Una tempesta agita l’Ordine di Malta

Ordine_MaltaIl gran maestro, l’inglese Festing, licenzia il suo cancelliere, il tedesco Boeselager. Varie ipotesi sulle motivazioni

 

 

ROMA – Le scelte dottrinarie del sommo Pontefice e l’onda lunga degli effetti sinodali continuano ad agitare il mondo ecclesiale, le cui lacerazioni vengono progressivamente alla luce. Questa volta ad esplodere pubblicamente sono stati i rapporti all’interno del Sovrano Ordine di Malta, l’ordine religioso laicale che ha, tra i suoi fini, quello del “servizio alla Fede e al Santo Padre”.

Secondo il settimanale britannico The Tablet, che per primo ha svelato la faida, il 9 dicembre scorso il Gran Maestro dell’Ordine di Malta, l’inglese Fra’ Matthew Festing, ha sollevato dall’incarico di Gran Cancelliere il nobile tedesco Albrecht Freiherrvon Boeselager (fratello, peraltro, di Georg Freiherr von Boeselager, nominato lo scorso 15 dicembre tra i tre nuovi membri del Consiglio di Sovrintendenza dello Ior), accusandolo di essersi reso responsabile di “una situazione estremamente grave e insostenibile”.

Siccome né l’Ordine né la Sala stampa vaticana hanno chiarito i veri motivi della giubilazione, da quel momento sono fiorite le ipotesi più diverse. A cominciare dalle presunte responsabilità che il barone tedesco avrebbe avuto nella vicenda della distribuzione di preservativi in Africa quando si occupava delle attività sanitarie dell’Ordine, cioè fino al 2009. Per quanto suggestiva, la motivazione è apparsa subito poco credibile sia per motivi cronologici, che per la stessa smentita del Gran Maestro, secondo il quale quella vicenda è stata risolta tre anni fa”.

Di certo la crisi costituzionale che si è aperta all’interno dell’Ordine è di tale portata che può essere risolta solo con un Capitolo generale straordinario o un intervento da parte della Santa Sede, dal quale l’Ordine canonicamente dipende. Ma la Santa Sede non avrebbe chiesto nessun impeachment, mentre l’ “imputato” Boeselager sembra intenzionato a combattere contro una cacciata per accuse che ritiene “false e ingiuste”.

Sta di fatto che all’incontro che ha segnato il siluramento del barone renano, era presente il cardinale Raymond Leo Burke, patrono dell’Ordine, quindi rappresentante del Papa presso i cavalieri. Le posizioni conservatrici del cardinale sono note: è tra i firmatari della lettera dei quattro cardinali “conservatori” che hanno espresso i loro dubbi sull’interpretazione di Amoris laetitia e nei giorni scorsi ha posto un ultimatum a Francesco: o risponde alle domande, oppure, finita la tregua natalizia, procederà con una “correzione formale” del Papa.

Che ruolo abbia avuto il porporato nella querelle cavalleresca non è dato sapere. Secondo la giornalista Franca Giansoldati, autrice del libro “Il Demonio in Vaticano” sui legionari di Cristo e il caso Maciel,  la sintonia tra Burke e il gran maestro sarebbe perfetta. Il cancelliere defenestrato sarebbe invece un “liberal”, fedele osservante della linea di Papa Francesco.

La disputa dottrinaria trai due massimi rappresentanti dell’Ordine di Malta spiegherebbe molte cose. Il Papa infatti ha reagito disponendo la costituzione di un gruppo di cinque membri con l’incarico “di raccogliere elementi atti ad informare compiutamente e in tempi brevi la Santa Sede in merito alla vicenda”. Della commissione fanno parte mons. Silvano M. Tomasi, il canonista Gianfranco Ghirlanda, l’avvocato Jacques de Liedekerke, Marc Odendall e Marwan Sehnaoui. Non risulta il card. Raymond Burke, patrono del Vaticano presso i cavalieri. L’assenza del cardinale Burke, patrono dell’Ordine, tra gli ispettori vaticani è più eloquente di qualsiasi altra spiegazione.

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