Rai, forti scosse di terremoto a viale Mazzini

Dopo la bocciatura del piano di Campo Dall’Orto l’azienda è in surplace. Gli autori della defenestrazione del direttore tornano sui propri passi per paura del commissariamento.

ROMA – E adesso che succederà a viale Mazzini? Nessuno azzarda previsioni, si naviga a vista in una nebbia fittissima. Lo shock della bocciatura del piano dell’informazione presentato dal direttore generale Antonio Campo Dall’Orto brucia ancora. Si inseguono pettegolezzi e dotte interpretazioni dei soliti “raiologi”. L’aria nel palazzo è così inquinata che non permette neppure di pensare ad un piano B per andare avanti.

Di certo per il momento l’iniziativa è nelle mani del dg che ha incassato la sfiducia del Cda. Gli è rimasto vicino solo il consigliere Guelfo Guelfi, mentre Fortis e Freccero si sono astenuti. Tutti gli altri, a cominciare dalla presidente Monica Maggioni, gli hanno votato contro. Si dimetterà, non si dimetterà, questo è il dilemma che appassiona politici e scommettitori.

In ogni caso è prevista per oggi o domani una verifica con l’azionista unico, il ministro del Mef Pier Carlo Padoan, il quale pilatescamente ha risposto in prima battuta che deve ancora consultare la sua agenda. Comunque dalle tre alternative non può scappare: o accompagna con garbo il direttore generale alla porta (ma non ha nessuna carta di ricambio da giocare perché Giancarlo Leone ha già detto di no e le chance di Paolo Del Brocco, attuale ad di Rai Cinema, sono in caduta libera); oppure non prende posizione e rimette la decisione alla sensibilità di Campo Dall’Orto; o, come estrema ratio, avvia una procedura per il commissariamento della Rai.

Il solo spettro del commissario ha messo in fibrillazione gli autori del “parricidio”. In una improvvisata conferenza stampa convocata a viale Mazzini, i consiglieri Rita Borioni, Guelfo Guelfi, Franco Siddi, Arturo Diaconale, Giancarlo Mazzuca e Carlo Freccero hanno espresso la loro “viva e vibrante” volontà di non dimettersi, naturalmente “per il bene dell’azienda”.

“Era in corso una discussione serena (!) quando sono uscite notizie di agenzia che avevano un contenuto opposto a quello che ci eravamo detti nel consiglio – ha detto il consigliere Guelfo Guelfi, spiegando i motivi che hanno indotto alla convocazione della conferenza. Nessuno ci ha imposto una votazione sul piano news, sul quale ognuno ha fatto le proprie valutazioni liberamente. Questo è un fatto grave che ha portato alla sospensione del cda”.

“L’uscita di quelle notizie – ha aggiunto Rita Borioni – non può essere considerata solo un incidente. E’ una cosa che fa male a tutti, perché ci troviamo di fronte a un cda che lavora e dà opinioni sempre sul merito ed è molto meno politicizzato di quello che, forse per comodità, si vuole far apparire all’esterno. I rapporti di fiducia si incrinano- ha proseguito – ma si possono anche ricostruire, purchè ci siano le condizioni”.

“Non e’ vero che abbiamo assecondato la politica, ciascuno di noi ha votato nella piena autonomia delle proprie convinzioni”, ha detto invece Franco Siddi. “All’ordine del giorno c’era un piano complessivo dell’intera informazione Rai: ma in quel piano c’era una cornice molto tecnica e pochi contenuti. Nessuno è contro il digitale, sia chiaro, ma il tutto deve rientrare in un progetto coerente. La regola deve essere prima i progetti e poi i nomi. Opinioni diverse possono e devono esserci, poi vanno confrontate e portate a sintesi: la sintesi proposta oggi era poco convincente”.

Di parere diverso Carlo Freccero che ha spiegato di aver deciso di astenersi sul piano news ritenendo che si potesse andare avanti sulla parte del digitale, con la nomina di Milena Gabanelli, considerata molto positiva, mentre sulla parte generalista, che è ancora centrale, si potesse riaprire il dibattito successivamente.

“Vogliamo fare le scelte migliori per il futuro dell’azienda e per questo non abbiamo nessuna intenzione di dimetterci – ha detto Arturo Diaconale, decisamente più pessimista – Quanto avvenuto oggi rende estremamente difficile il rapporto di collaborazione tra il consiglio e il direttore generale. Questo rapporto si è incrinato. Il piano da lui proposto è stato respinto e non si può non tenerne conto. Certo, se si dicesse disponibile a cambiarlo e ci chiedesse di proseguire la collaborazione nessuno lo ostacolerebbe”.

In questo bailamme il commento amaro di uno che la Rai la conosce come le sue tasche avendoci lavorato fino al 2015 assomiglia ad un mezzo epitaffio: “Ora la Rai – afferma Michele Mezza, docente di Sociologia delle culture digitali, presso l’Università Federico II di Napoli. – si trova ad avere il poco invidiabile primato di essere l’unica azienda televisiva europea senza una bussola nel pieno della transizione al digitale, mentre avanzano le offerte multimediali dei competitor privati e mentre anche i possibili partner, come Telecom ed Enel, si stanno mettendo in proprio.

“L’Usigrai, il mitico sindacato dei giornalisti RAI, dopo aver seguito distrattamente, non senza qualche compiacimento, le prime baruffe in consiglio che costarono  il posto al responsabile del progetto di riorganizzazione dell’informazione Carlo Verdelli, oggi grida al Tutti a casa. Ma tutti chi? Qui il rischio è che dopo decenni di riforma vagheggiata dell’azienda, e mai realizzata per il continuo bradisismo di veti e sommosse interne, neanche ci si accanisca più sulla Rai, ma, come per l’Alitalia, si arrivi alla conclusione che il carrozzone sia irriformabile”.

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