Un fantasma si aggira in Campidoglio

Campidoglio_slider_terUn avvocato genovese spedito a Roma dalla ditta Grillo-Casaleggio detta l’agenda dell’amministrazione capitolina

 

 

ROMA – Paola Muraro, l’ex assessore all’ambiente del Comune di Roma costretta alle dimissioni, intervistata dal giornalista de La Stampa: Lei che cosa pensava della squadra di governo della città? “Che Roma non può essere governata da avvocati liguri e manager lombardi e veneti, che non sanno dov’è Centocelle, quali sono i parchi o com’è difficile la raccolta differenziata a Tor Bella Monaca”. Che c’entrano gli avvocati? “La nomina del direttore generale dell’Ama, l’azienda rifiuti della Capitale, fu fatta da Casaleggio attraverso tale avvocato Lanzalone, che in pieno agosto si presentò a una riunione con una lista di candidati. Bina, il prescelto, veniva dall’azienda di Voghera, non proprio una metropoli, dove faceva appena il 30% di differenziata. Gli telefonammo che era in spiaggia. E’ inadeguato perchè proveniente da una realtà pari a un quartiere di Roma, spiegai. Fui zittita”. 

Il nome di questo finora sconosciuto avvocato genovese, plenipotenziario della ditta Grillo-Casaleggio, che viene mandato in missione a risolvere le situazioni politiche più intrigate, aveva già fatto la sua comparsa un anno fa a Livorno, a fianco del sindaco 5 Stelle Nogarin, guidando in prima persona il ribaltone all’azienda locale dei rifiuti. “Sì, l’atto di revoca del passato cda l’ho scritto io – ha raccontato candidamente ai cronisti – e non ho dubbi sulla sua legittimità”.

Lanzalone

Anche allora le ruvide dichiarazioni di Lanzalone avevano aperto un caso. Non solo perché la giunta aveva scavalcato l’avvocatura e gli altri uffici comunali chiedendo una consulenza esterna, ma soprattutto perché le parole dell’avvocato genovese avevano smentito sia il segretario generale del Comune che l’assessore competente, secondo i quali l’atto di revoca era tutta farina dell’amministrazione comunale e che nessun consulente esterno aveva lavorato all’atto. 

La situazione paradossale si è ripetuta pari pari a Roma in questi giorni con lo stesso protagonista. La capogruppo del PD capitolino Michela Di Biase l’ha così riassunta in un’interrogazione urgente al Sindaco Raggi. “Dalle dichiarazioni dell’ex assessore Paola Muraro abbiamo appreso che la nomina del direttore generale di AMA fu fatta da Casaleggio attraverso tale avvocato Luca Lanzalone. Alle trattative con l’A.S. Roma e ai tavoli tecnici per la rimodulazione del progetto dello stadio della Roma lo stesso avvocato genovese rappresenta l’amministrazione. All’avv. Luca Lanzalone il Campidoglio, sempre secondo notizie di stampa, sembra aver affidato il compito di passare al setaccio tutti gli atti dell’ex vice capo di gabinetto e capo del personale Raffaele Marra.

“Siamo in presenza – sostiene la Di Biase – di una sorta di eminenza grigia cui appare essere stato affidato il compito di tutore del Sindaco o la sua rappresentanza in contesti decisionali particolarmente rilevanti per la città. Peraltro a tutt’oggi non risulta che all’avv. Lanzalone sia stato assegnato un incarico di consulenza o che con il suo studio sia stato stipulato un contratto di assistenza alla prima cittadina da parte dell’amministrazione capitolina”. 

Per questi motivi la capogruppo del Pd in consiglio comunale ha chiesto al Sindaco di conoscere con urgenza “le modalità di pubblica rilevanza con i quali sono stati assegnati incarichi o attività di consulenza all’avv. Luca Lanzalone e l’entità dei compensi, qualora siano previsti, riconosciuti per lo svolgimento di tale attività.”

Il collega Evangelisti dalle pagine romaniste del Messaggero ha chiesto a Lanzalone a quanto ammonta la sua parcella per l’incarico conferitogli dal Comune di Roma. Risposta: “Ci ha chiamato l’amministrazione comunale presumo e spero per le nostre capacità professionali. Non sono in grado di darle una risposta in questo momento sul compenso (a Livorno per un impegno sicuramente più leggero percepì 150.000 euro, ndr). Lo decideremo quando capiremo quanto c’è da fare. Tutti conosceranno il nostro compenso, sulla base del principio dell’amministrazione trasparente”.

Ma c’è un atto scritto, una delibera, una ordinanza, in cui le si affida l’incarico, insiste il giornalista? “No, non è necessario per quanto riguarda la richiesta al punto in cui siamo. Sull’incarico vero e proprio certo serviranno degli atti. Ma non sono necessari fino a quando non c’è un impegno di spesa. E l’impegno di spesa ancora non c’è perché, come le ho detto, ancora non sappiamo che tipo di impegno professionale ci aspetta”.

Come non è necessario! L’avv. Lanzalone detta le nomine nelle aziende pubbliche romane, siede al tavolo delle trattative con la Roma per la definizione del progetto dello stadio, passa al setaccio tutti gli atti dell’ex vice capo di gabinetto e capo del personale Raffaele Marra, e non ha neppure un briciolo di incarico ufficiale?

Siamo alla follia allo stato puro.

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