Lotta all’interno del Pd è al calor bianco

Bersani_sliderBersani a tutto campo. Nel Pd c’e’ bisogno di ridiscutere linea politica e leadership. Vendola d’accordo 

 

ROMA – “Ritengo abbastanza paradossale che l’Italia spenda la sua forza negoziale nei confronti della Ue per 2 miliardi e mezzo, quando abbiamo problemi ben più gravi e urgenti, come le banche o l’immigrazione”. Lo ha detto Pierluigi Bersani a Radio Radicale commentando la decisione del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, di scrivere all’Ue spiegando che l’Italia non farà manovre aggiuntive. “Questa mina – ha aggiunto Bersani – andava disinnescata perché non è un grandissimo problema con tutte le manovre che abbiamo fatto e i miliardi che abbiamo speso. Io dico solo questo: non mettiamoci davanti al mondo in procedura di infrazione, ragioniamo con l’Ue e se dobbiamo alzar la voce facciamolo su banche e immigrazione. Scegliamo un terreno di confronto, non dico di non essere virili ma scegliamo il posto giusto”.

Sulle prospettive del partito aggiunge: “Quando dico Ulivo è chiaro che intendo un Ulivo 4.0, cioè una cosa evocativa di due concetti: una salda cultura costituzionale e democratica e un campo plurale perché penso che per reagire a questa nuova destra, le cui idee stanno arrivando nella testa anche di gente che non ti aspetteresti, dobbiamo organizzare un campo di idee vasto, plurale, perfino slabbrato, non di gente che la pensa tutta allo stesso modo ma che è d’accordo sui punti fondamentali. Noi con meno di questo non riusciamo come centrosinistra a reagire alla situazione”.

Nel Pd c’è bisogno di ridiscutere di linea politica e leadership. “In tutti i partiti che conosco – ha sottolineato l’ex segretario dei democratici – in Europa e nel mondo, quando si avvicina la conclusione di un ciclo, che è quello della legislatura o del congresso precedente, si rende contendibile la linea politica. Quindi non è che noi possiamo arrivare a votare senza fare il punto in casa nostra e dire se abbiamo fatto bene o male. Quindi se non si fa un congresso, si faccia la cosa che assomiglia a un congresso che ci metta in condizione di discutere linea politica e leadership”.

Gli fa eco a sinistra, con qualche distinguo, Nichi Vendola: “Non so se un movimento popolare di riscossa della sinistra che vada da D’Alema a De Magistris e dopo la crisi del Pd oggi sulle labbra dei suoi stessi fondatori come Bersani, arriverebbe al 10% dei consensi o a quanto. So però che mettendo insieme le esperienze, le pratiche, la cultura di chi ha resistito a sinistra si può diventare punto di riferimento e speranza per milioni di italiani”. Avverte però che “non basta sommare forze, occorre un progetto di radicale discontinuità”. Il voto a giugno? Se Pd e M5S lo invocano, ragiona Vendola, “non possiamo certo essere noi titubanti davanti alle elezioni”, ma sulla questione dei vitalizi “Renzi sembra l’ultimo propagandista grillino… “. Il Pd di Renzi, secondo il leader di SI, ormai si è rotto, sta implodendo”. Siamo interessati a Consenso, il movimento lanciato da Massimo D’Alema e a quello che nel Pd avanza con le prese di posizione di Enrico Rossi e di Michele Emiliano. E a quello che è riuscito a costruire De Magistris a Napoli.

E persino a quanto si muove nei 5Stelle. Sinistra italiana si vuole confrontare con tutti, spiega Vendola, mantenendo però un punto di vista autonomo. Per questo Vendola boccia il progetto ulivista di Bersani: “Siamo a un punto tale che occorre un progetto radicale. Il torcicollo in politica rischia di essere una malattia”.

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