Il braccio di ferro in atto in Vaticano

vaticano32In scadenza i vertici della Conferenza episcopale e i successori di Scola a Milano e del vicario di Roma Vallini

 

ROMA – L’anno appena cominciato in Vaticano si preannuncia particolarmente vivace e denso di incognite, per il confronto sempre più acceso tra conservatori della dottrina della fede e innovatori fedeli seguaci del credo di Papa Bergoglio.

Nei prossimi mesi infatti saranno affrontati alcuni passaggi chiave che porteranno inevitabilmente allo scoperto le diverse posizioni emerse all’interno del mondo ecclesiale. Per capire, in altri termini, come andranno le cose in Vaticano occorre partire dal terreno sul quale si svolgeranno le partite.

Ci sono innanzitutto le nomine considerate decisive, a cominciare naturalmente dai vertici della Conferenza episcopale finora guidati dal cardinale Bagnasco. Ci sarà poi da nominare il successore di Angelo Scola all’arcivescovato di Milano e da sostituire Agostino Vallini nella posizione strategica di Vicario di Roma. Per non farsi mancar nulla, ci sarà inoltre da sostituire i vertici delle arcidiocesi sarde di Sassari e di Oristano, dove gli attuali titolari mons. Paolo Mario Virgilio Atzei e mons. Ignazio Sanna stanno per varcare la soglia dei 75 anni, nonché nominare il successore del cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve.

Si tratta di appuntamenti nei quali il Papa, secondo alcuni, intenderebbe mantenere il punto sul piano pastorale senza però dividere la comunità episcopale. Alla luce di quanto accaduto negli ultimi mesi, scendere a patti da un lato con il fronte conservatore e contenere dall’altro le mosse dei pasdaran del nuovo corso “francescano”, assomiglia molto alla quadratura di un cerchio.

D’altronde avvisaglie che le acque in seno alla Santa Sede non siano affatto tranquille, come qualcuno vorrebbe far credere, si erano già avute in maniera eloquente nei mesi scorsi. Quando infatti nel giugno scorso si è trattato di scegliere il nuovo vescovo di Mantova, la nomina di un “prete di strada” come Gianmarco Busca, con una esperienza parrocchiale molto apprezzata dai fedeli, ha fatto capire chiaramente qual’è l’orizzonte delineato da Papa Bergoglio.

Sul fronte opposto alcune recenti vicende internazionali hanno dimostrato che l’opposizione alla linea “papista” è ancora molto forte. Negli Usa i vescovi americani hanno eletto al loro vertice Daniel Di Nardo, arcivescovo di Houston, esponente del movimento ProLife, noto per le sue posizioni conservatrici (è uno dei tredici cardinali che nel 2015 firmarono la lettera critica in occasione del Sinodo). Non solo, alla vicepresidenza è stato eletto Josè Gomez, arcivescovo della potente ed estesa diocesi di Los Angeles, anch’egli rappresentante dell’ala meno innovatrice della Chiesa statunitense. Per capire lo spessore del confronto bisogna considerare che alla vigilia delle votazioni il candidato più accreditato era Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, proprio in quanto nominato da Papa Francesco.

Prima ancora c’era stato da eleggere il presidente della Conferenza episcopale europea. Non era un mistero che l’apprezzamento di Bergoglio si concentrasse sull’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, fedele interprete della sua linea. Invece, a sorpresa, è risultato eletto l’attuale presidente della Conferenza italiana, Angelo Bagnasco, con il quale i rapporti sono sempre stati poco più che formali.

Il redde rationem si avrà dunque probabilmente nei tre passaggi che vengono considerati cruciali per la riappacificazione all’interno della Chiesa romana.. Il primo riguarda proprio la sostituzione di Bagnasco alla presidenza della Cei. Tra i nomi che circolano in questi giorni ci sono quelli di Giuseppe Betori (arcivescovo di Firenze ed ex segretario generale Cei), Franco Giulio Brambilla (vescovo di Novara) e, con minori chance, Gualtiero Bassetti (arcivescovo di Perugia). Sta crescendo però anche la candidatura di Nunzio Galantino, attuale segretario generale della Conferenza e stretto collaboratore di Francesco, che in alternativa potrebbe comportare una presidenza “debole” come quella del vescovo di Modena, Erio Castellucci, che garantirebbe la coabitazione con il segretario generale.

Seconda scadenza chiarificatrice sarà la nomina del nuovo arcivescovo di Milano, magari proprio in occasione della visita del Pontefice a marzo nel capoluogo lombardo. I primi nomi che si sono fatti per la successione di Angelo Scola sono stati ovviamente quelli dei quattro vescovi ausiliari dell’Arcivescovo uscente, Mario Delpini, Franco Maria Agnesi, Paolo Martinelli e Pierantonio Tremolada. In realtà gli scommettitori in Vaticano danno ora invece in pole position la candidatura di padre Pierbattista Pizzaballa, 50 anni appena compiuti, bergamasco, missionario francescano, biblista come Martini, ma soprattutto dal 2004 al 2016 in Palestina ha acquisito una vasta esperienza di gestione delle crisi, che potrebbe tornare utile – malignano alcuni a Roma – per guidare una delle diocesi più cielline del mondo.

Per sostituire invece l’attuale cardinale vicario di Roma Agostino Vallini, che ha raggiunto l’età pensionabile ed è da tempo in prorogatio, si fanno per ora i nomi di Giovanni Angelo Becciu (sostituto per gli affari generali della segreteria di Stato), Domenico Pompili (vescovo di Rieti) o un outsider. Anche se non è esclusa una soluzione di mediazione “alta e inedita” come fu quella di Carlo Maria Martini nominato da Giovanni Paolo II arcivescovo di Milano. In definitiva per Roma le cose stanno ancora in alto mare e la partita tra le varie correnti in competizione è ancora tutta da giocare.

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