Migranti, sbarcano sempre più bambini

Secondo l’Unicef nel 2016 oltre 28mila bambini migranti, il 92% sbarcati da soli. Cresce anche il numero di coloro che diventano irreperibili

ROMA – Nel 2016 i bambini sbarcati sulle coste italiane hanno raggiunto un numero record: 28.223 su un totale di 181.436 persone sbarcate, dato che supera quello registrato nel 2014, anno dell’operazione umanitaria Mare Nostrum. Nel 2016 sui 28.223 bambini arrivati sono stati identificati 25.846 minorenni non accompagnati, pari al 92% dei minorenni sbarcati. Parallelamente è cresciuto il numero di coloro che diventano irreperibili, spariscono nel nulla, di loro non c’è più traccia. Sono passati infatti dai 1.754 del 2012 ai 6.508 di fine novembre 2016.

È quanto emerge dal rapporto “Sperduti. Storie di minorenni arrivati soli in Italia”, lanciato oggi dall’Unicef e dall’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche (Irpps-Cnr) nell’ambito del convegno “Per ogni bambino sperduto”, organizzato in collaborazione con la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Il rapporto punta a rilevare il vissuto dei minorenni in relazione alla loro esperienza migratoria e ricostruire il loro percorso verso l’Italia.

Il Rapporto evidenzia la crescita del numero dei bambini sbarcati da soli che diventano irreperibili. In termini percentuali, hanno raggiunto la massima incidenza nel corso del 2015 (arrivando al 34%), attestandosi al 27,4% sul totale dei minorenni non accompagnati (presenti nelle strutture + irreperibili) a fine novembre 2016.
Al 30 novembre 2016 il 79% degli irreperibili proviene da Egitto (1.513), Eritrea (1.326), Somalia (1.242), Afghanistan (639), Nigeria (225) e Gambia (195).

La tendenza a trovarsi in condizione di irreperibilità risulta particolarmente pronunciata tra i minorenni provenienti da specifiche aree. Considerando i dati più recenti, il Rapporto evidenzia come di una gran parte di minorenni provenienti dall’Afghanistan, ma anche dall’Eritrea, dalla Somalia e dalla Siria si perdano le tracce e ciò potrebbe prefigurare, tra le altre ipotesi, una precisa strategia volta a proseguire il viaggio verso altri Paesi europei.

Tra il 2011 e il 2015, i dati mostrano anche un numero crescente di minorenni stranieri non accompagnati in carico agli uffici del servizio sociale per i minorenni (Ussm) – che prendono in carico il minorenne entrato nel circuito penale – sebbene incidano per l’1,6 – 1,7% sul totale dei minorenni e per il 6-8% sulla sola componente straniera. Tra i reati ascritti ai minorenni non accompagnati, ci sono in particolare quelli legati allo spaccio di stupefacenti, seguiti da quelli contro il patrimonio.

Una caratteristica comune è rappresentata dalla provenienza socioeconomica: sono spesso famiglie di ceto medio che però si trovano ad affrontare dei processi di mutamento sociale ed economico: per sottrarsi al processo di impoverimento e di disgregazione familiare, la famiglia investe sull’emigrazione di uno dei suoi membri.

Secondo le testimonianze raccolte dal rapporto Unicef-Cner per i minori che arrivano da soli in Italia il viaggio è un inferno, e il loro destino incerto. Durante il passaggio di frontiera tra il Niger e la Libia, i minorenni intervistati sono completamente in balìa delle guardie di frontiera. Questo è il momento in cui il viaggio si prende “la pausa” più lunga, la cui durata dipende da fattori che sono completamente indipendenti dalla volontà dei minorenni, dei loro accompagnatori e passeur. I minorenni intervistati durante queste pause hanno lavorato in agricoltura e nell’edilizia. Situazione diversa invece per gli intervistati provenienti dall’Egitto o dall’Albania, il cui percorso per arrivare in Italia non solo è più breve ma è anche più lineare in quanto implica un solo passaggio di frontiera e una sola intermediazione con i passeur.

Comune a tutti i minorenni soli intervistati è la sindrome dello stress legato anzitutto allo spostamento, all’aver lasciato il proprio contesto di vita, al sentirsi rinchiusi in un centro, a non potere tornare indietro prima di aver estinto il debito contratto dalla propria famiglia, alla tensione verso una “riuscita” economica che consenta a se stessi e al proprio nucleo di origine, un miglioramento nelle condizioni di vita.

“Ciò permette di restituire volti e storie ai minorenni coinvolti nelle migrazioni, approfondendo le motivazioni che spingono a spostarsi, valutando se esiste un legame di causa-effetto tra il Paese di provenienza e la riuscita della migrazione, analizzando storie di ‘successo’ o ‘insuccesso’ degli esiti, approfondendo il caso dei minorenni irreperibili e i percorsi da essi intrapresi,” ha dichiarato Giacomo Guerrera, presidente dell’Unicef Italia.

“In questo contesto – ha concluso Guerrera – al fine di analizzare la condizione dei minorenni migranti e rifugiati giunti in Italia, è stata avviata una collaborazione con l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Consiglio nazionale delle ricerche che dei temi migratori si occupa da anni”.

“L’indagine mira a costituire sia un valido e aggiornato strumento di advocacy – ha sottolineato Corrado Bonifazi, direttore Irpps-Cnr – da adoperare insieme alle istituzioni rispetto alla condizione dei minorenni migranti e rifugiati giunti sul territorio. L’indagine – ha aggiunto – vuole anche essere uno strumento utile per individuare piani di intervento sistematici per far sì che l’attenzione ai più recenti arrivi via mare, non abbia carattere esclusivamente emergenziale. Venga così garantita piena tutela dei diritti di questi minorenni, in conformità agli obblighi contratti dall’Italia a livello internazionale e da quanto previsto dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”.

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