Un’ondata di archiviazioni a ‘Mafia Capitale’

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Tra gli indagati c’erano politici, imprenditori e professionisti tirati in ballo dagli imputati. 113 posizioni chiuse su 116

 

ROMA – “Elementi inidonei a sostenere l’accusa in giudizio”. Con questa motivazione il gip del tribunale di Roma ha archiviato 113 posizioni in relazione all’inchiesta ‘Mafia Capitale’. Tra gli indagati per cui nei mesi scorsi i pubblici ministeri avevano sollecitato la chiusura definitiva del caso ci sono politici, come il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, imprenditori e altri professionisti che erano stati tirati in ballo dopo le dichiarazioni di alcuni degli imputati principali. 

Il giudice Flavia Costantini con un provvedimento motivato di 82 pagine spiega per ogni singolo fatto contestato che le ipotesi iniziali dell’accusa sono da ritenere “insufficienti”. Gli unici che non hanno beneficiato della decisione del gip sono l’imprenditore Salvatore Forlenza e gli ex consiglieri comunali di centrosinistra Luca Giansanti e Alfredo Ferrari. Per alcuni imputati nel processo che è in svolgimento nell’aula bunker di Rebibbia, come Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e Luca Gramazio, sono caduti dei singoli episodi. Anche l’ex sindaco Gianni Alemanno, sotto processo per corruzione, oggi cade con l’archiviazione l’accusa di aver partecipato ad una associazione a delinquere. Nel lungo elenco pure quei soggetti da cui partì l’investigazione dei carabinieri del Ros, come l’ex terrorista nero Luigi Ciavardini o il sospetto mafioso Ernesto Diotallevi, il commercialista Marco Iannilli, il manager Fabrizio Franco Testa, l’ex delegato allo sport del Campidoglio, Alessandro Cochi; l’ex consigliere di centrodestra Paolo Pollak; Gennaro Mokbel, il gioielliere condannato in primo grado a 15 anni per la truffa a Fastweb e Tis.

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, era stato indagato per sospetto concorso in corruzione per due episodi avvenuti prima del 2011 e nel 2013 e per turbativa d’asta a causa di una serie di dichiarazioni che aveva fatto Salvatore Buzzi, uno dei principali imputati, durante gli interrogatori. Dopo le sue accuse gli inquirenti avevano svolto delle verifiche che pero’ non hanno portato a niente. 

Tra le altre persone per cui è stata chiesta ed ottenuta l’archiviazione, Vincenzo Piso, parlamentare attualmente iscritto al gruppo Misto che era indagato per finanziamento illecito; Daniele Leodori, presidente del Consiglio Regionale del Lazio. Tra gli indagati accusati di associazione mafiosa, il reato più grave tra quelli ipotizzati, è stata ottenuta l’archiviazione per Riccardo Mancini e Antonio Lucarelli collaboratori di Alemanno e gli avvocati penalisti Paolo Dell’Anno, Domenico Leto e Michelangelo Curti. Nella richiesta generale di archiviazione i pubblici ministeri avevano scritto: “Occorre precisare che le indicazioni fornite da Buzzi sono apparse sospette e ancorate a una precisa strategia difensiva, proiettata a dimostrare la propria estraneità all’associazione di tipo mafioso contestatagli e ad accreditarsi dinanzi agli inquirenti quale collaboratore dell’autorità giudiziaria”. 

In archivio alcune accuse per l’ex capo di gabinetto di Zingaretti, Maurizio Venafro (indagato per corruzione), la ex presidente del primo municipio della capitale, Sabrina Alfonsi (indagata per concorso in corruzione), l’ex consigliere comunale della lista Marchini, Alessandro Onorato (concorso in corruzione). Nell’elenco delle posizioni archiviate figurano anche i nomi degli imprenditori Luca Parnasi (corruzione).

 Tra quelli per i quali il gip ha disposto l’archiviazione ci sono anche: Stefano Andrini, Giovanni Quarzo, Marco Pomarici, Tommaso Luzzi, Maurizio Venafro, Agostino Gaglianone. Per Luigi Ciavardini, Fabrizio Pollak e Gianluca Ius cadono accuse di associazione a delinquere finalizzata ai delitti di rapine e riciclaggio. Poi Leonardo Diotallevi, figlio di Ernesto (violazione della legge sulle armi), l’allora capo della segreteria personale di Alemanno Antonio Lucarelli e l’ex consigliere di Roma Multiservizi Stefano Andrini (indagati per associazione di stampo mafioso).

Archiviazione anche per alcuni esponenti politici, come la ex presidente del primo municipio Sabrina Alfonsi (che era indagata per concorso in corruzione). Il gip Flavia Costantini ha archiviato tra gli altri, l’ex Nar Massimo Carminati (sotto processo per il 416 bis) in riferimento al reato di associazione per delinquere finalizzata a rapine e riciclaggio, e poi Ernesto Diotallevi e Giovanni De Carlo, a suo tempo iscritti sul registro degli indagati perché sospettati di essere a Roma i referenti di ‘Cosa Nostra’, circostanza poi non suffragata da alcun riscontro.

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