Cyberspionaggio, da Renzi a Monti a Draghi

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Arrestati Giulio Occhionero e la sorella Francesca. L’accusa è di aver sottratto informazioni a politici e personaggi famosi

 

ROMA – Giulio Occhionero e sua sorella Francesca sono stati arrestati ieri, accusati di aver violato sistemi informatici per procacciarsi notizie concernenti la sicurezza dello Stato, di aver compiuto attività di dossieraggi nei confronti di cariche istituzionali, di accesso abusivo a sistema informatico aggravato e di intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche. 

Entrambi residenti a Londra ma domiciliati a Roma, sono molto noti nel mondo dell’alta finanza capitolina. Lui laureato alla Sapienza di Roma in ingegneria nucleare, un tempo definito molto legato a Ubaldo Livolsi, riassume su Linkedin il suo profilo definendosi un “analista impegnato e professionale (…) autore di un approccio innovativo alla descrizione dei fenomeni randomici basato sulle sue personali ricerche sull’equazione di Boltzmann”. A cui si aggiungono “solide esperienze nello sviluppo del business, la costruzione di partnership, nei processi di automazione e implementazione di DevOps attraverso Windows”.

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L’ordinanza di custodia cautelare rivela anche i legami di Giulio Occhionero “con gli ambienti della massoneria italiana, in quanto membro della loggia ‘Paolo Ungari – Nicola Ricciotti Pensiero e Azione’ di Roma, della quale in passato ha ricoperto il ruolo di maestro venerabile, parte delle logge di Grande Oriente d’Italia”. Il giudice “ritiene che l’interesse che Giulio Occhionero nutre nei confronti dei suoi fratelli massoni possa essere legato a giochi di potere all’interno del Grande Oriente d’Italia come d’altra parte testimoniato dal tenore di alcune conversazioni oggetto di intercettazione”.

La sorella, laureata anche lei a pieni voti in chimica alla Sapienza, dichiara sul social di aver “ricoperto ruoli direzionali all’interno di diverse società e in consigli di amministrazione, occupandosi e maturando quindi esperienza sia nei settori connessi allo start-up di nuove aziende, alla gestione aziendale in genere (gestione del personale, dell’amministrazione, del contenzioso -legale, societario, amministrativo e giuslavoristico) che in quelli più direttamente legati alla gestione delle relazioni con la clientela”.

Quanto alla Westland Securities, la società dei fratelli Occhionero finita a sua volta nell’inchiesta, l’ingegnere la definisce “una start-up privata nata per lo sviluppo di strumenti quantitativi per la consulenza bancaria e finanziaria, in seguito impegnata in iniziative di private equity e gestione delle risorse”. Il gip Tomaselli ricorda come proprio attraverso Linkedin sia confermato e assuma “particolare rilievo che la società Westland Securities ha fornito consulenza al governo statunitense in un operazione commerciale per la costruzione di infrastrutture nel porto di Taranto”.

Nei confronti dei due fratelli “diabolici” gli investigatori “hanno acquisito – come viene specificato in una nota della polizia – concreti elementi probatori in merito ad attività criminali da loro pianificate e condotte, consistenti nella gestione di una botnet (una rete formata da dispositivi informatici collegati ad Internet e infettati da un programma, o messaggio di posta elettronica in grado di apportare danni a un sistema informatico), controllata da un’unica entità, il botmaster, ndr) con finalità di cyber spionaggio in danno di istituzioni e pubbliche amministrazioni, politici di spicco, studi professionali e soggetti di rilievo nazionale”.

Tra i personaggi noti che risultano hackerati compaiono i nomi di Mateo Renzi, Mario Draghi, Ignazio La Russa, Fabrizio Cicchito, l’ex sindaco di Torino Piero Fassino, l’ex ministro Fabrizio Saccomanni, l’ex capo di gabinetto del Tesoro Vincenzo Fortunato, Daniele Capezzone, Michela Vittoria Brambilla , l’ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e in Vaticano monsignor Gianfranco Ravasi. Tra le vittime dell’attività di spionaggio si aggiungono anche Saverio Capolupo ex comandante generale della Guardia di Finanza e Paolo Poletti ex capo di stato maggiore della Guardia di finanza ed ex vicedirettore dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi). 

L’indagine svolta dagli specialisti della polizia postale denominata “Eye Pyramid” ha consentito di individuare una centrale di cyberspionaggio con un database di oltre 18mila username, di cui 1.793 corredati da password e catalogati in 122 categorie, denominate «Nick», che indicano la tipologia di target (politica, affari, etc…) oppure le iniziali di nomi e cognomi.

Comunque gli indizi raccolti in altre inchieste lasciano intendere che la vicenda di spionaggio “non sia un’isolata iniziativa dei due fratelli ma che, al contrario, si collochi in un più ampio contesto dove più soggetti operano nel settore della politica e della finanza. Si attendono quindi ulteriori, clamorosi sviluppi della vicenda e soprattutto informazioni sull’uso che i due fratelli hanno fatto in questi anni del loro ‘big data’.

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