – non può che prendere atto che non gode più della fiducia dei vertici e rassegnare le sue dimissioni. Non ci può essere un direttore che non ha la fiducia del consiglio di amministrazione”. 

A pesare sulla sua scelta sono state le drastiche riserve espresse dalla maggioranza dei consiglieri di amministrazione sul documento presentato. Si è trattato in buona sostanza di un vero e proprio “accantonamento” del progetto, nonostante nel corso della riunione il dg Antonio Campo Dall’Orto, responsabile dell’assunzione di Verdelli e delle sue ampie deleghe, avesse tentato di smorzare i toni facendo riferimento a una “rivisitazione”. 

Al di là della forma, le critiche non certo sono mancate, come già accaduto nell’ultimo incontro dello scorso anno. E sono arrivate sui punti cardine del progetto. In particolare è stato contestato il trasferimento della redazione del Tg2 a Milano, città che – secondo Verdelli – esprimerebbe, rispetto a Roma, un punto di vista “più europeo e innovativo” e garantirebbe una narrazione “più laica e sperimentale” (!).

Altri punti contestati sono stati la fusione tra Rai News e Tgr (battezzata Newsroom Italia), il nuovo Tg nazionale con sede a Napoli dedicato al Sud, la struttura aziendale articolata in cinque macroregioni e l’informazione in inglese sul nuovo canale Rai Italy.

Insomma la bocciatura radicale di un progetto che in fondo non fa che ricalcare vecchie proposte strutturali e soprattutto non affronta i veri dell’informazione e dei contenuti del servizio pubblico. Se al suo arrivo il direttore dell’informazione Rai aveva sentenziato che “l’orologio dell’informazione Rai dà l’impressione di essersi fermato alla fine del Novecento”, non è certo la sua la cura idonea a traghettare il pachiderma radio televisivo sulla nuova sponda 4.0.

Ad indorare la pillola in serata è arrivata una nota dell’azienda che “esprime rammarico per la scelta del direttore per l’offerta informativa” e conferma che il progetto da lui presentato “resterà come una preziosa base da cui far proseguire il confronto necessario al varo del piano finale”, che dovrebbe essere varato nel cda del prossimo 18 gennaio.

Ma è inutile negarlo, ora inevitabilmente sul banco degli imputati finisce lo stesso direttore generale, Campo Dall’Orto, che ha fortemente voluto e gestito tutta l’operazione. “Il fallimento di questo vertice non si può esaurire nelle dimissioni di Carlo Verdelli – attacca l’Usigrai – La creazione della nuova struttura è la principale, e nei fatti unica, scelta dell’attuale vertice sull’informazione. Questa vicenda non può chiudersi qui”.

Naturalmente il clamoroso inciampo dell’azienda ha suscitato una valanga di reazioni politiche. Maurizio Gasparri: “Verdelli si dimette? Lo chiedevamo da tempo. Restituisca i soldi ricevuti. E ora tocca a Campo Dall’Orto”. Michele Anzaldi, Pd membro della Commissione di vigilanza Rai: “Adesso chiedano scusa  in prima battuta agli italiani per non aver applicato il piano Gubitosi e fatto perdere 70 milioni in un anno”. Rampelli ( FdI) “Tra trasmissioni fallimentari, direttori di rete che fanno autogoal, direttori di Tg cambiati all’improvviso su ordine di Renzi, anacronistiche ridefinizioni geografiche, la Rai nata con la riforma Renzi è tutta da azzerare”.

Gli uomini dunque arrivati al seguito del “rottamatore” pare che stiano per essere rottamati. E’ l’apparente paradosso della storia.

Potrebbero interessarti anche