Epatite C, il prezzo folle del farmaco

Farmaci_sliderTra 15 mila e 45 mila il costo di un ciclo. Il contratto secretato dell’Aifa con la società californiana Gilead

 

ROMA – Il caso del farmaco per la cura dell’epatite C, ben noto ai pazienti affetti da questa malattia, è riesploso in questi giorni portando sotto i riflettori una situazione al tempo stesso drammatica e paradossale.

I termini essenziali della vicenda sono questi. Il farmaco “rivoluzionario” si chiama Sovaldi (o l’altro più o meno equivalente Harvoni) ed è prodotto dalla casa farmaceutica californiana Gilead Sciences, Inc., una delle più importanti società biofarmaceutiche basata sulla ricerca e impegnata nella scoperta, nello sviluppo e nella commercializzazione di terapie innovative. Il ciclo di cura in tre mesi fa sparire il virus. 

A parte alcuni effetti collaterali in via di accertamento (riattivazione del virus dell’epatite B, o casi gravi di insufficienza epatica), il farmaco ha un solo grave difetto: costa una cifra esorbitante. Secondo alcune stime, un solo ciclo costerebbe in media 15.000 euro; secondo altre il costo arriverebbe addirittura a 40.000 euro. Dato che il malati di epatite C in Italia sono tra 300 mila e 600 mila, è evidente che a questi prezzi il banco del Servizio sanitario nazionale salterebbe.Per questo è stato gioco forza fissare dei paletti clinici per tentare di conciliare l’accesso alle nuove terapie per tutti i pazienti affetti da epatite C cronica con la sostenibilità del SSN. Le priorità stabilite dall’Agenzia del farmaco (Aifa), verificabili puntualmente nel sito dell’Agenzia, vanno dai pazienti con cirrosi in classe di Child A o B all’epatite ricorrente HCV-RNA positiva del fegato trapiantato, dall’epatite cronica con gravi manifestazioni extra-epatiche all’epatite cronica con fibrosi.Ma la cosa stupefacente è un’altra. Lo stesso farmaco costa appena 230 dollari in India per l’intero ciclo di cura e 800 euro in Egitto. Per cui si è attivato un triste pellegrinaggio organizzato di malati italiani a cui conviene andare in India piuttosto che attendere il proprio turno per avere gratuitamente il medicinale dal SSN.

Il direttore generale dell’Agenzia del farmaco, Mario Melazzini, ha ricordato che “il governo italiano, caso unico al mondo, ha stanziato 500 milioni all’anno per tre anni. 65 mila casi li abbiamo già trattati. Se riusciremo a curarne 80 mila l’anno fino al 2019 avremo dato un colpo mortale alla malattia”.

La cosa tuttavia che non si riesce ancora a capire è come mai l’Aifa abbia concesso alla società produttrice un simile prezzo di vendita. Il predecessore di Melazzini, Luca Pani, aveva segretato il contratto con Gilead, nonostante tutte le dichiarazioni di “tracciabilità, trasparenza e tempestività” delle procedure di registrazione dei nuovi famaci. 

Comunque quel contratto è scaduto il 18 giugno dell’anno scorso e ancora si sta negoziando il rinnovo. Il direttore generale dell’Aifa dice che sono oggetto di valutazione tutte le condizioni dell’accordo e “ritengo che il nuovo prezzo possa essere assai più basso del precedente”. Nel dubbio e in attesa che i negoziatori italiani siano capaci di correggere questa macroscopica anomalia, i carabinieri, su incarico delle Asl lombarde, sono andati a via del Tritone per raccogliere carte e testimonianze dell’intera, surreale vicenda.

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