Scoperto un traffico d’armi tra l’Italia e la Libia

Sparatoria_sliderTra gli indagati, anche Andrea Pardi, ad della Società Italiana Elicotteri, già coinvolto in passato negli stessi reati 

 

ROMA – Il comunicato dell’Ansa è laconico. Sono stati effettuati stamattina quattro fermi con l’accusa di “traffico internazionale di armi”: tre italiani e un libico avrebbero introdotto, tra il 2011 e il 2015, in paesi soggetti ad embargo, quali Iran e Libia, elicotteri, fucili di assalto e missili terra aria in mancanza delle necessarie autorizzazioni ministeriali.

Fra i fermati ci sono due italiani convertiti all’Islam e ‘radicalizzati’, una coppia di coniugi di San Giorgio a Cremano (Napoli): Mario Di Leva, convertito all’Islam con il nome di Jaafar, e Annamaria Fontana. Anche un loro figlio risulta indagato. L’indagine, coordinata dai pm Catello Maresca e Luigi Giordano, riguarda fra l’altro un traffico di armi destinate ad un gruppo dell’Isis attivo in Libia.

Oltre ad un cittadino libico attualmente irreperibile, nell’inchiesta figura anche l’amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri, Andrea Pardi, già coinvolto in un’altra inchiesta su traffico di armi e reclutamento di mercenari tra Italia e Somalia.

Pardi, 50enne abruzzese ma da anni residente a Roma, è sempre stato considerato un personaggio “al limite” dalle cronache presenti sul web e anche per certi versi misterioso. Elegante, bei modi e parlantina da uomo d’affari, dieci anni fa aveva aperto un ufficio a Fontanella Borghese dove si occupava di fideiussioni ed era entrato in contatto con Vittorio Cecchi Gori, che abitava nello stesso palazzo. Si dice anche che si sia vantato di far parte dei servizi segreti per ottenere un prestito in banca per cui fu indagato per truffa.

Andrea Pardi divenne noto anni fa per aver malmenato un giornalista di Report, Giorgio Mottola, e averlo rinchiuso per alcuni minuti in ufficio. La notizia fece scalpore, poi Pardi spiegò la sua versione nell’ambito di alcuni fatti emersi relativamente ad un traffico di armi ed elicotteri venduti in paesi oggetto di embargo. Pardi spiegò a Report che gli elicotteri venduti avrebbero avuto solo funzioni civili, niente armi o altro.

Verso la fine del 2015 la guardia di finanza di Venezia, coordinata dalla Dda di Napoli, avrebbe aperto una indagine a suo carico. L’inchiesta condotta dai pm Catello Maresca e Maurizio Giordano, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, indagò in relazione ad un traffico di armi e d’armamenti destinati a Paesi africani teatro di conflitti (Somalia, Armenia, Costa d’Avorio, Iraq, Libia, Nigeria, Iran, Sud Sudan e Angola). In particolare sulla vendita di componenti per aerei, elicotteri e fucili mitragliatori. 

Ma evidentemente il lupo perde il pelo ma non il vizio, se è vero che il capo d’accusa odierno è lo stesso di allora, cioè “traffico internazionale di armi” per aver venduto a paesi soggetti ad embargo elicotteri, fucili di assalto e missili terra aria, senza le necessarie autorizzazioni ministeriali.

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