Eni, i buoni risultati salveranno i vertici?

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Deficit 2016 sceso a 1,4 miliardi rispetto agli 8,7 persi l’anno scorso. In bilico la poltrona dell’ad indagato per le tangenti nigeriane

 

ROMA – L’Eni chiude il 2016 con un risultato netto in perdita per 1,464 miliardi, contro il rosso di 8,778 miliardi del 2015. Nel quarto trimestre si registra un utile di 340 milioni e un utile netto adjusted di 459 milioni, sopra le attese degli analisti, tant’è che il titolo in Piazza Affari è salito dell’1,58% a 14,52. 

A seguito di questi risultati l’ad dell’Eni, Claudio Descalzi, a Londra per la presentazione dei conti 2016 e del piano industriale 2020, ha annunciato: “Proporremo alla prossima assemblea degli azionisti la distribuzione di un dividendo di 80 centesimi per azione (invariato) sul risultato 2016 e confermiamo per il futuro la nostra politica di remunerazione crescente in funzione dell’atteso miglioramento dello scenario e degli utili”.

La produzione di petrolio di 1,86 milioni di barili al giorno sembrava un traguardo destinato a rallentare dopo aver incamerato i maxi giacimenti in Mozambico e in Egitto. L’Eni invece promette di accrescere i barili estratti del 3% l’anno fino al 2020, nonostante il fermo in Val d’Agri e dopo aver ceduto il 40% del giacimento egiziano di Zohr ai russi di Rosneft e agli inglesi di Bp.

Il “core business” della compagnia, ha tenuto a precisare Descalzi, resta la ricerca di petrolio e gas. Nei prossimi tre anni infatti stima di mettere sul piatto altri 2/3 miliardi di barili di petrolio equivalente e contemporaneamente cedere quote ad altre compagnie (si parla di un 25% del Mozambico agli americani di Exxon) per sostenere gli investimenti.

Insomma i vertici dell’Eni si preparano alla scadenza del loro mandato in grande spolvero. Quello più in bilico resta però certamente l’amministratore delegato, indagato di corruzione internazionale per la maxi tangente del giacimento petrolifero Opl-245 in Nigeria. Descalzi si fa forte della fiducia confermatagli dal consiglio dell’Eni e delle ulteriori verifiche chieste ad una grande studio legale statunitense, secondo il quale non sarebbero emerse “evidenze di condotte corruttive”. Tuttavia la Procura di Milano, a chiusura delle indagini, sembra non avere dubbi sui fatti accertati. 

A chi gli chiedeva pronostici sulla conferma dell’incarico, l’ad dell’Eni ha risposto con toni dignitosi ma malinconici: “Amo il mio lavoro e questa è un po’ la mia casa perché sono qui dal 1981. Se poi dovrò andar via vorrà dire che farò qualcos’altro”.

Accenti invece più battaglieri e sicuri di sé – che somigliano molto ad un’autocandidatura – quelli usati dalla presidente del gruppo, Emma Marcegaglia: “Ieri abbiamo approvato la raccomandazione del board agli azionisti e chiaramente abbiamo raccomandato la continuità. In questi tre anni abbiamo fatto un lavoro meraviglioso e abbiamo trasformato Eni da una conglomerata a una compagnia integrata. E’ molto importante continuare”.

I giochi comunque sono alla fine perché entro il 20 marzo l’azionista Tesoro-Cassa depositi e prestiti farà conoscere le liste per il consiglio di amministrazione.

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