Il giorno del (pre)giudizio a viale Mazzini

Dopo il rito delle dimissioni, si apre la corsa preelettorale alla poltrona di Campo dall’Orto

ROMA – “Alla Rai chi rimarrà per sempre? Solo il cavallo di viale Mazzini. Che nessuno ha mai capito se l’autore, un artista del calibro di Francesco Messina, lo voleva morente”. Davanti alla decadenza infinita della Rai, anche i consiglieri uscenti scherzano. Antonio Campo dall’Orto è sulla via d’uscita, con il consiglio d’amministrazione convocato per oggi che ne dovrà sancire l’abbandono dalla direzione generale. All’ordine del giorno le ‘comunicazioni’ del presidente Monica Maggioni ed eventuali deliberazioni.

Ora si attendono i passaggi formali: in primo luogo la comunicazione del direttore dimissionario a presidente e cda. Una cosiddetta “totalitaria”, alla presenza di tutti gli aventi diritto, per “brindare” alla fine di un incubo, quello della direzione di CdO. Insomma, sarà un cda ideato per dare il benservito a CdO. Anche se a molti sembra il giorno del pregiudizio, più che del giudizio.

Dopo l’illusione generata dalla fantasia di Matteo Renzi, con il presidente del consiglio che voleva rivoluzionare il servizio pubblico, si torna al passato. Con i telespettatori che non hanno dimenticato di pagare il canone radiotelevisivo nella bolletta della luce, cosa che ha comportato salassi e disguidi. Comunque, la soluzione definitiva ancora non è stata trovata ufficialmente: certo, un uomo come Claudio Cappon, già direttore generale, non costerebbe nulla in quanto pensionato (di lusso). Così come Pier Luigi Celli, altro ex occupante del settimo piano. Ma c’è pure un altro ex Rai, come l’uomo Mixer Giovanni Minoli, che sarebbe pronto a sedersi sulla poltrona di CdO: ma sono tanti coloro che non lo amano. Alla fine un manager come Paolo Del Brocco, che con il cinema Rai ha creato un impero, è un serio candidato, molto interessato a succedere a Campo dall’Orto.

Servirà a qualcosa la sostituzione del direttore generale? Con le elezioni alle porte servirà un nome “fidato”, con il quale avere una relazione stabile e continua, una specie di longa manus che da Palazzo Chigi, anzi direttamente dal Nazareno, sede del Partito democratico renziano, possa realizzare a occhi chiusi un palinsesto adatto ad affrontare una campagna elettorale che sarà irta di ostacoli. Con nomi spendibili per informare e intrattenere: cosa non facile, anche per colpa del tetto agli stipendi. L’estate sarà calda, sotto tutti i punti di vista. Ma le nomine ferragostane sono state sempre amate dai politici italiani, specie se si tratta di cambiare direttori di telegiornali e reti.

A sentire il consigliere uscente Guelfo Guelfi, che a Repubblica ha indicato la sua linea, “il cda non ha colpe. Usigrai e Fnsi amano sparare nel mucchio. All’Usigrai va spiegato che le rendite di posizione non andrebbero più difese, che i premi economici non devono arrivare per consuetudine, perché scritti in accordi lontani. Le consuetudini non esistono più, il mondo è cambiato. La Rai ha un piano industriale e un piano news. Prevedono che i giornalisti siano riqualificati grazie ai corsi di Rai Academy, che imparino a usare smartphone e mini-telecamere come in tutto il mondo”. Qualcuno si era mai accorto dell’esistenza di Rai Academy?

di Gianfranco Ferroni

 

 

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