Il Mibact e lo strapotere concesso ad Ales

Franceschini_sliderIn un’interrogazione alcuni senatori M5S segnalano criticità nell’operato della società in house del ministero

 

ROMA – In una lunga e circostanziata interrogazione un gruppo di senatori del Movimento 5 Stelle denuncia una serie di criticità nell’operato della Ales SpA (Arte lavoro e servizi), società in house del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

I rilievi non sono nuovi perché da più parti e in più occasioni è stato rilevato il crescente potere della società parastatale, tanto più dopo la fusione per incorporazione della società Arcus SpA (società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo) in Ales SpA, avvenuta ope legis, ex art. 1, comma 322, della legge 28 dicembre 2015, n. 208.

La somma delle due società ha fatto sì che l’oggetto sociale di Ales abbracci oggi praticamente tutte le possibili attività, nessuna esclusa, volte alla gestione, valorizzazione e tutela dei beni culturali in ambito nazionale e internazionale, nonché alla realizzazione di attività culturali nell’accezione più larga possibile. I senatori grillini richiamano l’oggetto sociale di Ales in ogni dettaglio, che va dalla gestione dei musei all’attività di pubblicità, editoria, merchandising, servizi di informazione al pubblico. Una capacità di intervento sconfinata, che con l’incorporazione di Arcus è diventata infinita (crowdfunding e fundraising, per promuovere ed incrementare le erogazioni liberali in favore dei beni e delle attività culturali; assistenza tecnica e supporto alle strutture del Ministero per le attività di competenza, ecc.)

Il problema si è posto dopo che Ales SpA e Arcus SpA sono state oggetto di interesse da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), la quale già nel 2011 ha rilevato importanti criticità, sia in riferimento alle attività legate ai servizi per il pubblico nei luoghi della cultura, sia in riferimento alla qualifica giuridica delle suddette società in house del Mibact. In particolare l’Anac ha sottolineato che la complessiva attività di valorizzazione dei beni culturali è stata aperta al mercato in virtù dell’art. 111 del Codice dei beni culturali, che l’assoggetta al rispetto dei principi di concorrenza, trasparenza e parità di trattamento. Di conseguenza anche la gestione dei “servizi per il pubblico” devono essere affidati in concessione secondo procedure ad evidenza pubblica nel rispetto delle norme del Codice dei contratti pubblici.

Pertanto gli eventuali affidamenti di servizi a società in house del Ministero devono rispettare i principi propri dettati in materia dalla normativa sui contratti pubblici; dal canto loro, anche le società in house sono tenute a seguire i principi nazionali e comunitari in materia di contratti pubblici, per tutti gli acquisti di beni e servizi di cui necessitano. D’altro canto i presupposti essenziali affinché si possa dar luogo ad un affidamento diretto di un servizio pubblico, in deroga alle consuete procedure ad evidenza pubblica, in ossequio al principio di concorrenza, sono che: 1) l’amministrazione aggiudicatrice eserciti sulla società affidataria un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi; 2) l’affidataria svolga la maggior parte della propria attività a favore dell’affidatario che ne detiene il controllo.

Alla luce di tali principi, l’Autorità diretta da Cantone ha evidenziato che i moduli organizzativi di Ales e Arcus, individuati nello statuto sociale, non risultavano in grado di limitare i rilevanti poteri gestionali del consiglio di amministrazione, sostanzialmente uguali a quelli propri di una società di capitali privata, atteso che nello statuto mancava la previsione di stringenti poteri di ingerenza e di condizionamento da parte dell’assemblea dei soci superiori a quelli tipicamente previsti dal diritto societario. l’Autorità aggiungeva, inoltre, l’assenza di previsioni statutarie che potessero limitare in modo determinante il grado di indipendenza della controllata Ales ed assicurare che le decisioni più importanti venissero sottoposte al vaglio preventivo dell’amministrazione affidataria.

Occorre cioè disciplinare in modo preciso e più puntuale l’esercizio del controllo da parte del Ministero, facendo in modo l’impresa non “acquisisca una vocazione commerciale che renderebbe precario il controllo” da parte dell’ente pubblico. Invece Ales SpA e Arcus SpA hanno vocazione commerciale, poiché possono svolgere attività “in ambito internazionale”, nonché attività di “pubblicità e promozione”, ”commercializzazione di prodotti editoriali propri e di terzi”, “di merchandising, e in particolare la progettazione, l’appalto per la produzione e la commercializzazione di oggettistica, gadgets, souvenirs di qualità, riproduzione e quant’altro”.

I senatori 5 Stelle ricordanop inoltre che il “Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica” disciplina la gestione del personale di tali società, stabilendo che le società a controllo pubblico fissano con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità. D’altronde già il decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165; stabiliva che, in caso di reinternalizzazione di funzioni o servizi esternalizzati, le pubbliche amministrazioni titolari di partecipazioni di controllo in società procedano, prima di poter effettuare nuove assunzioni, al riassorbimento delle unità di personale già dipendenti a tempo indeterminato da amministrazioni pubbliche e transitate alle dipendenze della società interessata dal processo di reinternalizzazione, mediante l’utilizzo delle procedure di mobilità.

In conclusione, a parere degli interroganti, si sarebbe venuto a creare un sistema monopolistico in capo ad Ales SpA, la quale detiene poteri rilevanti sia per le attività svolte, sia per il reclutamento del personale, privando così il Ministero di importanti funzioni, anche in considerazione del fatto che le funzioni svolte da Ales rappresentano una fetta importante del Pil nazionale, ovvero un valore aggiunto di quasi 81 miliardi di euro (circa il 6 per cento per cento del Pil). Inoltre non è chiaro quale sia il risparmio per la pubblica amministrazione, poiché attraverso un bando di selezione o procedure di mobilità il costo del personale interno del Ministero sarebbe di gran lunga inferiore al costo dei disciplinari tecnici sottoscritti dal Ministero e da Ales SpA..

In base a tali considerazioni, gli interroganti chiedono al Ministro di sapere se non ritenga fondati gli elementi di criticità segnalati dall’Autorità nazionale anticorruzione e se, conseguentemente, non valuti opportuno ridimensionare le funzioni di Ales SpA; se non consideri che il risparmio, a cui si ambiva pervenire, in realtà non sia stato conseguito; quali iniziative intenda adottare, affinché non siano eluse le procedure concorsuali per il reclutamento del personale, scongiurando il pericolo di trasformare una partecipata del Ministero in un luogo di sosta per ex dirigenti e in una rete di rapporti clientelari.

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