Il Piano strategico del turismo é ora esecutivo

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L’intervista al dg del turismo, Francesco Palumbo. La programmazione degli investimenti nel settore

 

ROMA – Venerdì scorso il CdM ha approvato definitivamente il Piano Strategico del Turismo (PST) alla fine di un iter per l’approvazione piuttosto lungo ed articolato; ora il Piano è a tutti gli effetti operativo ed è l’unico strumento dal quale scaturiranno le azioni esecutive che ogni soggetto coinvolto dovrà attuare. Approvato il 14 settembre 2016 dal Comitato Permanente per la promozione del turismo in seduta plenaria; successivamente il 15 settembre 2016, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano ed ha completato l’iter parlamentare alla Camera e al Senato rispettivamente il 27 gennaio e il 2 febbraio scorsi.

Il Piano, voluto dal ministro Dario Franceschini, delinea lo sviluppo del settore nei prossimi sei anni con l’obiettivo prioritario di rilanciare la leadership italiana in tema di turismo nel mondo. L’esecutività delle azioni che hanno portato prima alla definizione del Piano e poi alla sua larghissima condivisione nell’iter di approvazione, è stata a carico della Direzione Generale del Turismo del Mibact. Abbiamo chiesto proprio al direttore generale Francesco Palumbo di spiegarci le peculiarità le eventuali difficoltà del PST.

Il PST è approvato definitivamente; si passa ora alla fase esecutiva. Può dirci quali saranno le prossime azioni, chi dovrà attivarle e quali soggetti saranno coinvolti?

Il percorso di attuazione del Piano è tracciato dal DM 8 agosto 2014. La programmazione degli investimenti nel settore avviene attraverso l’adozione annuale, da parte del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di un programma attuativo delle linee strategiche individuate nel Piano. In tale direzione, le osservazioni emerse dai lavori dalle due Commissioni parlamentari che hanno espresso il loro parere favorevole, rappresentano utili indicazioni per l’elaborazione dei programmi attuativi annuali, a partire dal 2017 ed in continuità con le azioni governative già promosse in questi mesi. A breve, quindi, sarà promosso il primo dei sei piani annuali, una volta condiviso con gli altri Ministeri, Regioni, Anci, sindacati, associazioni di categoria, secondo il metodo aperto e di partecipazione sin qui adottato per l’elaborazione del Piano, quale assunzione chiara da parte di ciascuno delle rispettive responsabilità nella realizzazione concreta delle strategie promosse dal PST.

Uno dei quattro obiettivi del PST riguarda la costruzione di un sistema di governance efficiente e partecipata per elaborare il Piano e le politiche turistiche anche con la realizzazione di cruscotti previsionali e con l’utilizzo dei Big data. Come verrà creata la “catena decisionale”, chi ne farà parte e quale sarà il ruolo della D.G. del Turismo?

Ogni due anni il Piano sarà aggiornato con le medesime procedure utilizzate per la sua elaborazione in seno al Comitato permanente per la promozione del turismo con il coordinamento della DG Turismo. Sarà, inoltre, sottoposto a monitoraggio continuo attraverso una collaborazione istituzionale con l’Osservatorio Nazionale del Turismo (ONT), gestito da ENIT, per quanto riguarda il monitoraggio degli indicatori quantitativi e delle dinamiche di settore anche attraverso l’utilizzo dei big data. Inoltre, sono previste modalità di ascolto degli stakeholder coinvolti al fine di ricevere feedback relativamente all’andamento del Piano e ai suoi effetti sui territori. Nell’ambito del sistema di sorveglianza e valutazione del PST, un’attenzione particolare sarà dedicata a monitorare la “pervasività” del Piano, intesa sia come efficacia della comunicazione sul territorio e presso atori di interesse, sia come punto di riferimento della policy e pianificazione turistica a livello locale, nazionale e internazionale (es.: Organismi europei e internazionali). Si prevede quindi la costituzione di un’ulteriore dashboard di “pervasività del PST”, con l’individuazione di indicatori di monitoraggio specifici. 

Afferma Galli della Loggia nel suo recente articolo sul degrado di Venezia che “l’Italia non ha alcuna specifica autorità politica nazionale responsabile per il turismo: solamente un’agenzia volta alla promozione dell’offerta turistica e peraltro da tempo immemorabile agonizzante per totale mancanza di fondi e dunque ridotta all’impotenza” Ritiene che il PST, appena approvato, possa incidere positivamente, nella sua attuazione, al fenomeno di sovraffollamento tipico di alcuni siti come Venezia e Firenze?

La Direzione Generale Turismo si occupa della programmazione, del coordinamento e della promozione delle politiche turistiche nazionali. Il ruolo, la capacità e la concretezza con cui ha sin qui operato la Direzione trovano riscontro, oltre che nelle tante iniziative già avviate, proprio nell’approvazione in Consiglio dei Ministri del Piano Strategico per lo sviluppo del Turismo 2017-2022, un documento programmatico, con una visione di ampio respiro, da realizzare nel corso dei prossimi 6 anni. Nel PST viene attribuito alla sostenibilità un valore fortemente legato al concetto di durevolezza nel tempo: lo sviluppo del turismo deve soddisfare, cioè, le esigenze attuali dei turisti e di chi li ospita tutelando e valorizzando i luoghi e contemporaneamente migliorando le prospettive per il futuro, coniugando l’economia turistica con la tutela del paesaggio, della memoria dei luoghi, della cultura locale e dell’ambiente. Tra le misure previste, anche una serie di attività orientate a tale principio e finalizzate a ridurre la pressione turistica sui territori sovraffollati, quali ad esempio la regolazione dei flussi turistici per renderli compatibili con la vita quotidiana dei cittadini residenti; l’organizzazione di servizi e trasporti, per creare nuovi itinerari ed evitare congestioni. Ulteriori iniziative in tal senso comporteranno progetti relativi alla sicurezza e al decoro fondati sul principio dell’educazione al turismo e la sperimentazione di modelli di governance per la fruizione sostenibile. Per ciò che riguarda in particolare il “caso Venezia”, il Comune, la Regione Veneto e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo stanno dando il via ad uno specifico progetto per la regolazione e gestione dei flussi turistici e per il monitoraggio delle condizioni di offerta della città, con l’obiettivo di individuare soluzioni utili alla mitigazione dell’impatto turistico in termini di tutela e salvaguardia delle risorse culturali e paesaggistiche e sperimentare strumenti di gestione sostenibile della fruizione, anche integrando la Città in un’offerta territoriale più ampia. L’iniziativa, già contemplata nel Documento Unico di Programmazione del Comune di Venezia, riveste valenza nazionale, risultando coerente con gli obiettivi del Piano Strategico nazionale di sviluppo del Turismo che prevede un intervento pilota dedicato alla qualificazione dell’offerta dei grandi attrattori e delle destinazioni turistiche mature in ottica di sostenibilità nonché alla sperimentazione di modelli di governance per la fruizione sostenibile dei siti Unesco maggiormente sottoposti alla “pressione turistica”, anche attraverso la costituzione di un Osservatorio dei siti UNESCO italiani, dando esplicita priorità alla Città di Venezia. L’intenzione, inoltre, è quella di valutare la possibilità, nel medio-lungo periodo, di replicare l’esperienza e i relativi strumenti presso ulteriori destinazioni o siti UNESCO caratterizzati da necessità di valorizzazione e criticità di conservazione e tutela.

Anche il ministro Franceschini ha sollevato il problema del sovraffollamento ma ha indicato anche delle linee d’intervento: “Ecco perché non solo occorre ma vogliamo anche allargare i luoghi di attrazione in Italia. Basti pensare, ad esempio, che sotto Roma, nell’Italia del sud, si reca in visita solo il 15% dei flussi turistici che raggiungono il nostro Paese ogni anno “. In che modo il PST potrà indirizzare i flussi turistici a favore dei siti meno noti ma non per questo meno importanti?

La varietà e la complessità dei paesaggi italiani richiede di rafforzare la tipizzazione delle offerte territoriali attraverso il riconoscimento delle autenticità nell’ambito di una strategia nazionale di valorizzazione turistica. Tali peculiarità non devono indurre la parcellizzazione dell’offerta che dovrebbe, al contrario, integrare le differenti esperienze turistiche, sia incoraggiando soluzioni organizzative e di governance più efficienti, sia favorendo le relazioni e le connessioni tra comparti diversi (enogastronomia, agricoltura, cultura, etc.). In generale, la gestione strategica dell’offerta (sia dei territori/prodotti già percepiti dalla domanda sia di quelli che tendono ad autoproporsi) deve indurre e/o accompagnare i processi di definizione degli ambiti territoriali, dei prodotti e dei brand più competitivi anche in coerenza con le azioni mirate già avviate da ENIT. In questo senso, il PST fornisce strumenti utili a meglio governare il turismo delle destinazioni già consolidate e a qualificarne l’offerta nonché a fornire ai luoghi meno conosciuti le opportunità di svilupparne l’attrattività e la capacità di accoglienza e ampliare, in tal modo, la scelta delle destinazioni turistiche. Le componenti tradizionali ed apprezzate dell’offerta turistica saranno, infatti, integrate da nuovi prodotti e nuove destinazioni, per aumentare l’attrattività del nostro Paese come meta di eccellenza. Questa strategia sarà perseguita attraverso: la creazione di forme di percorrenza alternative (vie e cammini) quali strumenti di conoscenza capillare e ramificata della storia e del patrimonio diffuso dell’Italia; la crescita di attrattività del sistema dei Siti Unesco e delle città della cultura, in modo tale da qualificare il nostro Paese come leader dell’Europa delle città; la fruizione responsabile di contesti paesaggistici diffusi quali i parchi naturali e marini, la montagna e le aree rurali, anche attraverso il recupero a fini di ricettività di qualità del patrimonio demaniale dismesso quali fari e case cantoniere e stazioni. Infine è prevista la realizzazione di un catalogo delle destinazioni/prodotti italiani, realizzato insieme alle Regioni, fortemente correlato all’analisi delle domanda, realizzata da Enit in collaborazione con il MAECI, così da acquisire pronto riscontro alla matrice domanda-offerta su base nazionale.

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