Abbonamenti FS: i pendolari in rivolta

frecciarossa-sliderDal 1° febbraio il prezzo degli abbonamenti sull’alta velocità aumenta mediamente del 35%. Associazioni dei consumatori ed enti locali in rivolta

 

ROMA – “Stamani ho avuto un colloquio con l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Renato Mazzoncini, che mi ha dato la sua disponibilità per un’audizione nella Commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama per martedì 24 gennaio, alle ore 13,30 per chiarire le motivazioni a base dei rincari degli abbonamenti per i pendolari che viaggiano sulle linee dell’Alta Velocità”. Parlava così qualche giorno fa il presidente della Commissione Lavori pubblici del Senato, Altero Matteoli, aggiungendo che “questa decisione improvvisa, che colpisce pesantemente lavoratori e studenti pendolari, deve essere ritirata”. 

Si capisce la speranza che il presidente della commissione parlamentare nutre nei suoi poteri di ‘moral suasion’ nei confronti dell’azienda FS. Si capisce invece assai meno quale tipo di informazioni Matteoli si aspetti dall’ad di Ferrovie dello Stato che si è già espresso in modo chiaro (ancorchè discutibile) sulla spinosa questione degli abbonamenti ferroviari sull’Alta Velocità.

“Gli abbonamenti AV li abbiamo mantenuti, a differenza di altri (vedi Italo che li ha cancellati, ndr). I prezzi sono stati rimodulati per venire incontro alle esigenze di tutti: dei pendolari, grazie alla differenziazione per fasce e giornate di viaggio, dei clienti non abbonati che spesso non trovano posto e dell’impresa per effettuare un servizio che sia in equilibrio economico”.

“Nonostante questa rimodulazione – spiega ancora il manager – sottolineo che i prezzi degli abbonamenti sono ancora molto bassi, tant’è che sull’Alta Velocità siamo gli unici a proporli: lo sconto è tra il 68% e l’82% rispetto alla somma dei singoli viaggi, superiore allo sconto degli abbonamenti dei regionali che è in media del 50%. L’unica altra soluzione che intravedo è quella di un intervento pubblico a favore dei pendolari”.

In altri termini, il prezzo dell’abbonamento per le Frecce AV dal 1° febbraio sarà equivalente, nell’arco di un mese, a quello di 8 o di 14 biglietti ordinari a secondo delle fasce orarie e dei giorni della settimana in cui il pendolare intenderà farne uso. Il risultato, in soldoni, è che sulla Roma-Napoli con questa “rimodulazione” si passa dai 356 euro al mese ai 481 per l’orario completo di 7 giorni, oppure ai 427 euro dal lunedì al venerdì; sulla Bologna-Firenze dai 224 euro ai 302 per l’orario completo per 7 giorni, o 269 dal lunedì al venerdì; sulla Milano-Bologna da 417 euro a 563 euro per 7 giorni, o 500 euro dal lunedì al venerdì; sulla Firenze-Roma da 386 euro a 521 per 7 giorni, o 463 dal lunedì al venerdì; sulla Milano-Firenze dai 529 euro ai 714 per 7 giorni o 635 dal lunedì al venerdì.

Si stima che questa decisione, già resa operativa da Ferrovie dello Stato, comporti un aumento medio del prezzo dell’abbonamento pari al 35%. Aumenti spropositati per i pendolari, con le associazioni dei consumatori che annunciano forti iniziative per la tutela di chi viaggia su tali tratte, come l’annunciato ricorso all’Antitrust del Codacons. Anche le istituzioni locali sono scese sul piede di guerra per una decisione che non era stata comunicata, contrariamente a quanto sostiene l’amministratore delegato di Trenitalia, Barbara Morgante: “Abbiamo mantenuto quanto avevamo anticipato in tutte le sedi, anche istituzionali, confermando gli abbonamenti AV”.

E la protesta è già arrivata in Parlamento dove la vicepresidente dei deputati del Pd, Silvia Fregolent, che indignata ha dichiarato che “i pendolari non sono un bancomat da spremere ma un utenza fidelizzata che deve essere tutelata”. “Invece di migliorare i servizi – sottolinea Massimo Cervelli (Si), vicepresidente della Commissione Lavori pubblici – Ferrovie dello Stato sceglie di aumentare i costi: è intollerabile e indegno di un Paese civile”. Rincarano la dose le senatrici di Sinistra Italiana Alessia Petraglia e Loredana De Petris: “Non solo i pendolari sono costretti a subire quotidianamente tanti disagi, adesso sono anche puniti con uno spropositato aumento del costo per andare a lavorare”.

L’iniziativa dunque della Commissione parlamentare, per quanto lodevole, non aggiungerà nulla a quanto non sia già noto. L’azienda si è fatta i suoi conti, né più né meno di qualsiasi altra azienda privata, e ha stabilito che questi sono i prezzi per lei remunerativi. Si potrà discutere se questa è la “polpetta avvelenata” della privatizzazione delle Ferrovie dello Stato, o un sano principio di gestione equilibrata dell’impresa (salvo verificare se l’aumento degli abbonamenti sia compatibile con il contratto di programma appena rinnovato tra Stato e Fs). Ma comunque così stanno le cose.

La palla dunque non può che passare ora al governo, proprietario al 100% di Ferrovie dello Stato. “Ho incontrato il ministro dei Trasporti Delrio, che mi ha garantito il suo intervento sull’aumento degli abbonamenti”, ha assicurato al riguardo il vicepresidente della Commissione Trasporti del Senato, Stefano Esposito (Pd). 

A prescindere pertanto da quello che Mazzoncini dirà domani in Senato, lo spiraglio che lo stesso ministro ha aperto parlando della possibilità di detrazione fiscale degli abbonamenti sul trasporto pubblico locale, potrebbe essere una base concreta da cui far partire il negoziato.

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