Eni, si complica la vicenda della maxi tangente

Tutto ruota attorno ai due giornalisti di Report, arrestati e rilasciati in Congo, e la loro intervista all’imprenditore italiano

ROMA – I due inviati di “Report” arrestati e rilasciati in Congo, Luca Chianca e Paolo Palermo, potrebbero essere ascoltati nei prossimi giorni dai magistrati che indagano sulla presunta maxi tangente di Eni e Shell in Nigeria. I due giornalisti sono atterrati a Roma: il fermo da parte dei servizi di sicurezza congolesi è scattato dopo la loro intervista a Fabio Ottonello, imprenditore italiano attivo nel paese africano. Ed è proprio sul contenuto dell’intervista che si concentreranno le domande dei pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro.

A fare il nome dell’imprenditore ai magistrati è stato l’ex vicepresidente di Eni in Nigeria, Vincenzo Armanna. Il manager, in particolare, aveva indicato in Ottonello il proprietario dell’aereo privato che sarebbe servito per trasportare dalla Nigeria alla Svizzera i 50 milioni di dollari in contanti destinati, sempre secondo quanto fatto mettere a verbale da Armanna, all’ex amministratore delegato del gruppo Paolo Scaroni, indagato per corruzione internazionale insieme al suo successore, Claudio Descalzi, e ad altre 9 persone.

L’inchiesta ruota attorno all’operazione che, nel 2011, portò il gruppo del “cane a 6 zampe” a pagare 1 miliardo e 92 milioni di dollari per ottenere dal governo nigeriano la concessione Opl-245 relativa all’esplorazione petrolifera di un tratto di mare al largo delle coste del paese africano. Somma di denaro che, secondo l’accusa, rappresenterebbe il prezzo della presunta maxi-corruzione. I 50 milioni di dollari destinati a Scaroni, sempre stando alla ricostruzione dei pm di Milano, sarebbero stati consegnati a casa di Roberto Casula, ex capo della divisione esplorazioni di Eni, anche lui finito sotto indagine per corruzione internazionale.

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