I mali di Roma nell’ennesimo rapporto

Cisl_sede_RomaCommissionato dalle confederazioni sindacali, la ricerca della Rur non fa che confermare la gravità della crisi

 

ROMA – Fa ancora effetto leggere in un contesto organico i mali economici e sociali che affliggono Roma e ne caratterizzano il declino. Da qui l’eco che ha avuto la pubblicazione di un rapporto commissionato da Cgil, Cisl e Uil alla Rur (Rete Urbana delle Rappresentanze), un Centro di ricerca economica e territoriale nato nel 1989 su iniziativa del Censis.

L’analisi è impietosa, anche se non rileva fattori di crisi finora sconosciuti. Come il valore aggiunto della Città Metropolitana che fra il 2001 e il 2008è cresciuto, in termini reali, del 9,6%, mentre fra 2008 e 2013, non solo per la crisi internazionale, si è ridotto del 6,3%. O come la frammentazione dell’iniziativa imprenditoriale che ha visto una crescita esponenziale delle imprese di immigrati (pesano quasi il 10% sul totale, ma 35,3% nel commercio e 25,4% in edilizia), l’esplosione della micro offerta turistica; la destrutturazione di molti comparti del terziario professionale; l’espansione di servizi a basso o bassissimo valore  aggiunto.

In un tale contesto di degrado illustrato con dovizia di dati e di particolari, le cinque strategie prioritarie proposte dal rapporto Rur tendono essenzialmente a ridare spinta al motore vitale della città sia sul piano del lavoro e del sistema produttivo, che delle condizioni sociali e territoriali. In sintesi si tratta di:

– puntare su innovazione e apertura internazionale indispensabile per irrobustire il tessuto imprenditoriale high tech;
– promuovere la rigenerazione urbana attraverso il massimo contenimento nel consumo di suolo, la riqualificazione urbanistica, la riqualificazione diffusa e la smart rurality;
– modernizzare il sistema di accoglienza turistico-culturale attraverso una rinnovata attenzione verso la creatività, una più elevata qualità dell’offerta, la valorizzazione del patrimonio culturale meno frequentato;
– incentivare l’efficienza della macchina pubblica con una maggiore responsabilizzazione dei municipi, la riforma delle aziende di servizi locali, una semplificazione procedurale, un rigoroso impegno della dirigenza pubblica, l’apertura a forme di partecipazione e integrazione sul territorio;
– integrare il welfare locale in modo da conservare i livelli di protezione e promozione sociale anche in presenza di una domanda crescente.

Le azioni proposte partono dalla semplificazione delle regole per renderle efficaci e imporre rigorosi controlli, una governance basata su ampi poteri ai municipi, una riorganizzazione delle partecipate fondata sul mantenimento della loro natura pubblica in una logica di gestione aziendale e, infine, la rimotivazione del personale, investimenti su tecnologie e formazione, ruolo della dirigenza per rimettere in corsa le funzioni pubbliche.

Alla fine però le confederazioni sindacali che hanno promosso il Rapporto non riescono che a partorire la proposta di un nuovo Patto per Roma che si doti di uno strumento permanente – Roma Strategie – partecipato dall’amministrazione comunale, dalle organizzazioni sindacali e dalle associazioni datoriali maggiormente rappresentative.

E’ l’ennesima fuga in avanti déjà vu diecine di volte quando non si hanno più idee o strumenti efficaci per contrastare la crisi. Non c’è amministrazione (tranne quella di Marino che non ha fatto in tempo e quella della Raggi che siede ancora in panchina) che non abbia prodotto il suo bel rapporto sulle prospettive radiose della “più bella città del mondo”. Quei presagi sono stati sistematicamente smentiti, ma le ricerche che li avevano prodotti fanno bella mostra in qualche scaffale.

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