Consip, arrestato per corruzione Romeo

Alfredo_RomeoL’indagine nata a Napoli per irregolarità in alcuni appalti. Indagato il direttore del settore che gestisce le gare per l’acquisto dei servizi

 

ROMA – L’imprenditore campano Alfredo Romeo è stato arrestato questa mattina dai carabinieri e dalla guardia di Finanza in relazione ad un episodio di corruzione nell’ ambito dell’inchiesta Consip. Nei confronti di Romeo il gip del tribunale di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Nei confronti di Alfredo Romeo, secondo quando si apprende da fonti qualificate, è stato anche disposto il sequestro patrimoniale di 100 mila euro. Secondo gli investigatori e gli inquirenti della Procura di Roma, si tratta del provento della corruzione di un dirigente della Consip.

L’episodio contestato all’imprenditore consisterebbe nella presunta corruzione di Marco Gasparri, direttore del settore di Consip che si occupa delle gare per l’acquisto dei servizi per tutte le amministrazioni. Secondo gli inquirenti, il manager pubblico avrebbe ricevuto da Alfredo Romeo (a Napoli indagato anche per associazione per delinquere) consistenti somme di denaro in cambio di informazioni privilegiate in grado di favorire le società dell’imprenditore nell’assegnazione di alcuni bandi di gara.

L’inchiesta è nata da un’indagine avviata nei mesi scorsi dai pm della Dda, John Woodcock e Celeste Carrano, per presunte irregolarità nelle assegnazioni di alcuni appalti. In particolare nel mirino dei pm c’è l’appalto più grande d’Europa: Fm4, cioé facility management, la gara indetta nel 2014 da Consip per l’affidamento dei servizi gestionali degli uffici, delle università e dei centri di ricerca della Pubblica amministrazione. La convenzione vale 2 miliardi e 700 milioni di euro per una durata complessiva di 36 mesi e corrisponde all’11,5 per cento della spesa annua della P.A. L’appalto è diviso in lotti e Alfredo Romeo era in pole position per un bando da quasi 700 milioni di euro.

Il fascicolo contenente le ipotesi di reato sulle fughe di notizie è stato stralciato dal filone principale sulla corruzione ed è finito a Roma per competenza territoriale. Il braccio destro di Renzi, infatti, Luca Lotti, già sottosegretario alla Presidenza del consiglio, è stato iscritto nel registro degli indagati a seguito delle dichiarazioni di Luigi Marroni, che nel corso dell’interrogatorio come persona informata dei fatti tirò in ballo anche il generale dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia, comandante della Legione Toscana.

Nella fattispecie, Marroni disse di avere saputo dell’indagine e della presenza di microspie negli uffici Consip dal presidente dello stesso Ente Luigi Ferrara, che a sua volta sarebbe stato informato dell’indagine dal comandante generale dei carabinieri e dal sottosegretario Lotti. Dopo la “soffiata” Marroni fece eseguire la bonifica, che effettivamente dette esiti positivi.

Nell’ambito della stessa indagine, i carabinieri e la Guardia di Finanza stanno eseguendo in queste ore una serie di perquisizioni nei confronti dell’ex parlamentare di An e del Pdl Italo Bocchino e dell’imprenditore farmaceutico toscano Carlo Russo, molto vicino sia a Romeo che a Tiziano Renzi (indagato con Russo per concorso in traffico di influenze).

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