Nomine nei grandi gruppi, aspre polemiche

Decisioni ispirate da Renzi “col compasso” toscano. Poche novità rispetto alle previsioni della vigilia. Il terremoto di Poste

ROMA – Rispetto alle previsioni della vigilia circa le nomine nei grandi gruppi a partecipazione pubblica, qualche sorpresa dell’ultimo momento c’è stata. 

Al vertice di Leonardo (ex Finmeccanica) il Tesoro ha scelto l’ex banchiere Alessandro Profumo, confermando contro ogni pronostico l’attuale presidente Giovanni De Gennaro. Nel consiglio di amministrazione, oltre all’uscita dell’attuale amministratore Mauro Moretti, lascia piazza Monte Grappa anche il consigliere Alessandro De Nicola. Al suo posto arriva Luca Bader, ex Iai e capo della segreteria particolare di Gentiloni quando era ministro degli Esteri. Conferme, invece, per gli altri consiglieri Guido Alpa, Marina Calderone, Marta Dassù e Fabrizio Landi. 

All’Eni non cambia quasi niente. Emma Marcegaglia resta presidente, così come il capo azienda Claudio Descalzi. L’unica novità nel cda è rappresentata dall’ingresso di Domenico Trombone, ex Ds, uomo di fiducia del mondo cooperativo emiliano, che prende il posto lasciato libero da Alessandro Profumo passato a Finmeccanica.

Rivoluzione invece a Poste Italiane. Cade la testa di Francesco Caio, inviso a Renzi e al Pd per la sua dichiarata propensione alla privatizzazione del gruppo, oltre che per la fallita operazione Pioneer (finita ai francesi di Amundi) e lo scarso sostegno al rifinanziamento di Mps e di Alitalia. Sulla sua poltrona va a sedersi Matteo del Fante, ex dg di Cassa depositi e prestiti, fino a ieri amministratore delegato di Terna. Nella caduta Caio trascina anche l’incolpevole presidente Luisa Todini, sostituita da Bianca Maria Farina. Ribaltone anche nel cda di Poste: l’unico salvato della vecchia guardia è Roberto Rao (in quota Udc), mentre le new entry sono Carlo Cerami (al seguito di Del Fante), Antonella Guglielmetti e Francesca Isgrò.

Squadra vincente non si cambia all’Enel: restano infatti il presidente ( Patrizia Grieco), l’amministratore delegato (Francesco Starace) e i quattro consiglieri di amministrazione (Alfredo Antoniozzi, Alberto Bianchi, Paola Girdinio e Alberto Pera).

A Terna, al posto del partente Del Fante, hanno lottato fino all’ultimo Alberto Irace, attuale ad di Acea sostenuto da Maria Elena Boschi, e Luigi Ferraris, ex direttore finanziario di Poste, che alla fine l’ha spuntata.

All’Enav non ce l’ha fatto l’ambasciatore Castellaneta che gli scommettitori davano sicuro presidente. Invece la nomina è caduta su Roberto Scaramella (Ala), mentre inamovibile si è confermata nel ruolo di amministratore delegato Roberta Neri. Confermati in consiglio Maria Teresa Di Matteo, Nicola Maione e Mario Vinzia. La new entry è Giuseppe Acierno, brindisino, presidente del distretto aerospaziale pugliese.

Completati quindi i consigli di amministrazione dei grandi gruppi partecipati dallo Stato, si sono scatenate le polemiche, che non accennano a spegnersi. Naturali quelle delle opposizioni che non si sono lasciate scappare l’occasione per attaccare il Pd e l’ispiratore occulto Matteo Renzi. 

Ma le critiche più feroci vengono dal fuoco amico del Pd. L’ex compagno di tante battaglie, neo-esponente di Movimento dei Democratici e Progressisti, Roberto Speranza, si chiede se “si può davvero pensare che tutta la vicenda di una classe dirigente stia in una concentrazione politica chiusa nel raggio di venti chilometri tracciati col compasso tra Rignano, Arezzo e la sede della fondazione Open? Promuovere un gruppo ristretto, un cerchio di amici, un altro giglio magico è un errore. E questa è un’altra delle cose che sta facendo male sul piano del consenso”. 

Anche Francesco Boccia, ex-compagno di strada di Matteo Renzi e oggi grande sponsor del concorrente alla segretaria Michele Emiliano, non ci va leggero. E lancia contro l’ex-premier e anche ex-segretario di partito l’accusa, infamante, di aver fatto una “lottizzazione da basso impero” sulle nomine dei gran commis.

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