Rivoluzione al vertice di Etihad

AlitaliaIl ceo James Hogan sarà accompagnato alla porta a metà anno. Quali conseguenze in Alitalia?

 

ROMA – Sembrava che il consiglio di amministrazione dell’altro giorno fosse finito a tarallucci e vino. Dopo le turbolenze della vigilia infatti consiglieri e soci avevano confermato all’unanimità “il loro pieno impegno a sostenere il management nel raggiungimento degli obiettivi previsti nel piano di rilancio”. 

Comunque, per non sbagliare, avevano anche chiamato Roland Berger e Kpmg “quali consulenti esterni – il primo advisor industriale, il secondo advisor finanziario – che hanno già iniziato a lavorare per dare una valutazione indipendente sul piano di rilancio preparato dall’ad e dal management della compagnia”. Come dire a fare le pulci alla bozza di piano industriale preparata dal Ceo del gruppo, l’australiano Cramer Ball.

Ma evidentemente si è trattato di una sceneggiata perché in realtà i soci di maggioranza, cioè gli italiani Gaetano Micciché e Federico Ghizzoni, rappresentanti rispettivamente di Intesa Sanpaolo e Unicredit nel consiglio di amministrazione Alitalia, avevano già ottenuto la testa di James Hogan, il presidente e amministratore delegato di Etihad Airways che, pur in minoranza, li aveva sempre guardati dall’alto in basso.

E la conferma si è avuta stamattina quando la compagnia aerea di Abu Dhabi ha comunicato ufficialmente l’uscita di scena di Hogan a metà anno. Probabilmente Alitalia è stata soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso della scriteriata campagna acquisti del manager australiano sul mercato del trasporto aereo. L’acquisizione random di quote in varie aerolinee, da Airberlin a Jet Airways, da Darwin Airline a Virgin Australia, da Air Seychelles fino a Air Serbia, senza un progetto organico di sviluppo si è rivelata un disastro. 

Da Abu Dhabi fanno sapere che con Hogan uscirà anche il direttore finanziario James Rigney, anche lui nel consiglio di amministrazione di Alitalia. Per il nuovo capo azienda pare che siano già scesi in campo i più prestigiosi head hunter del mondo alla ricerca di una persona più capace di consolidare il business sugli Emirati senza sprecare soldi in giro per il mondo. 

E adesso che succederà in Alitalia? Si è fatta sicuramente più incerta la posizione del Ceo Cramer Ball, legatissimo ad Hogan, contestato ormai apertamente dagli altri soci per i pessimi risultati raggiunti e per l’appiattimento sulle linee guida (fallimentari) imposte da Etihad. Se si dovesse verificare un cambio della guardia al vertice, è molto probabile che si torni ad una candidatura italiana. In questo caso i nomi sarebbero quelli già fatti in passato, cioè Corrado Passera, Luigi Gubitosi o Francesco Di Giovanni. 

In pochi piangerebbero per l’uscita di scena del manager aussie. Di certo però c’è uno che stapperebbe una bottiglia di champagne: è Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Alitalia, che non ha mai nutrito troppa simpatia per il suo vice.

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