Pd, oggi è il giorno del giudizio

Bersani-SperanzaLa scissione è ormai compiuta. Renzi: “Addolorano gli addii ma è tempo di rimettersi in cammino”. Emiliano resta nel partito

 

ROMA – Oggi a via del Nazareno è il giorno del giudizio. Ma mentre il destino si compie, i protagonisti sono altrove. Per Renzi la partita è chiusa: le primarie saranno ad aprile; per il segretario il 9 aprile, ma se Orlando e Franceschini lo chiederanno si potrebbe arrivare al 7 maggio, non oltre, per chiudere presto la discussione interna e fare la campagna per le amministrative. “Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità – è il messaggio del segretario dimissionario – questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d’ordine rimane quella: venite, non andatevene. Tuttavia è bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. È tempo di rimettersi in cammino”. 

Anche sul fronte dell’opposizione i giochi sembrano fatti. Un mediatore speranzoso come Gianni Cuperlo, alla fine si è arreso all’evidenza: oggi pomeriggio è “probabile” che venga ufficializzata la scissione. Del resto il presidente della Toscana Rossi già ha annunciato che restituirà la tessera del Pd, accusa Renzi di aver “bastonato” la minoranza e guarda avanti, ai nuovi gruppi parlamentari che sosterranno il governo. Anche le parole di Speranza sono definitive: “Renzi rompe il Pd, non ci sono le condizioni per stare nel congresso”. Massimo D’Alema nega di essere l’artefice della scissione e attacca: “Occorre una svolta radicale nel centrosinistra perché il Pd ha perso il suo popolo”.

Dopo gli infiniti dubbi e tentennamenti di Emiliano, si è capito finalmente (qualcuno lo aveva detto fin dall’inizio) che il presidente della Puglia resta nel partito e con lui il fedelissimo Boccia. Orlando ha visto Cuperlo e Cesare Damiano: insieme costruiranno l’ala sinistra del Pd, che sfiderà Renzi al congresso. In quell’area potrebbero confluire gli ex civatiani di Rete Dem, che restano nel Pd, e anche l’area che fa capo a Maurizio Martina. Orlando potrebbe essere sostenuto anche da Nicola Zingaretti. Ma la partita delle candidature congressuali è appena iniziata.

E il governo? La finestra del voto a giugno è di fatto chiusa e Renzi ha ribadito il sostegno a Gentiloni. Ma certo, osservano i renziani, se dopo la scissione la sinistra si mettesse di traverso in Parlamento potrebbe assumersi la responsabilità di far cadere il governo: la linea dell’esecutivo non si farà condizionare dagli ‘scissionisti’, affermano, se servirà sui singoli provvedimenti sarà messa la fiducia. 

Comunque vadano le cose oggi in direzione, la saga del Pd assomiglia ogni ora di più ad una sorta di Antologia di Spoon River, in cui i destini di tutti, giovani e vecchi, leader e peones, militanti e intellettuali, si intrecciano e trovano compimento nell’inevitabile destino comune della disfatta.

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