Rischio di emergenza rifiuti nella Capitale

Dopo monopolio Cerroni torna il privato? Il dossier del PD sul caso Ama

ROMA – Roma ha 4 Tmb (impianti di trattamento meccanico biologico), due gestiti da Ama e due da privati, insufficienti secondo il Pd a trattare i rifiuti della Capitale. 110 tonnellate di rifiuti al giorno, circa 800 tonnellate a settimana, vengono inviate su quattro treni dalla Capitale verso i termovalorizzatori austriaci. Per ogni tonnellata di rifiuti inviata per il trattamento, l’Ama paga circa 139,81 euro, per un totale di circa 5 milioni, più le spese di trasporto.

La nuova Giunta Cinque Stelle, secondo il Pd, vive ancora di rendita rispetto alla Giunta Marino che ha affidato il servizio ad Ama per 15 anni. Dopo 10 mesi Virginia Raggi non si è assunta alcuna responsabilità, ma si è limitata a presentare gli indirizzi “copia e incolla” delle direttive europee e nazionali.

Il paradosso a 5 stelle è la negazione di impianti e siti di stoccaggio, puntando sul comportamento virtuoso dei cittadini nel ridurre i rifiuti, ma usare per il 60% dei rifiuti prodotti a Roma gli impianti di altri comuni dove non governano, per cui si dice no al compostaggio di Rocca Cencia ma si al raddoppio dell’impianto di Maccarese, proposta ritirata nell’arco di un pomeriggio. Infatti da Roma partono giornalmente 200 camion di rifiuti e 4 treni per l’Austria a settimana, causa di inquinamento.

“È sotto gli occhi di tutti – dice l’onorevole Dem Stella Bianchi (Dem), membro della commissione parlamentare ecomafie – l’estrema fragilità del ciclo dei rifiuti e degli impianti per tmb a Roma. Roma rischia di entrare in emergenza. In 11 mesi di amministrazione M5S non solo non ci sono prove concrete di governo ma neanche nessuna speranza che stiano mettendo in sicurezza il ciclo dei rifiuti.

“Questa amministrazione ha presentato un piano dei sogni, senza fondamento – prosegue Bianchi riferendosi all’incontro di ieri tra la sindaca Raggi e il ministro del’Ambiente Gian Luca Galletti – Secondo quel piano noi immaginiamo di diventare addirittura più bravi del target europeo, in meno di 9 anni, ma senza nessuna indicazione su come intendano raggiungere risultati superiori a quel target. Noi abbiamo un disperato bisogno di sapere quali impianti vogliono fare, dove vogliono farli e in che tempi, perché qui hanno solo cancellato i propositi precedenti.

“Nel piano di Ama c’è un dato – ha spiegato Bianchi – l’autonomia industriale di Ama che passa dal 20 al 29 per cento quando nel precedente arrivava all’80 per cento. Significa che questo programma va verso i privati dell’Italia o di Roma. Non vorremmo pensare che dopo il monopolio di Cerroni rimettiamo la città nelle mani di un privato”.

Nella comparazione realizzata dal Pd tra il piano industriale Ama varato con la Giunta Marino, e il piano varato dalla Giunta Raggi il 4 maggio scorso, a fronte di un obiettivo di 5 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti a Roma ogni giorno, con l’amministrazione precedente la differenziata era arrivata al 42%, lo stesso livello raggiunto nel nuovo piano dopo un anno di amministrazione.

Il Piano Pd prevedeva uno stanziamento di 328 milioni di investimenti per la realizzazione di eco-distretti, mentre nel piano M5S si blocca la realizzazione dell’eco-distretto di Rocca Cencia e si stanziano 111 milioni per il periodo 2017-2021 senza prevedere investimenti su impianti, uomini e mezzi, con l’obiettivo di ampliare la raccolta differenziata fino al 70%. Al Pd tocca spiegare che gli impianti non sono ecomostri, ma da essi dipende il futuro di Ama e l’autosufficienza della capitale, una sfida per trasformare 1 milione e 700mila tonnellate di rifiuti l’anno in una risorsa grazie ai dirigenti e agli 8 mila lavoratori di Ama.

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