La vicenda schizofrenica dello Stadio

stadio_roma_renderingI tecnici del Comune esprimono un parere ‘non favorevole’ alla costruzione. Segue lo spiraglio dalla giunta

 

ROMA – La vicenda dello Stadio della Roma gestita dalla giunta Raggi sarebbe lo spunto ideale per un romanzo di appendice. Il feuilleton infatti era il racconto popolare di una storia con un intreccio complesso, personaggi fortemente caratterizzati nel bene e nel male, intrighi, passioni, comunque e sempre tinte accese.

C’è però una differenza sostanziale tra la fiction Raggi-Berdini, che va in onda in queste ore, e il feuilleton ottocentesco: i romanzi scritti da Honoré de Balzac e Alexandre Dumas padre finivano immancabilmente con il trionfo dei buoni sentimenti e la vittoria dei buoni contro i cattivi. Oggi invece il romanzo di appendice della sindaca e del suo “raggio magico”, sta per concludersi in una vergognosa e scostumata messinscena.

Lo Stadio della Roma, in questo scenario, è solo la cartina di tornasole della confusione che regna in Campidoglio. La cronaca dei fatti è surreale. Due giorni fa, alla scadenza dei lavori della conferenza dei servizi, il Comune di Roma chiede una proroga dei termini per completare l’istruttoria del progetto.

A 24 ore di distanza la Regione Lazio comunica che “In data odierna, l’Amministrazione comunale di Roma Capitale ha consegnato alla Regione Lazio le valutazioni sul progetto dello ‘Stadio della Roma’. Il parere unico di Roma Capitale sul progetto definitivo dello Stadio della Roma è non favorevole”.

Il documento comunale riporta in quattro righe le criticità emerse riguardo la sicurezza stradale e idraulica, carenza su parcheggi, viabilità e trasporto pubblico, nonchè carenza documentale. Per questi motivi e “dall’esame della documentazione … è emerso che il progetto definitivo in questione risulta non idoneo”.

Ma la lettera firmata da Anna Maria Graziano  e Fabio Pacciani, rispettivamente dirigente e ingegnere del dipartimento urbanistica del Comune smonta praticamente l’intera architettura del progetto. Si chiede di assicurare “adeguati livelli di sicurezza stradale, veicolare e pedonale”; “adeguati ‘livelli di servizio’ delle infrastrutture stradali (rotatorie, intersezioni, svincoli, rampe, accessi e svincoli dai parcheggi etc); di completare “la documentazione progettuale e colmare le carenze di contenuti”. Va poi ridefinito “il perimetro delle zone”, già soggette a rischio di eventi idraulici.

Fino ad ieri sembrava che il problema delle riserve comunali fosse legato alle cubature delle costruzioni accessorie allo stadio, a cominciare dalle torri disegnate dall’architetto Daniel Liebeskind. L’assessore all’urbanistica Berdini chiedeva il taglio di 200 mila metri cubi di cemento in meno (su 340 mila) per firmare la variante al piano regolatore. Le cose invece, come si è visto, stavano diversamente.

Discorso Stadio chiuso definitivamente? No, azzoppato sicuramente, ma non del tutto compromesso. L’odissea amministrativa delle Olimpiadi si ripete e viene assunta a metodo di governo, probabilmente per nascondere il caos e le divisioni che regnano sul tema all’interno della giunta e dello stesso M5S. 

Tant’è che poche ore dopo parte da piazza del Campidoglio una precipitosa correzione di tiro: “Sul progetto definitivo dello stadio della Roma c’è la volontà ad andare avanti per analizzare il dossier. È stata chiesta proprio per questo motivo la proroga di trenta giorni della Conferenza dei Servizi. Riserve sono state espresse sui livelli di sicurezza stradale, veicolare e pedonale nella consapevolezza che ci sono trenta giorni per intervenire. C’è una lista di temi da affrontare nel periodo di sospensione; ci sono tutti i margini per concludere positivamente la procedura”.

Intanto, pensando al peggio, le parti approntano le iniziative di ripiego. Pallotta e Parnasi con i loro legali stanno pensando al ricorso al Tar per chiedere la nomina di un commissario ad acta. Oppure l’appello ai poteri sostitutive della Presidenza del Consiglio per salvare l’investimento di 1,6 miliardi di euro.

Sul fronte opposto è stato acquisito dalla giunta un parere legale che supera quella problematico espresso dalla stessa avvocatura comunale. Dicono i giuristi esterni: “Anche se il progetto dovesse saltare, è esclusa ogni ipotesi di danno erariale e i proponenti (As Roma e il costruttore Luca Parnasi) non avranno appigli per avanzare alcuna pretesa economica”. 

Intanto  i Comitati per il “Sì allo Stadio” si riuniscono domani a Testaccio per lancire una raccolta firme, al grido di 20 miliardi nei prossimi dieci anni, aumento del gettito fiscale di 1,4 miliardi, 20.000 posti di lavoro nello stadio e nell’area business, riordino del parco fluviale con un polmone di quasi 15 ettari, ammodernamento della linea Roma-Lido, realizzazione della stazione Torrino-Mezzocammino, prolungamento della Metro B sino alla stazione Muratella. 

Il rischio che tutto questo finisca nel cestino di Virginia Raggi, insieme alle cartacce delle Olimpiadi, delle Torri dell’Eur, della Fiera di Roma, di Alta Moda, è altamente probabile.

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