10.000 domande di assunzione affondano l’Enit

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Dopo l’esodo di quasi tutto il personale del vecchio Ente, si tenta di ricostruire l’organico

 

ROMA – Sabato 21 gennaio sono scaduti i termini per la presentazione delle domande di assunzione all’Enit, la “rinnovata” Agenzia nazionale del Turismo, destinata alla rottamazione e resuscitata dal Ministro Franceschini con un decreto del 2014 che la trasformava in ente pubblico economico.

Dopo aver stabilito che il salvataggio del carrozzone pubblico sarebbe dovuto avvenire a costo zero, una settantina di dipendenti (quasi l’intero organico), hanno scelto di rimanere nella pubblica amministrazione e domani martedì, dovrebbero lasciare l’Enit, sembrerebbe da voci interne senza il trasferimento, all’Ente di destinazione, dei rispettivi Tfr (trattamento di fine raporto). Rimarranno in Enit, solo 16 dipendenti ex Promuovitalia, 5 dipendenti che hanno scelto di restare (ottenendo un congruo aumento retributivo) e i 3 dirigenti assunti con la trasformazione dell’ente.

Le procedure di reclutamento, che avevano già da tempo suscitato le perplessità della Corte dei Conti per le modalità previste, riguardano 21 posizioni (settori commerciale, promozione, comunicazione ecc.) ed hanno prodotto oltre 10.000 domande, si parla di 12.000. Il nuovo personale verrà assunto, naturalmente, con costi a carico delle casse pubbliche.

Gli uffici dell’Enit, seppure il sovraccarico di lavoro fosse facilmente prevedibile, non hanno retto l’onda d’urto e sono letteralmente collassati: il server ha smesso di funzionare e negli ultimi giorni non ha accettato più domande e allegati che sono stati inviati per mail (la presentazione, solo per questi, è stata spostata al 3/02/2017 – lo comunica l’Enit sul proprio sito, ndr), mentre nei corridoi sono ammassate montagne di domande cartacee, inviate per posta ordinaria e non ancora protocollate.

A far fronte a questa prevedibile emergenza rimarranno i tre nuovi dirigenti assunti nei mesi scorsi, dei quali uno – appena insediatosi – ha ottenuto il permesso di lavorare prevalentemente da casa (a circa 100.000 euro l’anno). L’unica commissione, costituita per vagliare tutte le candidature e per controllare la documentazione amministrativa ed i curricula, è composta proprio dai tre manager che dovranno leggersi decine di migliaia di pagine e poi fare i colloqui, lasciando presagire tempi molto lunghi.

Come nelle più classiche delle situazioni (ne abbiamo parlato in precedenti articoli), alcuni eventi hanno reso difficili i rapporti tra il direttore esecutivo e quello amministrativo: il primo ha avocato a sè le deleghe sul personale, dopo che per un errore nel calcolo delle disponibilità di cassa l’altro non aveva potuto disporre il pagamento degli stipendi ai dipendenti. Stipendi che, peraltro si era pensato bene di aumentare prima di trasferire i vecchi dipendenti ad altri uffici pubblici, come previsto dalla riforma di Franceschini, così da consentire a tutti – proprio a tutti – di portarsi dietro gli incrementi retributivi ottenuti last minute.

Nel frattempo, le sedi estere sono allo sbando e gli uffici storici di via Marghera sono sempre più deserti ed il caos regna sovrano. Ad oggi, deve ancora deve essere approvato il bilancio 2015, relativo ai primi mesi di vita dell’ente pubblico economico (ottobre – dicembre). Il direttore amministrativo, per giustificarsi del grave ritardo, nel corso di un’audizione del collegio dei revisori dei conti avrebbe accusato il direttore esecutivo di avergli levato i dipendenti necessari a completare il lavoro.

C’è maretta anche tra l’Enit ed il Mibact, che non riesce ad esercitare i compiti di vigilanza sull’ente previsti dalla legge, in quanto non riceve le convocazioni del consiglio di amministrazione e non conosce neppure i punti all’ordine del giorno, né può consultare i verbali delle sedute, che l’Enit si ostina a negargli. La dimostrazione plastica di questa incredibile situazione è data dalla semplice circostanza che le selezioni per le nuove assunzioni sono state avviate in assenza del piano della dotazione organica approvato dal Ministero vigilante e le posizioni messe a bando non risultano essere annoverate nel Regolamento di organizzazione. 

Qualche problema anche sul fronte dell’attività di promozione. Per la partecipazione al Fitur a Madrid l’Enit ha acquistato uno spazio per 240 mq di stand che ha rivenduto alle regioni che hanno deciso di essere presenti; purtroppo quest’ultime hanno aderito solo per un totale di 70mq rimanendo a carico dell’Enit i restanti 170mq. Per il “Salone delle vacanze” che si terrà il prossimo 2 febbraio, sono stati acquistati 70mq per lo stand; il 26 febbraio, 7 giorni prima dell’evento, sono state presentate le offerte dei fornitori dello stand.

Tempi difficili e probabili ricorsi si preparano, dunque, per la nuova e rediviva Agenzia nazionale del Turismo che il Commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, aveva messo in cima agli enti da sopprimere. Si sta forse prospettando il ritorno alla soluzione ipotizzata dal governo Renzi che prevedeva l’accorpamento dell’Enit all’Ice utilizando il personale della pubblica amministrazione e azzerando i costi di un CdA?.

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