La carta sta riguadagnando posizioni perdute?

LEspressoDopo la sortita de L’Espresso a favore dell’editoria cartacea, la replica di un analista di processi digitali

 

ROMA – E’ caustica e spietata la replica di Michele Mezza (docente di Culture Digitali all’Università Federico II Napoli) all’ultimo numero de L’Espresso che titola il pezzo di copertina “Scusate se il futuro è di carta”. La tesi sostenuta dal settimanale diretto da Tommaso Cerno è che la stampa cartacea “sta vivendo una rinascita. Perché nell’era del sovraccarico informativo la pagina stampata aiuta a darci chiarezza, a farci uscire dal caos e a comprendere più lucidamente la realtà.

L’analista napoletano dei processi digitali e in particolare delle contaminazioni social del mondo delle news definisce la tesi del settimanale “una vera seduta psicoanalitica per giornalisti sull’orlo di una crisi di nervi”. Non si tratterebbe infatti di un aumento del consumo di carta in campo giornalistico, ma soltanto di un rallentamento del declino. Come ironizza sullo stesso settimanale Michele Serra, gran parte della carta prodotta ormai è destinata a diventare carta igienica, forse l’unica tipologia al momento non minacciata dalla digitalizzazione.

Si domanda il giornale fondato da Eugenio Scalfari e Arrigo Benedetti “cosa sarà  questo leggero odore di carta che sale anche dall’editoria non libraria? Certo, non riguarda ancora la stampa quotidiana ma vorrà dire qualcosa se, a partire dagli Usa, alcune storiche testate dopo aver alzato bandiera bianca ritirandosi nell’online, sono tornate in edicola. E se alcune testate nate digitali stanno lanciando versioni cartacee”.

Le ragioni che vengono portate a giustificazione di quest’illusione – sostiene invece Mezza – sono “palesi abbagli, giustificati solo dalla ferma necessità di trovare qualcosa che sostenga la voglia di sopravvivere ma non di cambiare. Questo è il vero buco nero da cui la categoria dei giornalisti non riesce e, forse, non vuole uscire”.

Anche la rinascita di alcune testate cartacee, come Newsweek citato da L’Espresso, viene smitizzato dal momento che “il glorioso magazine, chiuso tre anni fa, torna in edicola completamente ripensato a cominciare dai numeri della sua redazione, oggi ridotta a 9 componenti, rispetto ai circa 100 dei suoi tempi migliori”. O persino i dati di mercato che indicano un’oggettiva stasi nella diffusione dell’eBook, vengono spiegati dal docente napoletano semplicemente con il fatto “che sta cambiando completamente il modo di trasferire saperi e contenuti fra gli esseri umani”.

In sostanza, il problema non è misurare giorno per giorno audience e fatturati, ma osservare i comportamenti degli esseri umani di cui la rete è conseguenza e non causa. Come diceva Baumann, alla triade lavoro di massa-consumi di massa-media di massa si è sostituita una concatenazione che dai lavori individuali porta ai consumi personali e dunque ai media on demand.

“Forse – conclude la sua filippica Michele Mezza – più che stare di sentinella sugli spalti della fortezza Bastiani per scorgere i primi segnali dell’esaurirsi della spinta propulsiva della rete, i giornalisti farebbero bene ad analizzare i processi sociali ed a chiedersi come collocarsi in queste dinamiche e come ritrovare un ruolo nei nuovi meccanismi orizzontali di trasferimento dei saperi e delle informazioni. Senza illudersi che la carta igienica possa aiutarli”.

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