“Totti è la Roma”: il giorno perfetto del Capitano

Attestati di stima, di affetto e di rispetto, arrivati persino dalla curva laziale

ROMA – C’è stato un momento, nella settimana che ha preceduto il Totti Day, in cui i tifosi della Roma hanno tremato, hanno percepito i segnali di un tradimento assurdo e fuori tempo massimo, si sono sentiti smarriti. Tra i titoli dei giornali che annunciavano l’imminente sbarco di Spalletti all’Inter e i silenzi ostinati del Capitano, sfociati poi in un post enigmatico che lasciava prefigurare l’idea impensabile di un cambio di casacca, l’attesa di una partita determinante come Roma-Genoa è sembrata infinita.

E invece tutto è stato bellissimo, emozionante, liberatorio. E drammatico. Il 28 maggio 2017 è stata un po’ la sintesi di tante altre date impresse nella memoria dei romanisti, da quella dell’ultimo scudetto, il 17 giugno 2001, a quella dello spettacolare addio di Bruno Conti, il 23 maggio 1991. Ma nel tardo pomeriggio di domenica si sono anche visti i fantasmi di tante delusioni cocenti, dalla finale di Coppa dei Campioni del 30 maggio 1984, al beffardo Roma-Lecce del 20 aprile 1986, fino al famoso derby del 26 maggio di quattro anni fa.

Già, perché se a cinque minuti dal novantesimo il Genoa non avesse visto finire sul palo la palla del possibile 2-3 e se all’ultimo minuto Perotti non avesse fatto esplodere la curva, la cerimonia dedicata al Capitano, oltre ai toni di straziante gratitudine popolare che l’hanno caratterizzata, avrebbe portato con sé sentimenti di rimpianto, frustrazione, rabbia. Forse qualcuno avrebbe contestato il presidente e l’allenatore, forse altri non avrebbero resistito a rimanere nello stadio due ore oltre la fine della partita e sarebbero mestamente sfilati via.

Non è andata così, per fortuna. Totti ha resistito alla tentazione di strafare in campo, ha mantenuto la lucidità, ha evitato di tirare in porta una punizione nei minuti di recupero perché era più utile in quel momento tenere la palla vicino alla bandierina del calcio d’angolo per far scorrere il tempo. Il suo unico pensiero, come sempre, è stato quello di aiutare la squadra a vincere la partita. E alla fine ha condiviso con la sua famiglia, i compagni e con altre 70mila persone la sua irrefrenabile commozione. Un sentimento talmente intenso e sincero da contagiare chiunque fosse di fronte al televisore, certamente non solo i romanisti e non solo quelli che seguono il calcio.

In queste settimane gli elogi, gli applausi e le dichiarazioni d’amore per Totti sono piovuti da ogni parte, hanno giustamente elevato la figura di Francesco a quella di assoluto orgoglio sportivo per tutta l’Italia e simbolo del calcio riconosciuto in tutti i continenti. Attestati di stima, di affetto e di rispetto, arrivati dal mondo dello spettacolo, della cultura, delle istituzioni, da parte dei più grandi campioni internazionali, e persino dalla curva laziale, che per un momento hanno indotto a pensare che i colori giallorossi potessero stare stretti a un grande come lui. Il 28 maggio è servito, al contrario, a rimettere la chiesa al centro del villaggio: come recitava lo striscione in Curva Sud, “Totti è la Roma”. Ci provino pure a separarli, Totti e la Roma: troveranno la dignità, le lacrime, la civiltà e la consapevolezza di un popolo che per 25 anni ha trovato in questo eterno ragazzo un costante punto di riferimento. Che non ha tradito. Mai.

di Francesco Lener

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