Rivoluzione grillina all’Acea, lascia Irace

Lunedì prossimo il cda dovrebbe provvedere al cambio della guardia. Gli ottimi risultati del 2016

ROMA – Tempi duri per Alberto Irace, l’ex sindaco Pd di Castellamare, renziano doc, oggi amministratore delegato dell’Acea. Fino a ieri infatti era dato per sicuro al vertice di Terna, sponsorizzato anche da Maria Elena Boschi, ma bruciato sul filo di lana da Luigi Ferraris, ex direttore finanziario di Poste. Oggi invece si parla di lui soltanto per gli scatoloni che starebbe preparando per lasciare la società di piazzale Ostiense, accompagnato all’uscita dalla sindaca Raggi.

D’altronde il manager è nel mirino del M5S fin dalla campagna elettorale dell’anno scorso, ritenuto ingiustamente più attento agli interessi dei soci privati di Acea (Caltagirone e i francesi di Suez) che a quelli dei cittadini. Nonostante gli ottimi risultati conseguiti nel 2016, la sua sorte è ormai segnata. Anzi sarebbe già pronto (il condizionale è d’obbligo trattandosi di nomine dell’amministrazione capitolina) ad entrare in campo nella riunione del cda di lunedì prossimo Stefano Donnarumma, già presidente di Acea Distribuzione e oggi direttore della rete della milanese A2a.

In un convegno internazionale organizzato alla Camera dal M5S, la portavoce del gruppo, Federica Daga, ho sostenuto con veemenza che “ripubblicizzare l’acqua significa riappropriarsi della democrazia. Inizia la primavera ed è il momento di dire che inizia la primavera dell’acqua pubblica e partecipata”.

Il convegno è stato anche l’occasione per presentare uno studio di fattibilità sulla ripubblicizzazione di Acea Ato2 la società di Acea che gestisce l’acqua a Roma e provincia: Merian Research e Studio Lillia “hanno dimostrato dati alla mano che Acea da anni tradisce il referendum avendo aumentato le tariffe del 10% senza fare gli investimenti promessi, e dimostrando che la ripubblicizzazione è possibile e a costo zero. Le privatizzazioni hanno fallito, i gestori privati sono interessati solo a utili e dividendi e non fanno investimenti”.

L’eurodeputato M5S Dario Tamburrano ha ricordato il milione e 650 mila firme di una Iniziativa dei cittadini europei (Ice) per chiedere alla Commissione Ue che l’acqua non sia oggetto di mercato, nell’ambito della revisione della direttiva Acqua. Il ricercatore dell’Università di Greenwich Emanuele Lobina, coautore di un libro sulla ripubblicizzazione del settore idrico nel mondo, ha sottolineato come dal 2000 al 2015 siano 235 le città che sono tornate all’Acqua pubblica, fra le quali Parigi, Berlino, Atlanta. Buenos Aires, Joahannesburg, Jakarta.

La ricercatrice giapponese Satoko Kishimoto ha spiegato come la spinta verso la privatizzazione dell’Acqua sia ancora forte, soprattutto sostenuta dalle grandi istituzioni internazionali come Banca Mondiale e Commissione Ue, nonostante “sia dimostrato che non porta maggiore efficienza, ma aumento dei costi”. Per Kishimoto la lotta per tornare all’acqua pubblica può avere successo se si salda con quelle per la ripubblicizzazione di altri servizi, come rifiuti, istruzione, energia.

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