Nella manovra il regalo ‘ad personam’ per l’Eliseo

Prima cancellato dal milleproroghe, il provvedimento riappare nel ddl all’esame del Parlamento. La tormentata storia contemporanea del teatro

ROMA – A giudicare dalle reazioni del giorno dopo, la vicenda del cadeaux di 8 milioni di euro in due anni al Teatro Eliseo di Luca Barbareschi non sembra destinata a finire qui. Infatti il contributo arrivato direttamente, per via inusuale, dal ministero dell’Economia ha suscitato una canea di proteste e di reazioni indignate da parte di tutti gli altri teatri, non solo romani, costretti a dividersi le briciole del Fus, il fondo unico dello spettacolo.

“Perché il contributo al Teatro Eliseo – scrivono al ministro Padoan i principali teatri di Roma, Milano, Catania, Torino, Palermo – bocciato dal governo, presentato e poi ritirato dal decreto ‘Milleproroghe’, è presente nella manovra correttiva di bilancio (blindata dal voto di fiducia, ndr)? E visto che le motivazioni e le modalità di ogni sostegno pubblico devono essere chiare, trasparenti e soggette a controllo e verifica, è possibile sapere quali ragioni effettive sono alla base dello stanziamento a favore di un singolo teatro privato?”. Dello stesso tenore le reazioni di tutte le associazioni di categoria e dell’Agis, che ha annunciato le dimissioni dei rappresentanti dello spettacolo dal vivo dalla Consulta del Mibact.

Il governo scarica qualsiasi responsabilità. Il ministro dell’Economia dice che l’emendamento incriminato gli è arrivato direttamente dalla Commissione parlamentare che l’ha inserito nella ‘manovrina’. Il ministro Franceschini, che espressamente si era detto contrario al contributo, aveva ricordato di aver fatto tutto il possibile per il salvataggio dell’Eliseo: “Il contributo all’Eliseo è stato incrementato nel 2016 a 514.831 euro più altri 250 mila euro per il progetto speciale Generazioni. Si tratta dello stanziamento in assoluto più consistente fra i 13 progetti speciali del 2016 che porta il sostegno del Ministero ad oltre 1,2 milioni di euro in due anni. Tali risorse nel 2017 potranno ulteriormente essere incrementate nella parte ordinaria e accresciute nell’ambito di eventuali altri progetti speciali”.

Se non il governo, dunque, chi è l’autore del “miracolo” che ha messo d’accordo sull’Eliseo il Pd e Forza Italia (qualcuno, maliziosamente, ci ha voluto vedere una piccola anticipazione della riedizione del Nazareno)? Il Fatto Quotidiano chiama in causa come coautrice la moglie di Barbareschi, Elena Monorchio, figlia dell’ex potentissimo ragioniere generale dello Stato, che ha sposato la nobile impresa di rilanciare il palco calcato dal 1918 dai più grandi interpreti del dramma italiano.

Al di là tuttavia di questi spifferi dietrologici, c’è la storia tormentata di un teatro che da almeno vent’anni non trova pace. Da quando cioè le mura dell’Eliseo vengono acquistate dalla società Eliseo Immobiliare S.r.l., di proprietà di Stefania Marchini Corsi, Carlo Eleuteri e l’imprenditore Vincenzo Monaci. Il figlio di quest’ultimo, Massimo Monaci, prende in mano la direzione artistica del teatro con il 100% della gestione.

Ma nel 2014 la gestione Monaci arriva al capolinea. A causa del forte indebitamento (oltre 9 milioni) e di incassi insufficienti, l’ufficiale giudiziario mette i sigilli alla sala il 20 novembre 2014 Il gestore Monaci è moroso e da oltre due anni non paga gli affitti alla proprietà (peraltro la famiglia Monaci stessa è proprietaria, come detto, col 34%). Secondo un importante scoop pubblicato dal giornale online “Giornalettismo”, Monaci è fortemente responsabile della situazione finanziaria. In particolare, la società di famiglia “Nuova Teatro” è partecipata, con l’87,86% delle quote, dalla Maremma Vera S.r.l., azienda vitivinicola toscana che ha investito molte risorse in una lussuosa cantina, la Pieve Vecchia, progettata dal noto architetto Cini Boeri. Fra le righe, Giornalettismo sostiene che mentre l’Eliseo soffre per il forte indebitamento, il gestore si dedica in Toscana al business dell’olio e del vino, di fatto finanziato con i fondi pubblici destinati al teatro.

Intanto Luca Barbareschi è in trattativa per firmare un contratto di affitto con due dei tre soci proprietari (Marchini Corsi ed Eleuteri), ma Monaci ne contesta la validità perché a suo avviso serve la maggioranza dei 4/5 del capitale. Barbareschi comunque la spunta e nel 2015 con la sua società Teatro Eliseo srl, prende in gestione il teatro apportando capitali per circa 5 milioni di euro. Intanto l’anno prima lo stesso teatro è stato promosso fra i Tric (Teatri di rilevante interesse culturale), sollevando diverse polemiche in merito alla scelta della Commissione ministeriale competente. Un post della giornalista Anna Bandettini (La Repubblica) fa notare che tale “avanzamento” viene concesso “al buio” dai tecnici del Ministero che hanno deliberato la promozione quando l’accordo fra Barbareschi e la proprietà non è stato ancora formalizzato.

Ma anche la “Eliseo S.r.l. – Teatro Nazionale dal 1918”, tramite la quale Barbareschi esercita la gestione del Teatro Eliseo, non se la passa troppo bene se già nel 2015 porta una perdita di esercizio di 302.000 euro e vede una girandola di amministratori che l’irascibile attore cambia come gli allenatori di calcio. Nella relazione sulla gestione della controllante Casanova Multimedia si puntualizza che la performance negativa è causata dai minori trasferimenti pubblici ma che grazie a “contatti in corso con i massimi livelli istituzionali” si prevede di riattivare i trasferimenti del FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). Trasferimenti che anche negli anni critici 2014 e 2015 l’Eliseo ha percepito rispettivamente 579.900 e 481.000 euro.

Evidentemente i “contatti in corso con i massimi livelli istituzionali” devono aver prodotto per l’attore/gestore esiti più che positivi a giudicare dal contributo stellare assegnatogli. Tuttavia, secondo le previsioni degli esperti, la partita non sarebbe ancora chiusa. Se anche infatti il provvedimento dovesse passare indenne tra le insidie dell’ultimo tratto parlamentare, lo aspettano di sicuro le sabbie mobili dei ricorsi alla giustizia amministrativa, per i quali già si va discutendo se altri teatri possano avere un interesse legittimo al ricorso, dal momento che il beneficio ‘ad personam’ per l’Eliseo non sottrae risorse alla “torta” comune del Fus.

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