Report scatena una tempesta sul Cnr

L’inchiesta della trasmissione ha fatto emergere il sospetto di un rapporto tra un istituto del Cnr e il capo di Cosa nostra

ROMA – “Ho visto Matteo Messina Denaro davanti alla sede del Cnr di Capo Granitola”. A sostenerlo, con particolari circostanziati, è un dipendente del Centro Nazionale Ricerche, in una dichiarazione rilasciata ad un cronista di Report. La notizia, o meglio la testimonianza che non ha trovato finora riscontri, del capo di Cosa Nostra collegato in qualche modo ai fondi riservati alla ricerca, avrebbe dovuto far tremare l’intera stampa nazionale. Allora delle due l’una: o Report, dopo l’uscita della Gabanelli, deve ricostruire ex novo la sua reliability, oppure i colleghi attendono le conferme del caso prima di far scoppiare la bomba.

Stiamo parlando di uno dei settori strategici per lo sviluppo del Paese, la ricerca, di cui il Cnr rappresenta l’eccellenza: ottomila dipendenti, 1,500 tecnici, 103 istituti, contributi dello Stato per 1,2 miliardi euro l’anno, provenienti, in gran parte, dall’European Research Council.

Tra gli istituti, uno dei più prestigiosi è quello dedicato all’ambiente marino costiero: sette sedi, distribuite tra Campania, Sardegna e Sicilia. Quest’ultima, guarda caso, a Capo Granitola (Tp), feudo del super latitante di Cosa Nostra, secondo la testimonianza, testuale, di Mario Sprovieri, responsabile proprio della sede Cnr di Capo Granitola.

Ma nel servizio di Report c’è anche il caso di Vittorio Gargiulo, segretario dell’Istituto Ambiente Marino Costiero, e dei ‘giochi gonfiabili’, dei mobili e delle vasche idromassaggio acquistati coi soldi pubblici, come esempio delle malversazioni compiute coi fondi dell’Istituto del Cnr. Così Gargiulo ha sentito puzza di bruciato e ha preparato l’espatrio, senza sapere che il suo telefono era sotto controllo e i suoi progetti di fuga monitorati in tempo reale dalla Procura di Napoli. Che ha emesso un decreto di fermo nei suoi confronti.

All’interno della comunità scientifica del Cnr c’è incredulità e sconcerto per l’enormità dei fatti emersi. L’opinione pubblica invece assiste rassegnata all’ennesima “caduta dal pero” dei responsabili dei controlli. La ministra dell’università e della ricerca Valeria Fedeli, cui spetta la vigilanza sul Cnr, ha diffuso un comunicato, nel quale si legge: “Non appena informata del servizio, esercitando i nostri poteri di vigilanza (!), ho chiesto al presidente Massimo Inguscio di attivarsi subito perché si possa fare piena chiarezza su quanto realmente accaduto e di informarmi al riguardo. Di fronte ad accuse come quelle emerse nel corso della trasmissione televisiva di ieri bisogna essere tempestivi e dare risposte esaustive (!).

A stretto giro è seguita la replica del presidente dell’ente Inguscio che, in risposta alla urgente richiesta della Ministra, ha dichiarato che “verrà fatta chiarezza su eventuali nuovi temi emersi durante la trasmissione, su cui verranno intraprese tutte le eventuali azioni del caso anche a tutela delle oltre 8 mila persone del Cnr che da sempre si dedicano alla ricerca con passione, serietà e correttezza».

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