Allo Spazio5 di Roma dal 15 febbraio

Pasolini_sul_setI Tanti Pasolini

La mostra fotografica all’Archivio Riccardi. C’è tutto il mondo di Pier Paolo Pasolini nei 26 scatti, per lo più inediti, del maestro Carlo Riccardi.

A corredo della mostra anche un piccolo libro, che raccoglie testimonianze di chi lo ha conosciuto di persona

 

ROMA – Dal 15 febbraio 2017 torna a Roma I tanti Pasolini, la mostra fotografica dell’Archivio Riccardi, con le foto del maestro Carlo Riccardi e curata da Giovanni Currado e Maurizio Riccardi, per celebrare il poeta, scrittore, regista, sceneggiatore e giornalista friulano Pier Paolo Pasolini.

A passeggio con l’amico Moravia, o alle votazioni del Premio Strega, o deponendo in tribunale per difendersi dall’accusa di vilipendio alla religione di Stato per il film La ricotta. E poi gli incontri con Maria Callas e Adriana Asti, i caffè e gli abbracci con Laura Betti e la presenza immancabile al suo fianco dell’amatissima mamma Susanna.

C’è tutto il mondo di Pier Paolo Pasolini nei 26 scatti, per lo più inediti, del maestro Carlo Riccardi, che compongono la mostra I tanti Pasolini. Le immagini in esposizione sono state letteralmente scovate nell’imponente Archivio Riccardi di Roma con un abile lavoro di ricerca: sparpagliate tra circa 3 milioni di negativi (è questo il tesoro dell’Archivio) le fotografie sono state raccolte e riunite con l’obiettivo di raccontare attraverso espressioni pensierose e sorrisi, atteggiamenti e posture l’anima complessa di uno dei più grandi intellettuali italiani.

L’idea della mostra (realizzata nel 2015 in occasione dei 40 anni dalla morte del poeta di Casarsa e ora itinerante) è nata per caso, dal ritrovamento fortuito nelle stanze dell’Archivio dei fotogrammi relativi alla scena finale del film Il Gobbo di Carlo Lizzani, in cui Pasolini, che interpretava il personaggio di Leandro detto “er monco”, veniva ucciso. “I negativi che abbiamo trovato erano fuori posto, perché l’Archivio è enorme. E quelle immagini de Il Gobbo erano rimaste incastrate in fondo a un cassetto”, ha detto Giovanni Currado, curatore della mostra con Maurizio Riccardi, “abbiamo dovuto fare diverse ricerche e molti confronti con altre immagini per capire a cosa si riferissero quei negativi. Poi abbiamo pensato che potevamo raccontare Pasolini, e il suo essere regista e intellettuale, scrittore e attore, poeta e drammaturgo attraverso le fotografie. Anche dal suo modo di porsi, dall’aspetto, perfino dagli abiti che indossava emergeva la sua poliedrica capacità di esprimersi”.

A corredo della mostra anche un piccolo libro, che raccoglie testimonianze di chi lo ha conosciuto di persona o solo attraverso le sue opere, da Dacia Maraini a Gianni Berengo Gardin, da Filippo La Porta a Marco Damilano, da Ugo Gregoretti a Roberto Ippolito: parole e racconti diversi per suggestioni e contenuti, ma tutti accomunati dalla certezza di quanto ancora oggi Pasolini sia un testimone contemporaneo e mai davvero scomparso, la cui voce risuona come necessaria e del tutto immersa nelle radici del nostro tempo.

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