Le scelte singolari della Cassa depositi e prestiti

Vendute tutte le partecipazioni in Pmi. Acquistati per 92 milioni cinque resort turistici

ROMA – Che la Cassa depositi e prestiti debba rendere pubbliche e trasparenti le proprie strategie di investimento del risparmio pubblico è cosa reclamata (inutilmente) da più parti e a più riprese e non del tutto chiarita dal piano industriale 2020, recentemente approvato. Quando infatti si ha notizia contemporaneamente di due decisioni, l’una di disinvestimento di un pacchetto di partecipazioni industriali e l’altra di acquisto di cinque resort turistici, qualche domanda sorge spontanea.

Per carità, il duo di testa della Cdp, Claudio Costamagna-Fabio Gallia, è forse ciò che di meglio oggi il mercato del management finanziario può offrire. Così come sono fuori discussione le capacità gestionali di Carlo Mammola (ad del Fondo italiano d’investimento), o quelle di Salvatore Sardo, del Fondo investimenti per il Turismo.

Il problema sta nel capire i processi decisionali che sono alla base di determinate scelte, qual’è la coerenza con la missione istituzionale della Cassa, qual è il ruolo di indirizzo e controllo che il ministro dell’Economia realmente esercita sulle sue controllate.

Se infatti si vanno a leggere le odierne decisioni della Cdp non tutte le risposte a quelle domande appaiono chiare e trasparenti. Forse al cittadino andrebbe spiegato meglio perché il Fondo italiano d’Investimento (partecipato al 43% dalla Cdp), che ha per scopo quello di intervenire a supporto delle piccole e medie imprese, decide di punto in bianco di vendere in un colpo solo le proprie partecipazioni nelle 23 Pmi nelle quali aveva investito. Si tratta di medie imprese, alcune delle quali con buone possibilità di remunerazione, come la Rigoni di Asiago o la biomedicale Tbs, e altre in difficoltà, come la Zeis delle scarpe Docksteps o la Filmmaster che raduna tutte le società di Cinecittà.

Qualcuno sostiene che la vendita in blocco delle partecipazioni sia dovuta ad una scelta strategica del Fondo che avrebbe deciso di abbandonare al loro destino le aziende partecipate per dedicarsi anima e corpo al sostegno delle start up e della fase di late stage (quella che segue la nascita). Qualcun altro invece sostiene che gli altri soci del Fii, con in testa Unicredit, Intesa e Banche popolari, vogliano realizzare dalla vendita la plusvalenza più ampia possibile.

Sull’altro versante della Cdp, il Fondo investimenti per il Turismo acquisisce cinque resort turistici, con un investimento di 92 milioni di euro, soprattutto nel Mezzogiorno. Con l’intesa, siglata da Cdp Investimenti Sgr per conto del Fit, il gruppo infatti ha rilevato da Hotelturist (Th Resorts di Giorgio Palmucci) le strutture di Marina di Pisticci (Matera) e Marina di Sibari (Cosenza) e dalla Valtur le strutture di Marina di Ostuni (Brindisi), Marilleva (Trento) e Pila (Aosta)”. Inoltre, ha promosso due progetti di valorizzazione che prevedono la trasformazione in hotel dell’ex ospedale a mare al Lido di Venezia e dell’ex-colonia marina di Celle Ligure.

“Con questa iniziativa – sottolinea l’amministratore delegato Fabio Gallia – promuoviamo un’evoluzione del modello d’impresa del settore attraverso la separazione della proprietà immobiliare dalla gestione, per liberare risorse creando al contempo dei veicoli capaci di attrarre ulteriori capitali sul mercato da impiegare in nuovi progetti”.

E infatti i primi beneficiari dell’operazione, a detta della stessa Cassa, saranno proprio i venditori. “L’operazione, spiega la Cdp, permetterà a Th Resorts di rafforzare il proprio posizionamento per famiglie nelle località di mare, montagna e città d’arte, ed essere in grado di coprire l’intera fascia di mercato. Valtur potrà continuare il proprio impegno nella realizzazione di un polo alberghiero dedicato al turismo di vacanza e a quello congressuale, attraverso una piattaforma operativa tecnologicamente avanzata”.

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