La nuova Gnam spegne la prima candelina

La rivoluzione operata dalla nuova gestione ha retto all’urto delle critiche e della tradizione

ROMA – Riforme. Spesso viste con diffidenza ma necessarie a rendere la vita istituzionale più consona alle esigenze attuali. Le poche realizzate hanno bisogno di tempi lunghi per monitorarne i passaggi, per verificarne i benefici. A Roma, una di queste realtà è senza dubbio rappresentata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, molto amata dal pubblico e soprattutto dagli artisti.

La nuova direttrice Cristiana Collu, selezionata da un concorso nazionale (su cu il Tar non ha avuto niente da dire), ha proposto un progetto audace e innovativo che ha incontrato un indubbio interesse, ma anche suscitato grandi discussioni soprattutto tra gli addetti ai lavori. L’edificio di Bazzani si è presentato al pubblico un anno fa invaso dalla luce naturale proveniente dai lucernari e dalle vetrate aperte su piccoli magici giardini, liberato da boiserie e da pannelli divisori, ridipinto di bianco ad esaltare la qualità spaziale delle sue sale. All’entrata – anche se orfana del molto ammirato lavoro di specchi di Alfredo Pirri – l’accoglienza è sottolineata da un assemblage di arredi antichi, il tappeto, i divani accanto a moderni elementi di design contemporaneo.

La scelta della direzione si è basata sull’allestimento di una grande mostra dal titolo “Time is out of Joint”, una selezione di circa 500 opere delle circa 20.000 della collezione, scelta rivoluzionaria che ha trovato contrari alcuni membri del Comitato Scientifico, che si sono  dimessi, e parte del pubblico per la messa in discussione della presentazione con la scomparsa di capolavori dell’ottocento. E’ stata sovvertita, infatti, la regola dell’impaginazione temporale, sono scomparsi i raggruppamenti stilistici, futurismo, cubismo, metafisica, pop art, arte povera, transavanguardia: si è privilegiata la messa a confronto tra opere di diversi filoni con assonanze tematiche o talvolta solo estetiche.

Criterio che da una parte aiuta a supplire alcune lacune della collezione, ma dall’altra privilegia il contatto del visitatore con la singola opera. Contatto  molto emozionante: basta entrare nella sala del grande “Mare” di Pascali, o quella in cui le grandi battaglie ottocentesche si confrontano con la drammaticità di Burri per averne conferma.

La tendenza di mescolare le carte d’altronde è oramai una tendenza internazionale. La Tate Modern per esempio ha inaugurato questo criterio dalla riapertura, e in questo stesso giornale (allora cartaceo) nel luglio/agosto 2009 è apparsa  una intervista all’allora direttore Vincente Todoli che parlava di selezione e presentazioni di voci artistiche differenti per un preciso concetto di politica culturale indirizzata a un pubblico non più guidato nell’apprendimento,  ma protagonista di un proprio percorso personale suscitato dalla curiosità e dall’emozione.

In questa innovativa concezione del museo, luogo non solo di apprendimento e contemplazione, ma punto di aggregazione sociale e di creatività, contemporaneamente alla mostra che durerà fino al giugno del 2018, si svolgono numerose altre attività. Da sottolineare l’ospitalità di un evento come “Sensibile Comune. Le opere vive”, con performance, proiezioni, dibattiti, reading poetici e concerti; un coinvolgimento del popolo della rete in un lavoro dell’artista Paco Cao per un concorso di bellezza tra i ritratti conservati nel museo; omaggi a protagonisti dell’arte a Roma con l’esposizione delle opere di Giacomo Balla in collezione,  del lavoro di Guido Strazza, del grande  illustratore Steno, e ancora presentazioni di libri, organizzazione di dibattiti sull’arte e sulla sua politica.

Questa vivace trasformazione supportata dall’intenzione di attualizzare  il compito di un museo ha portato ad un rinnovato interesse del pubblico, confermato dal numero dei visitatori passati dai 28.532 del 2015 ai 55.000 del 2016. I primi mesi del 2017 vedono il numero ancora aumentato, arrivato, compresi naturalmente gli ospiti e chi partecipa alle varie iniziative, a 94.985 unità.

di Maria Grazia Tolomeo

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