Anche Luxottica parla francese?

Del_Vecchio_sliderFusione da 50 miliardi con il gruppo francese Essilor. Continua il trasferimento di proprietà industriali all’estero

 

 

ROMA – L’annuncio, come sempre, ha i toni trionfalistici: Luxottica sarà il perno di un colosso mondiale dell’occhialeria che nascerà dalla fusione con la francese Essilor. Uno dei più grandi merger in Europa per un’operazione da 50 miliardi di euro.

Dal punto di vista tecnico, è prevista un’offerta pubblica di scambio (Ops) obbligatoria di Essilor con rapporto 0.461 azioni del gruppo francese per ogni azione Luxottica. Lo stesso concambio sarà applicato al pacchetto di azioni Luxottica in capo a Delfin, la finanza della famiglia Del Vecchio.

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Il gruppo frutto della fusione tra le due società avrà più di 140.000 dipendenti e vendite in oltre 150 Paesi. Sulla base dei risultati annuali del 2015 delle due società, il nuovo gruppo avrebbe realizzato ricavi netti per oltre 15 miliardi e un Ebitda netto di circa 3,5 miliardi. Leonardo del Vecchio attraverso la finanziaria Delfin sarà il maggiore azionista della società che nascerà dall’unione, con una quota tra il 31 e il 38% e guiderà il colosso come presidente esecutivo e amministratore delegato, mentre l’amministratore delegato di Essilor, Hubert Sagnières, sarà il vice presidente esecutivo.

Davvero il gruppo post fusione sarà controllato da Del Vecchio, come si dice dalla sede di Luxottica? Ecco cosa scrive su Facebook il giornalista finanziario Andrea Montanari: “Non avrà il controllo visto che Leonardo Del Vecchio sarà presidente esecutivo affiancato dal capo di Essilor (vice presidente esecutivo con gli stessi poteri di Del Vecchio) e avrà 8 consiglieri su 16 che non gli consentiranno la gestione tout court dell’azienda. Inoltre il 31-38% va suddiviso tra lui e i 6 litigiosissimi figli”. Ancora più tranchant il giudizio di Carlotta Scozzari su Business Insider Italia: “Del Vecchio consegna il futuro di Luxottica ai francesi di Essilor”.

Anche l’analista di Exane Bnp Paribas, Luca Solca, è più o meno dello stesso avviso, con la sola differenza cronologica del passaggio del testimone: “E’ altamente probabile che quando Del Vecchio deciderà di andare in pensione le redini del nuovo gruppo passeranno a Sagnières, senza contare che in Essilor lavorano diversi manager che possono essere utilizzati all’occorrenza”. Altri analisti d’altronde ritengono da tempo che una fusione fra Essilor e Luxottica sarebbe stata positiva, offrendo un piano di successione per il gruppo, considerati i 20 anni di differenza di età fra Del Vecchio e Sagnières.

Se questo, a più o meno breve scadenza, sarà il destino ultimo di Luxottica vorrà dire che bisognerà aggiornare la lunga lista di aziende italiane che in questi ultimi anni hanno cambiato tricolore. Senza contare le scorribande di raider del lusso come Pinault (Gucci, Pomellato, Bottega Veneta,ecc.) o Arnauld (Bulgari, Fendi, Pucci, Loro Piana, ecc.), o dei fratelli Besnier nel settore alimentare (Parmalat, Galbani, Invernizzi), quelli indicati nella tabella sono solo gli acquisti di imprese italiane effettuati l’anno scorso da gruppi francesi.

Ma il governo italiano continua a fingere che il saccheggio di aziende italiane (1.340 imprese passate di mano in 10 anni, di cui 240 solo l’anno scorso) sia il segno positivo della fiducia degli investitori stranieri nel nostro Paese. E infatti si appresta a mettere all’incanto anche quel che resta di Poste e di Ferrovie dello Stato, per quella desertificazione industriale tenacemente perseguita da Renzi, da Letta, da Monti, da Berlusconi.

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