La crisi di Euronews tra chiusure e tagli

Il disimpegno della Rai che ha ridotto al 4% la partecipazione alla rete. In bilico 20 redattori italiani

ROMA – Euronews, la prima rete europea di notizie per diffusione (via satellite e via cavo) che trasmette in 13 lingue (e quindi con altrettante redazioni) nata nel 1993 per iniziativa di 19 emittenti pubbliche europee, sta attraversando una delle sue crisi peggiori che prevede la chiusura via via di alcune redazioni a partire da quella ucraina e quella iraniana e la riduzione di quella spagnola, e probabilmente anche di quella italiana.

La Rai ha ridotto a un pressoché simbolico 4% la propria partecipazione mentre il magnate egiziano Naguib Sawiris, ceo del gruppo Orascon Telecom Holding, è salito oltre il 60% e la NBC (National Broadcasting Company) diventa il secondo azionista privato con il 23% e 30 milioni di spesa.

Una ventina sono i redattori italiani che a Lione, sede di Euronews, lavorano al notiziario nella nostra lingua e che temono che il disimpegno Rai sia un segnale di rinuncia sempre più definitivo. L’eliminazione della redazione ucraina lascia unica in campo quella russa (sotto lo stretto controllo di Mosca) mentre quella di lingua turca (prevista per la fine dell’anno) fa sospettare che la poca docilità dei redattori alle direttive di Erdogan sia stato uno degli elementi decisivi. Tagliata anche la redazione araba che però continuerà a vivere solo sul web.

Gli appelli dei redattori italiani a Viale Mazzini fino ad ora sono rimasti inascoltati mentre a inizio marzo i senatori Claudio Micheloni (Pd) e Aldo Di Biagio (Area popolare) hanno depositato un’interrogazione urgente rivolta a Gentiloni, Alfano e Calenda per sollecitarne un intervento del nostro governo presso la Rai che ha il compito di impedire “la cancellazione inaccettabile di presenze italiane in Euronews”.

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