Poste Italiane, in Senato Caio in difficoltà

Due i temi principali su cui il manager è andato in difficoltà, la privatizzazione del gruppo e la chiusura degli uffici postali

ROMA – Questa volta non si è trattato della solita passerella su cui i manager dei grandi gruppi industriali snocciolano davanti a parlamentari disattenti i loro numeri e le prospettive radiose delle loro imprese. Questa volta il copione della rappresentazione andata in scena alla X Commissione ‘Industria, commercio, turismo’ del Senato, presieduta da Massimo Mucchetti (PD), è stato completamente diverso. 

Sul banco dei testimoni questa volta sedeva Francesco Caio, amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane, al centro in questo momento di grandi manovre finanziarie. “…E’ stato un triennio di crescita per ricavi, utili e generazione di cassa”, aveva esordito l’ad di Poste Italiane nella sua presentazione, anche se i dati si riferivano solo ai primi nove mesi dello scorso anno: “Il bilancio 2016 sarà illustrato la prossima settimana”.

Ma Caio è stato messo subito con le spalle al muro sulla questione strategica della privatizzazione della seconda tranche di Poste Italiane pari al 29,3%, detenuta dal ministero del Tesoro. E qui Caio è stato subito costretto a giocare in difesa: “Non decido io, ma lo Stato-azionista, che sta valutando come, quando e quali siano le modalità per ulteriori ed eventuali evoluzioni della compagine azionaria”. 

Da lì è partita una raffica di domande stringenti da parte dei membri della Commissione senatoriale che hanno inchiodato il manager a risposte puntuali e non evasive. Vale allora la pena di ripercorrere l’andamento dell’audizione attraverso il resoconto molto dettagliato che ne ha fatto il sito Key4biz“Ho assistito alla chiusura di tanti uffici postali che hanno indebolito anche la percezione nei cittadini della qualità del servizio offerto”, ha esordito la senatrice Manuela Granaiola (Movimento democratico e progressista) che ha chiesto: “nel piano aziendale sono previste ulteriori chiusure?”.

Il capoazienda di Poste italiane nella risposta dà i numeri della moria degli uffici postali: “Dal 2012 al 2014 abbiamo chiuso 240 uffici all’anno, poi 92 nel 2015 e altri 92 nel 2016”. “Ora inizieremo a dismettere più uffici postali nelle grandi città (sono troppi) e di meno dei piccoli centri”, ha aggiunto Caio, “anche perché ci siamo presi l’impegno con il ministero dello Sviluppo economico di non chiudere più sportelli nei comuni con meno di 5mila abitanti”.

Un altro tema centrale discusso durante l’audizione è stato il servizio postale universale che Poste Italiane, da contratto, deve garantire su tutto il territorio nazionale e per il quale riceve dallo Stato, secondo il contratto 2015-2019, 262 milioni di euro. “Sbaglio se dico che Poste Italiane non dimostra più interesse verso il servizio postale universale? Perché, faccio solo un esempio, con la posta a giorni alterne ai cittadini le bollette arrivano già scadute!”, queste sono state le parole scandite dal senatore Gianni Pietro Girotto (M5S).

Francesco Caio, senza giri di parole, ha risposto: “Per il servizio postale universale prima lo Stato ci dava 1 miliardo, ora 262 milioni: troppo pochi perché negli ultimi anni in Italia la posta è calata. I cittadini si scrivono di meno, il 90% della corrispondenza è prodotta dalle aziende e imprese”. “E la posta a giorni alterni”, ha aggiunto l’amministratore delegato, “che chiamerei il nuovo modello di corrispondenza, ci consente di rendere il sistema postale sostenibile”.

Al presidente della Commissione Mucchetti, Francesco Caio ha detto che Poste Italiane “non campa” grazie al servizio postale universale, anzi è una voce in perdita di 800 milioni l’anno. Per questo motivo, ha aggiunto il numero uno di Poste, “…dobbiamo puntare più sui pacchi e meno sulle lettere”. Solo nel periodo di Natale ne sono stati consegnati 4 milioni, ha continuato l’Ad.

Per questa ragione la senatrice Anna Cinzia Bonfrisco (Cor) ha rivolto al manager una domanda secca: “Se lei dice che gli italiani si scrivono poche lettere e che sarebbe più vantaggioso puntare sui pacchi, quanti soldi (e in quali progetti) sono stati investiti per migliorare e velocizzare la spedizione dei pacchi?”. La risposta di Caio è di poche parole che, probabilmente, coincidono con gli scarsi investimenti fatti: “Stiamo realizzando un HUB di smistamento nel Nord Italia e abbiamo avviato una partnership con Amazon per consegnare i pacchi di piccole dimensioni”. Punto. Tutto qui. 

Invece Caio non ha voluto o saputo dare una risposta alla senatrice Bonfrisco su quanto guadagnano tutti i top manager di Poste Italiane. Il presidente Mucchetti ha chiesto, quindi, di ricevere questi dati entro 24 ore, prima che la commissione Industria scriva la relazione sui risultati conseguiti dalla società guidata da Caio. 

Al dg e ad, durante l’audizione, è stato fatto notare che negli ultimi anni, per la prima volta, gli italiani affidano di meno i risparmi a Poste Italiane. Perché? “Il problema è il tasso d’interesse che fino a qualche decennio fa arrivava anche al 9%, ora è dello zero virgola”, ha risposto Caio, “per questo motivo solo la metà di chi ha incassato i buoni fruttiferi ha reinvestito i risparmi nello stesso modo”.

In forte crescita, invece, sono le assicurazioni “utilizziamo le risorse di Poste Vita (che investe l’80% delle riserve tecniche in titoli di Stato) per finanziare a breve, fino a sei o sette miliardi, progetti che muovano l’economia reale del Paese, con il finanziamento di grandi progetti infrastrutturali”.

La vicenda della privatizzazione del servizio postale resta al centro della scena politica ed economica. Nel frattempo si rimane in attesa di capire se vi saranno o meno avvicendamenti alla guida dell’azienda pubblica, in considerazione del quadro delle nomine il cui appuntamento è fissato al 20 marzo prossimo.

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