Berdini, il masochista, aspetta la cacciata

Berdini_sliderLa sindaca schiacciata tra lo stadio della Roma e la base del partito in rivolta. Il caso umano dell’assessore all’urbanistica che recita il mea culpa ma non se ne va


ROMA – Cacciare via Berdini su due piedi significherebbe dare un segnale di maggiore disponibilità al dialogo con i costruttori interessati alla costruzione dello stadio della Roma. Ma per lo stesso motivo potrebbe creare nuove tensioni nella base “grillina” romana, una parte della quale è sulle stesse posizioni oltranziste dell’assessore all’urbanistica. 

Un gruppo di intellettuali ‘pesanti’ per il movimento – dal letterato Asor Rosa al costituzionalista Paolo Maddalena, protagonista della battaglia referendaria – ha rivolto un appello a Raggi perché revochi, con un gesto di intelligenza politica, la ‘riserva’ espressa a caldo su Berdini, perché altrimenti “si farebbe ancora una volta il gioco dei cementificatori e dei distruttori di Roma”.

La base del movimento ribolle. Di fronte alla decisione con la quale Grillo e Casaleggio hanno blindato in queste settimane la posizione di Raggi, perde terreno la fronda di chi chiedeva da tempo di separare il suo destino da quello del movimento. Pare che la scelta dei vertici sia legata soprattutto al timore di indebolire Luigi Di Maio, candidato premier in pectore. “Rimanere tuttavia inchiodati sulla Raggi alla fine può fare davvero male al movimento e allo stesso Di Maio”, osserva un anonimo senatore. Si decida però in modo chiaro qual’è la linea di confine oltre la quale Raggi verrebbe abbandonata a se stessa. “Non possiamo dare l’impressione di vivere alla giornata, e di reagire volta per volta, quando in passato bastava molto meno perché facessimo i duri”. 

Intanto il povero Berdini diventa un caso umano. Un uomo distrutto che in una straziante dichiarazione a La Repubblica si sfoga: “Sono un coglione, questa è la verità. Sto malissimo. I giornalisti mi assediano, ce li ho tutti qui sotto casa, ho dovuto staccare il cellulare e chiudermi dentro, senza più neppure la libertà di uscire a prendere una boccata d’aria. Ho combinato un casino – continua – provocato un danno non solo a me stesso, quello ormai mi interessa poco, ma a Virginia e a una squadra che proprio non lo meritava. In tarda età scoprire di essere un perfetto idiota è davvero un brutto risveglio”.  

Che l’uomo sia in uno stato di depressione (e di confusione) assoluta lo si capisce dall’incapacità di un sussulto di dignità che lo porterebbe a lasciare il Campidoglio prima che la sindaca sciolga la “riserva” e lo metta alla porta. Lui invece aspetta la cacciata dal paradiso con sollievo: “Almeno così finisce l’agonia, tanto probabilmente fra un mese mi avrebbero cacciato lo stesso, dopo la fine della trattativa sullo stadio della Roma, che loro vorrebbero chiudere in un modo e io in un altro”.

Raggi intanto per superare l’impasse sta valutando diversi profili di possibili candidati alla sostituzione di Berdini. Tra questi c’è quello di Emanuele Montini, un avvocato amministrativista esperto di diritto urbanistico. A suo favore giocherebbe il fatto di fare già parte della squadra dei cinquestelle in Campidoglio: dallo scorso 30 dicembre ricopre, infatti, l’incarico di capo dello staff di Laura Baldassarre, considerata vicina a Luigi Di Maio.

Contro di lui invece c’è non solo la passata esperienza, non conclusa positivamente, come capo dell’ufficio legislativo del gruppo parlamentare M5S a Montecitorio. Ma soprattutto la nomea che si è fatto come avversario dello stadio della Roma: in un recente convegno sul tema infatti Montini paragonò Pallotta a Totò e si pronunciò contro la realizzazione dell’opera, a suo dire in contrasto sia con la legge sugli stadi sia con il codice degli appalti. Un’opinione in linea con il ruolo di coordinatore nazionale di Italia Nostra che ha ricoperto negli ultimi tempi.

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