Un’opera d’arte collettiva trasformerà il GRA

Graart

Dieci Urban Artist internazionali realizzeranno un’opera d’arte collettiva che “cambierà pelle” al grande raccordo anulare

 

ROMA – L’ispirazione per i 10 artisti viene dalla “Citta Eterna”; si creerà un vero e proprio itinerario culturale che unirà il centro con la periferia della città. Lo ha spiegato il presidente dell’Anas Gianni Vittorio Armani durante la conferenza di presentazione tenuta al Mibact asieme al padrone di casa il ministro Dario Francescini: “Un percorso strategico per la nostra azienda ed è un punto di partenza. Il Gra è la strada più trafficata d’Italia con il passaggio di 160mila veicoli al giorno equivalenti, su tutto il tracciato a quasi 1 milione di mezzi che lo attraversano ogni giorno. Il nostro piano, che prevede l’impiego di oltre il 40% di risorse sulla manutenzione, si focalizza su alcuni obiettivi fondamentali: la sicurezza, la modernità, l’efficienza delle nostre infrastrutture, ma anche sulla pulizia e la valorizzazione”. “Il progetto GRAArt, realizzando intorno al Grande Raccordo Anulare di Roma un museo a cielo aperto. Si tratta solo di un primo tassello – ha sottolineato Armani – ma l’idea è quella di replicare l’esperimento anche in altre parti d’Italia”.

Le aree interessate dal progetto sono: Torrino Mezzocammino (via Luigi Guglielmi), Gregna di Sant’Andrea (via Lucio Mariani), Romanina (via Pietro Rosano), Tor Vergata (via della Sorbona), Prenestina (via Collatina), La Rustica (via Damone), Ottavia (via Casorezzo), Trionfale (via Casal del Marmo), Boccea (via di Boccea), Aurelia (via Aurelia).

“Il progetto ha sottolineato il ministro Franceschini – unisce in modo brillante e innovativo tre cardini dell’azione condotta per la cultura negli ultimi tre anni di governo: l’impegno per la riqualificazione delle periferie, l’attenzione verso l’arte contemporanea e il coinvolgimento delle imprese. Finora l’Italia ha investito molto sulla tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale ereditato dal passato, ora è importante dedicare altrettante energie nel far fiorire i talenti e la creatività dei nostri tempi. Il terreno ideale sul quale operare sono le periferie urbane, dove nel XXI secolo siamo chiamati a vincere attraverso l’arte e la cultura la battaglia dell’integrazione e del confronto dopo aver vinto, nel XX secolo, la battaglia della tutela dei centri storici”.

“Per un progetto diffuso su tutta la città come GRAArt, che coinvolge aree e quartieri molto diversi tra loro – ha spiegato il direttore artistico David Diavù Vecchiato – si è rivelato ideale il metodo curatoriale con il quale da molti anni sviluppo e concretizzo le mie idee sull’arte urbana, sia nelle mie opere che nei diversi progetti collettivi che ho finora ideato e diretto. Per interpretare liberamente un’infrastruttura importante come il Gra, ho immaginato un’opera d’arte collettiva in cui ogni artista, prima di intervenire sul muro, fosse spinto alla ricerca dell’identità del territorio in cui quel muro si trova e venisse ispirato dunque da storie e leggende, lavorando con spirito di curiosità ed empatia. Credo che riportare nelle periferie alcuni simboli della Città Eterna che in fondo le appartengono, attraverso un’arte visiva che è nata dal basso, e ha ormai conquistato molti muri urbani, sia una bella rivoluzione di cui in questo momento Roma ha bisogno”.

Gli artisti che hanno preso parte al progetto provengono da ogni parte del mondo: Uruguay, Francia, Spagna, Olanda, Italia.gni opera è corredata di una targa on un QR Code, che permette al visitatore di accedere al sito web dedicato al progetto per leggere la storia che ha ispirato il murales e la biografia dell’artista che lo ha realizzato.

Camilla Falsini  © Quotidiano Arte

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