Anche l’Eni si appresta a lasciare Roma?

Il sindacato teme che il gruppo voglia concentrare le attività su Milano. La società smentisce decisamente

ROMA – Per ora è solo un dubbio, un tarlo che da qualche mese è entrato nella testa dei dipendenti romani del “cane a sei zampe” e che disturba il loro sonno. Per il momento niente di concreto, intendiamoci, nessuna prova concreta di traslochi o di ordini di servizio. Solo indizi, una riduzione strisciante di attività nel grattacielo dell’Eur, qualche ricerca di spazi a San Donato Milanese, una frase colta al volo in un corridoio. Insomma, solo sospetti che trovano però terreno fertile in inquietanti linee tendenziali nell’occupazione del gruppo, oltre che nell’inarrestabile degrado della Capitale che induce le più nere suggestioni.

Di questi sospetti si era fatto interprete qualche giorno fa anche il Corriere della Sera parlando per la prima volta di un piano per spostare tutte le attività del gruppo Eni a Milano e sgomberare il “Palazzo di vetro” che si affaccia nel laghetto dell’Eur, fatto costruire nel 1959 da Enrico Mattei. In quell’articolo si parlava di voci non controllate secondo le quali i 3.000 addetti di Eni e i 100 progettisti della Saipem potrebbero essere trasferiti a Milano, nella sede istituzionale di San Donato. L’Eni interpellata sull’argomento ha smentito categoricamente l’eventualità.

Ma allora come nascono certe voci? Sono solo “ballon d’essai”, o c’è qualcosa che avvalora i sospetti? Il segretario generale della Filctem Cgil Roma e Lazio, Ilvo Sorrentino, ha dichiarato al Corriere che “le politiche che si stanno determinando in particolare nel settore chimico-farmaceutico, compreso quello energetico e dei carburanti, potrebbero portare, come è già successo in passato, allo spostamento di attività nell’hinterland milanese. Le politiche in atto, non da oggi, sembrano confermare questo trend”.

Ma che non si tratti di fantasie o paure infondate lo dimostrano, in maniera inconfutabile, i dati Eni che emergono dalle rilevazioni dello stesso sindacato della Cgil dal 2000 ad oggi, che Romacapitale.net ha esaminato e deciso di pubblicare integralmente. Riduzione dell’occupazione totale con particolare evidenza su Roma e il Mezzogiorno, cancellazione o concentrazione a Milano o all’estero di attività o intere funzioni aziendali, delocalizzazione delle attività midstream e progressiva riduzione delle attività di trading&shipping, sono elementi concreti di un riposizionamento strategico del gruppo Eni che non temono smentite.

La tendenza di progressivo abbandono della Capitale da parte del più grande gruppo energetico italiano non è dunque una brutta favola metropolitana, come qualcuno vorrebbe far credere, ma la dura realtà di scelte industriali e localizzative che oramai rispondono a logiche globali che sfuggono a regole e controlli nazionali. Su questa drammatica situazione, Roma ci mette di suo un carico da novanta fatto di servizi da terzo mondo, infrastrutture fatiscenti, un’amministrazione cittadina degna di “scherzi a parte” e una burocrazia asfissiante.

Il risultato congiunto di questi due fattori critici è la “fuga dalla Capitale”. Forse non oggi, ma domani anche l’Eni, già avviata sulla stessa strada, trasferirà gli ultimi scatoloni a San Donato Milanese e a quel punto nel “Palazzo di vetro” dell’Eur rimarrà soltanto da spegnere le luci e disdire i contratti dell’acqua e dei telefoni. E i dipendenti? Beh, per loro c’è la mobilità.

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