Un uomo solo al comando delle pensioni

titoboeriinpsslider4Tito Boeri è riuscito a portare in porto il suo piano di riorganizzazione. Le direzioni generali ridotte da 48 a 36

 

 

ROMA – Bisogna dare atto a Tito Boeri che quando si è prefisso di raggiungere un obiettivo non c’è nulla o nessuno che possa fermarlo. Anzi sembra che il suo ostinato temperamento nello scontro si esalti, si infiammi, si trasformi in protervia, come succedeva in teatro al miglior Carmelo Bene, l’indimenticato campione per eccellenza dell’uno contro tutti.

Così appena nominato due anni fa presidente del moloc del sistema pensionistico italiano, il minimo che potesse fare era costruire un piano di ristrutturazione generale dell’Inps che ne mutasse natura, procedure, organizzazione, orientamento professionale. Parliamo, si badi bene, di un “mostro” da 415 miliardi di entrate (e 412 di uscite), di 22,6 milioni di lavoratori assicurati, di 29.000 dipendenti.

Mettervi mano solo per aggiornare la struttura poteva sembrare opera da far tremare i polsi. Per tutti ma non per Tito Boeri che aveva deciso fin dall’inizio di abbattere qualsiasi ostacolo che avrebbe incontrato sulla strada anziché mediare, negoziare, aggirare, ovvero le bestie nere del suo carattere.

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E così ha fatto puntualmente fino al “trionfo” di ieri quando ha firmato il decreto di conferimento degli incarichi dirigenziali di livello apicale, proposti dal neo direttore generale Gabriella Di Michele. Si è completato così il primo tassello della riorganizzazione in corso nell’Istituto che rivede drasticamente la struttura organizzativa dell’Ente, riducendo le direzioni generali da 48 a 36, di cui 22 distribuite sul territorio (vedi organigramma).

Ma la strada per arrivare al traguardo è seminata di vittime, di vinti e di nemici in agguato. Il primo sconfitto è senza dubbio il ministro del Lavoro Poletti che ha tentato invano di mettere le briglie al riottoso presidente per ristabilire un corretto rapporto tra l’organo politico vigilante e il soggetto operativo vigilato. Anche il tentativo compiuto in extremis per riportare ordine nel sistema è fallito. In una nota di richiamo del 13 gennaio scorso, il ministero diceva in buona sostanza: “Hai inviato una rideterminazione dell’organico dell’INPS che interviene solo sulle aree professionali A-B-C lasciando inalterato il numero di funzioni dirigenziali di prima e seconda fascia. Se è vero che vuoi ridurre il numero di quelle funzioni, devi intervenire preventivamente sull’organico e inviarcelo nuovamente dopo aver apportato le correzioni”.

Parole al vento. Boeri ha tirato dritto facendo fuori tutti quelli che si mettevano di traverso sulla sua strada. A cominciare dall’ex direttore generale Massimo Cioffi, che lui stesso aveva scelto, per aver espresso il suo dissenso su alcune linee strategiche e sul rispetto delle norme procedurali “sgualcite” dal presidente.

Sempre sul fronte interno, oltre al malessere generale diffuso, si è avuta notizia di una denuncia per abuso d’ufficio presentata dal capo del personale dell’Inps, Sergio Saltalamacchia, contro il presidente dell’Istituto, Tito Boeri, che avrebbe cercato di condizionare la selezione per la scelta del capo ufficio stampa dell’ente previdenziale, selezione terminata con un vincitore a cui non è mai stato affidato l’incarico perché non sarebbe risultato il candidato gradito al presidente.

Ma le vittime più illustri del “bulldozer” Boeri sono senza dubbio i sindacati e le forze politiche. I primi hanno tentato invano di sedersi al tavolo delle trattative denunciando “l’estemporaneità di una proposta che interviene in un ambito specifico del regolamento di organizzazione le cui modifiche necessitano, al contrario, di una visione di insieme senza la quale lo stesso regolamento perde di unitarietà”. Peccato che quel tavolo di fatto non si è mai neppure aperto!

La classe politica, com’è ormai consuetudine, intimidita dal trattamento riservato a Poletti, ha optato per la latitanza, forse anche per farsi perdonare il peccato d’origine della scelta iniziale. Non ha reagito nemmeno quando il presidente dell’Inps l’ha presa a schiaffi bocciando “la manovra contenuta nella legge di stabilità che fa aumentare il debito implicito e lo scarica sulle generazioni future”.

Anche al Movimento 5Stelle che aveva chiesto ai ministri del Lavoro e dell’Economia “quali iniziative intenda intraprendere il Governo al fine di evitare le criticità emerse nei processi di riassetto organizzativo dell’Inps e per favorire la creazione di una trasparente e democratica governance dell’INPS”, Boeri ha pensato bene di non rispondere neppure.

Tra i pochi oppositori del disegno di riorganizzazione di Boeri sono rimasti solo i “giapponesi” dell’Unione sindacale di base (USB) che, prima di battere in ritirata dopo una dura battaglia, hanno lasciato almeno ai posteri il loro pensiero: “Cancellare direzioni centrali come Organizzazione, Formazione, Vigilanza, Credito e Welfare, Posizione Assicurativa, Convenzioni Internazionali e Comunitarie, Ispettorato, è profondamente sbagliato dal punto di vista organizzativo e funzionale, soprattutto per alcune di queste direzioni, a maggior ragione se parallelamente si istituisce, com’è previsto nel progetto del presidente, una nuova funzione centrale dirigenziale generale denominata Segreteria unica tecnica amministrativa”.

Chicca finale. Mentre infuria la battaglia, il neo direttore generale dell’ente Gabriella Di Michele prima di insediarsi al primo piano della sede centrale di via Ciro il Grande ha deciso di far rimettere completamente a nuovo il suo l’ufficio. E’ un brutto segnale per i lavoratori dell’Istituto, a cui viene lesinata la carta per le fotocopie e a cui si negano gli strumenti per la loro tutela e sicurezza.

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