Appalti, un Paese in manette

Gare truccate nella sanità a Roma, arresti in Campania tra i colletti blu dei beni culturali, 82 persone indagate in Finmeccanica

ROMA – Il “mattinale” delle Procure italiane, tra arresti, indagati, rinviati a giudizio, si allunga ogni giorno. Solo stamattina si contano 19 tra arresti in carcere e indagati a Roma per appalti truccati nella sanità, 69 arresti in Campania per un articolato sistema corruttivo nel campo dei beni culturali, 6 mandati di arresto in Sicilia per l’assassinio di Enzo Fragalà, 82 avvisi di garanzia ad altrettanti dirigenti e dipendenti di Finmeccanica per appropriazione indebita ed evasione fiscale, più un numero imprecisato di pusher, ladri, truffatori, che non fanno più notizia.

E’ la “grande retata” con cui la magistratura vuole infliggere un colpo, se non mortale almeno esemplare, al fenomeno dilagante della corruzione. E in quest’opera una buona mano l’hanno data i nuovi strumenti che il legislatore ha messo a disposizione dei giudici. Primo fra tutti la nuova fattispecie di “traffico di influenze illecite” che, nella sua ampiezza e genericità, sembra andare persino oltre la tradizionale interpretazione del diritto positivo.

Roma nel frangente odierno conquista il primato dei mariuoli. Nella sanità i carabinieri hanno eseguito 9 provvedimenti restrittivi che prevedono la detenzione in carcere per due dirigenti di una Asl della Capitale e un gestore di laboratori di analisi cliniche e gli arresti domiciliari nei confronti di altri 6 tra dipendenti Asl e imprenditori. Tutti dovranno rispondere a vario titolo di corruzione e turbativa d’asta.

I provvedimenti sono stati emessi nell’ambito di una articolata indagine della Procura di Roma che ha portato, tra l’altro, ad accertare gravi condotte corruttive e di turbativa di gara pubblica per l’assegnazione di opere manutentive di strutture sanitarie romane. Nelle stesse indagini state indagate altre 10 persone tra dirigenti e pubblici ufficiali, imprenditori privati e altri soggetti ritenuti coinvolti in una ramificata rete di reciproche facilitazioni affaristiche finalizzate alla realizzazione di profitti e vantaggi personali, perpetrate mediante traffici di influenze e la redazione di false attestazioni. Tra i nomi spicca quello del senatore di Forza Italia Antonio Angelucci, iscritto nel registro degli indagati per traffico di influenze.

Nel gruppo Leonardo-Finmeccanica la pioggia di avvisi di garanzia spediti dalla Procura della Repubblica di Roma a 82 dirigenti e dipendenti poggia sui reati di appropriazione indebita aggravata e di evasione fiscale attraverso la fittizia localizzazione all’estero di una società del gruppo per oltre 135 milioni. “L’attuale top management di Leonardo, non coinvolto nella vicenda, ha assicurato massima collaborazione”, si legge in una nota della Guardia di Finanza.

Nel corso delle attività investigative, infatti, è emerso che numerosi dirigenti hanno indebitamente prelevato dalle casse dell’azienda – distraendole dalle finalità istituzionali – somme di denaro destinate, per lo più, a prestiti al personale, abusando della posizione ricoperta all’interno dell’azienda e a danno della stessa società. L’ammontare complessivo delle somme di cui gli indagati si sarebbero indebitamente appropriati, dal 2008 al 2014, è pari ad oltre 3 milioni di euro.

E’ più che mai valido il principio – da tutti condiviso a parole – che l’avviso di garanzia non è una sentenza di condanna e che quindi bisognerà vedere che cosa resterà nella rete a conclusione delle fasi istruttorie e/o dibattimentali. Troppo spesso le “bolle di sapone” sono scoppiate o si sono di gran lunga sgonfiate. Certo è tuttavia che lo spettacolo offerto da una moltitudine di persone – di qualsiasi età, condizione economica, ceto sociale – imputate di corruzione, malcostume e disonestà non è per niente edificante.

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