I giudici di pace sul piede di guerra

Parole durissime che raccontano una categoria in sciopero bianco per un mese intero

ROMA – “Le nostre proteste sono appena iniziate”. Giudici di pace sul piede di guerra da mesi contro la riforma della magistratura onoraria. L’ultimo sciopero è iniziato lo scorso 15 maggio e durerà un mese: “Chiediamo le immediate dimissioni del Ministro Andrea Orlando”, continua a ripetere l’Unione Nazionale Giudici di Pace, “un politico che non è stato in grado di tenere fede a nessuno degli impegni assunti, che ha soddisfatto esclusivamente gli interessi dei poteri forti e della magistratura più oscurantista e politicizzata, insediata proprio all’interno dei Ministeri nei posti più importanti e delicati, che non ha tenuto in alcuna considerazione gli appelli del 90% dei capi degli uffici giudiziari delle Procure e dei Tribunali, che ha mentito senza alcuna remora all’Europa, con la destabilizzante consapevolezza che le conseguenze delle azioni che hanno già intrapreso e stanno per intraprendere tutte le più alte Istituzioni comunitarie ed europee ricadranno integralmente sulle tasche dei cittadini e sull’economia del Paese”.
Parole durissime che raccontano una categoria che da decenni rivendica i propri diritti. Una categoria il cui apporto insieme a quello dei magistrati onorari rappresenta una risorsa insostituibile per il Paese: già oggi trattano e definiscono il 60% dei processi penali e civili, con un impegno a tempo pieno al servizio della Giustizia che per la maggior parte dei magistrati in servizio si protrae da oltre 15 anni; senza il loro fondamentale apporto la magistratura di carriera non sarebbe mai in grado di assolvere ai suoi compiti e la Giustizia in Italia si fermerebbe. Altro punto di contestazione riguarda lo stipendio: a stento arriva a 600 euro nette al mese, senza congedi retribuiti di maternità o per motivi di salute, senza assicurazione per infortuni sul lavoro, senza trattamento di fine rapporto. Nella riforma – osservano i giudici di pace – è addirittura previsto un ulteriore e considerevole aumento delle competenze dei giudici di pace e dei magistrati onorari, che nel futuro si occuperanno di non meno dell’80% della giurisdizione civile e penale.
I giudici di pace in questo mese di protesta garantiranno esclusivamente la tenuta di un’udienza a settimana ed in quel giorno praticheranno lo sciopero della fame. “Stiamo organizzando manifestazioni, cortei, picchetti su tutto il territorio e raccogliendo adesioni per arrivare al blocco di tutte le attività giudiziarie – spiega l’Unione nazionale giudici di pace – comprese le convalide delle espulsioni dei cittadini extracomunitari irregolari, sospendendoci dal servizio a tempo indeterminato: i cittadini devono toccare con mano da subito quali saranno i devastanti effetti della riforma Orlando”. “Il Paese non può tollerare”, concludono, “che la Giustizia sia amministrata in maniera così irrazionale ed approssimativa, con la volontà ormai conclamata di rottamare tutto ciò che ha funzionato negli ultimi 20 anni in Italia”. Secondo le organizzazioni di categoria lo sciopero di quattro settimane determinerà la sospensione di oltre 600mila pratiche giudiziarie.

di Valentina Marsella

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