Riapre l’ambasciata italiana in Libia

piazzale-farnesina-sliderDopo due anni dalla chiusura per i tragici avvenimenti libici, la nostra sede diplomatica riapre i battenti a Tripoli

 

ROMA – Oggi l’ambasciatore italiano designato presenta le credenziali al governo libico. Con questo atto formale e la contestuale riapertura della nostra Ambasciata a Tripoli, in Shara Uahran 1, chiusa da febbraio 2015, si conclude la prima fase del processo di riavvicinamento tra i due Paesi avviato l’estate scorsa con la nomina del nostro rappresentante.

L’11 agosto 2016 infatti il Consiglio dei ministri presieduto da Renzi aveva designato Giuseppe Perrone quale Ambasciatore italiano presso il governo libico, ovvero il consiglio presidenziale di Fayz Mustafa al Serraj. Perrone, considerato uno dei migliori conoscitori della regione e delle tematiche politiche del Mediterraneo, si era venuto a trovare nella scomoda posizione di essere stato nominato rappresentante italiano nel Paese, ma di non poter disporre di un’Ambasciata, una specie di “homeless” diplomatico.

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In quell’occasione l’inviato speciale del governo Usa per la Libia, Jonathan Winer, in un post su Twitter, aveva espresso così la sua soddisfazione per la nomina: “Giuseppe Perrone ha lavorato con gli Stati Uniti ed altri ad un approccio comune per promuovere l’unità della Libia”.

Con la presentazione delle credenziali avvenuta stamattina tutto torna quindi nella normale prassi diplomatica. “Dopo due anni – ha dichiarato il ministro degli Esteri Angelino Alfano – l’Italia torna operativa in Libia con un ambasciatore che ha presentato le credenziali al governo locale. La riapertura dell’ambasciata è un importantissimo segnale di amicizia nei confronti di tutto il popolo libico ed è un segnale di forte fiducia nel processo di stabilizzazione di quel Paese. La nostra sede diplomatica – ha aggiunto con una punta di orgoglio il titolare della Farnesina – sarà la prima ad operare in modo continuativo nella capitale libica”.

Il completo ristabilimento delle relazioni diplomatiche tra Italia e Libia è sicuramente il frutto di un lungo lavoro diplomatico, politico e di intelligence di cui oggi in molti rivendicano la paternità. Ma non c’è dubbio che l’atto conclusivo di quest’opera – il memorandum d’intesa firmato dal ministro degli Interni Marco Minniti e dal ministro degli Esteri del governo di Tripoli, M. Siyala, per rafforzare la cooperazione al contrasto dell’immigrazione illegale e al traffico di esseri umani – sia stato l’elemento determinante.

La nomina di Perrone infatti e le “regole d’ingaggio” affidategli erano state espressamente subordinate alle condizioni di sicurezza nella capitale libica. “Ora – ha dichiarato Siyala, durante la conferenza stampa congiunta con Minniti – l’ambasciata italiana riprenderà a rilasciare i visti e a facilitare i contatti tra i due popoli al più presto, non appena la sede diplomatica avrà completato le misure tecniche” del caso.

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