Scissione sì, scissione no, questo il problema

RenziDopo l’Assemblea di ieri la rottura è più vicina. Martedì in direzione lo show down finale

 

ROMA – Se Nanni Moretti dovesse girare oggi il sequel di “Ecce bombo”, il suo famoso film del 1978, sceglierebbe sicuramente come attore protagonista Michele Emiliano e gli farebbe dire: “Mi si nota di più se esco dal Pd e me ne sto in disparte o se resto?”.

E’ comprensibile il tormento, l’incertezza di quelli che, dopo l’Assemblea di ieri, sono sul punto di consumare la scissione che da settimane aleggia sul partito. E’ una bolgia infernale. C’è chi ha già deciso e va fino in fondo, chi aspetta che Renzi lanci un segnale qualsiasi per restare, ci sono i falchi della maggioranza che hanno indotto il segretario a “chiudere la porta” nell’Assemblea di ieri e ci sono i pontieri che ancora si adoperano in extremis per non mandare in frantumi la “ditta”.

“Fino a martedì mi tengo le mani libere, lavoro fino alla fine a un’intesa… Certo che vorrei restare, questo è il mio partito, ma se Renzi continua a fare il pazzo che altra alternativa ho?”, afferma affranto il governatore della Puglia Michele Emiliano. “C’e’ il rischio che questa operazione sembri la scissione di D’Alema – spiega – lo conosco bene Massimo, non potete immaginare quante me ne ha fatte da quando ho detto sì alla politica, anche se adesso stiamo lavorando insieme”. 

Come si spiega allora il duro comunicato di ieri sera scritto da lei, con Enrico Rossi e Roberto Speranza? Circolava l’idea che il segretario del Pd fosse riuscito a dividere il fronte degli oppositori e “questo non potevo permetterlo perchè quando io dò la mia parola la mantengo. Ma per chi mi hanno preso, per uno che traffica con le tessere?”, sbotta il governatore. Il quale proprio non si rassegna: “La partita non è chiusa, ma se Matteo non risponde, non apre uno spiraglio, non dà un segnale di ascolto e di rispetto, nei prossimi giorni non resta che andare via”. 

Chi invece la scelta l’ha già fatta è Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana. “Renzi ha alzato un muro e ci ha dato solo bastonate. La scissione è una sua scelta, non ci resta che prenderne atto. E’ probabile che il segretario punti subito a rimettersi alla guida del Pd, accentuando le caratteristiche del Partito di Renzi. Altrimenti, perché non ha aperto? Quando un segretario si ricandida e parte avvantaggiato, le regole devono essere condivise”. E poi la catarsi finale: “Sto per rispedire la mia tessera del Pd – conclude il presidente della Regione – alla sezione cui sono iscritto, tra l’altro l’avevo rinnovata da poco, con una lettera di spiegazioni, e magari anche di andare a trovare il segretario locale. Da oggi iniziamo un altro percorso, dispiaciuti ovviamente perché potevamo stare insieme se le nostre idee fossero state prese minimamente in considerazione. Emiliano ha fatto un ultimo generosissimo tentativo, ne prendiamo atto senza rancori, senza bisogno di continuare questo patema e drammone. Bisogna mantenere il rispetto, anche da posizioni diverse”, ha concluso Rossi.

Anche sul fronte maggioritario non mancano gli indecisi. “Se fossi sicuro che la mia candidatura impedisse la scissione mi sarei già candidato”, ha dichiarato il ministro della Giustizia Andrea Orlando. Quanto all’assemblea nazionale del Pd di ieri Orlando ha osservato che “quando sento ‘Bandiera Rossa’ non posso che emozionarmi. Ma qualunque problema abbia il partito, l’idea che lo si possa risolvere con la scissione è sbagliata: apre un fronte che consente alla destra di rafforzarsi”. 

Tra i “pompieri” che tentano fino all’ultimo di spegnere l’incendio c’è anche Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, il quale chiede a Renzi “una risposta sulle questioni poste ieri in Assemblea, non sui giornali attraverso indiscrezioni. Martedì in direzione abbiamo l’ultima possibilità di salvare il partito. Renzi non butti via tutto, faccia un gesto di umilta’, tolga anche lui ogni alibi per una scissione che farebbe male solo alla comunità democratica. Emiliano, Rossi, Speranza hanno posto questioni politiche rilevanti. Orlando ha chiesto la conferenza programmatica, mi aspetto una risposta chiara e definitiva. Il Pd – conclude Boccia – e’ nato come progetto politico plurale, se perde questa caratteristica non è più il Partito Democratico, ma una brutta copia della Casaleggio&Associati”.

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