I conti di Papa Francesco non tornano

san_pietro_sliderIl bilancio della Santa Sede resta in rosso per colpa dei costi del personale. I contributi delle diocesi e dello Ior

 

ROMA – Il Vaticano ha pubblicato i dati preliminari sui conti della Santa Sede nel 2015 (lo ha fatto, a ben vedere, con un po’ di ritardo sul consueto tabellino di marcia: quelli del 2014 erano stati resi noti nell’estate del 2015) che registrano un deficit di 12,4 milioni, dimezzato rispetto all’anno prima, quando il deficit era stato pari a 25,6 milioni (24,4 nel 2013).

Come negli anni precedenti, avverte la nota vaticana, la voce di spesa più significativa della Santa Sede si riferisce al costo del personale, senza però specificarne l’ammontare. Nel 2014, tanto per farsi un’idea, il costo del personale era stato di quasi 127 milioni. Il Governatorato della Città del Vaticano, per il 2015, ha invece registrato un surplus di 59,9 milioni, “principalmente dovuto alle ricorrenti entrate derivanti dalle attività culturali, in particolar modo quelle collegate ai Musei”.

Sotto il profilo squisitamente tecnico, il rendiconto consolidato 2015 “rappresenta la prima informativa finanziaria predisposta in conformità con le Politiche Vaticane di financial management (Vfmp), approvate da Papa Francesco il 24 ottobre 2014, che si basano sui Principi contabili internazionali per il settore pubblico (Ipsas)”. La Segreteria per l’Economia ha informato il Consiglio per l’Economia che il percorso verso la piena applicazione delle nuove politiche Vfmp “è saldamente in corso e ha evidenziato che sarà, tuttavia, necessario qualche anno per il completamento di questo processo e per l’attuazione di una revisione contabile completa”.

Ma ad animare il dibattito sul pontificato di Papa Francesco non sono certo i conti in rosso della Santa Sede. E’ sulla politica vaticana – si direbbe in termini laici – che non si spengono le critiche di una parte non trascurabile della comunità ecclesiale alle scelte del Pontefice. A far discutere è ancora il doppio Sinodo sulla famiglia e l’esortazione francescana Amoris Letitia che ne scaturì.

Questa volta a sollevare il problema dell’ortodossia dottrinale è mons. Charles Chaput, arcivescovo di Philadelphia, il quale in un’intervista apparsa sul sito cattolico americano Crux sostiene: “Dobbiamo prendere Gesù in parola e le sue parole riguardanti il divorzio e un nuovo matrimonio – sul fatto che si tratta di adulterio – sono molto chiare. Voglio dire che non c’è alcun dubbio su ciò che Gesù ha detto nei Vangeli. Mi sembra impossibile per noi contraddire le parole di Gesù, ed è anche impossibile che un insegnamento che è stato vero per venti secoli non lo sia più oggi”. Soprattutto quando questo è stato l’insegnamento di tutti i papi prima di Bergoglio.

Sui dubbi manifestati dai cardinali Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner in merito proprio all’Amoris laetitia, a cui Bergoglio non ha mai risposto, il vescovo di Philadelphia è tranchant: “Sì, dovrebbe rispondere, assolutamente. Penso sia sempre bene rispondere alle domande, anche quando non vanno della direzione sperata”.

Potrebbero interessarti anche