I fondi dell’8×1000 per il recupero dei beni culturali

Approvato l'emendamento Realacci. In precedenza il ricavato disperso in mille rivoli. Immancabili proteste

ROMA – Sono 150/200 i milioni che ogni anno la quota statale dell’otto per mille destinava ad interventi sui beni culturali, la fame nel mondo, le calamità naturali, assistenza ai rifugiati e recentemente anche la riqualificazione dell’edilizia scolastica. Ma d’ora in avanti non sarà più così. Venerdì scorso infatti la Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera ha completato l’esame del decreto terremoto – conversione in legge del decreto-legge 9 febbraio 2017 n. 8 – nell’ambito del quale è stato approvato l’emendamento Realacci (presidente della commissione Ambiente della Camera) che prevede l’utilizzo della quota dell’otto per mille, per i prossimi dieci anni, esclusivamente per la ricostruzione dei Beni Culturali danneggiati dal sisma nelle quattro Regioni dell’Italia centrale. Ora si passa all’esame dell’aula di Montecitorio, già da questa settimana. La proposta ha incontrato il parere favorevole anche del Ministro Franceschini.

Spiega Realacci: “Quello dei beni culturali è uno dei settori più colpiti: solo le chiese distrutte o danneggiate sono oltre milleduecento. Parliamo di siti di alto valore artistico, storico, architettonico contenenti opere d’arte di pregio. Dalla necessità di ripristinare quei beni e quei luoghi, fondamentali per l’economia oltre che per la nostra identità, nasce un’opportunità per il lavoro, le imprese, le università. Un grande laboratorio di restauro, cultura e innovazione diffuso sul territorio; importante per l’Italia e l’Europa”.

“L’emendamento approvato in commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera – ha commentato il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini – proposto dal presidente Ermete Realacci, che ringrazio, è un segnale importante sul quale il Governo ha dato fin da subito parere favorevole: tutta la quota dello Stato dell’8×1000 sarà destinata, per 10 anni, alla ricostruzione e al restauro dei beni culturali distrutti o danneggiati dalla lunga catena di eventi sismici cominciata il 24 agosto. Centri storici, musei, chiese, abazie di un’area in cui si è sviluppato l’embrione stesso della civiltà europea saranno recuperati con un’azione straordinaria mobilitando ingenti energie. Ritengo che le risorse statali dell’8 per mille – ha concluso il ministro – non potevano avere destinazione migliore anche per un rilancio del settore turistico dell’intero territorio”.

Finisce con questa approvazione, la possibilità, ad esempio, di finanziare interventi umanitari per la “fame nel mondo” attraverso le attività svolte dalle ONG italiane (l’ultimo finanziamento è stato di 6 milioni di euro per il co-finanziamento di circa 40 progetti). Finisce però anche la pratica adottata da diversi governi negli ultimi anni di utilizzare queste risorse in funzione dell’esigenza del momento, sia per la protezione civile che per altri impieghi, oltre quelli previsti dalla legge che ha istituito l’otto per mille. Gestione, che negli ultimi anni ha sollevato anche qualche critica dalla Corte dei Conti.

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