Stadio di Tor di Valle, ostaggio della faida interna al M5s

"Confesso che sono uscito depresso con la certezza di aver assistito ad una farsa ben lontana da quella che dovrebbe essere una disamina pubblica di un progetto che coinvolge centinaia di milioni finanziati dalle risorse del nostro territorio per di più in un luogo urbanisticamente sbagliato", afferma Francesco Sanvitto.

ROMA – Un iter da tempi record, quello pensato dai penta stellati per la costruzione del nuovo Stadio della Roma a Tor di Valle. E’ prevista per questa sera, salvo intoppi, l’approvazione in giunta della delibera per l’ok formale, da lì sarà poi trasmessa ai Municipi  coinvolti, il IX e l’XI, per un parere da esprimere in tempi brevi. Infine, il 12 giugno, i documenti saranno attesi in Aula Giulio Cesare per un via libera entro il 15, così da accelerare un iter che, finora, ha visto più di un ostacolo.

La faida interna al M5s. A seguire il programma c’è Luca Montuori, sostituto dell’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini, dimessosi dopo la gravissima crisi interna ai 5 Stelle dello scorso febbraio. Montuori avrà l’arduo compito di superare gli ostacoli tecnici e politici che potrebbero rallentare i programmi dei penta stellati, ancora divisi sulla questione dello Stadio. C’è infatti un fronte, la cui “portavoce” è la consigliera Cristina Grancio, seguita da 6 o 7 esponenti del M5s dubbiosi sulla nuova delibera e sul progetto che prevede un taglio del 50% al disegno iniziale con un ridimensionamento delle opere pubbliche.

Altre due questioni di dibattito riguardano la “solidità economico-finanziaria” della Eurnova del costruttore Luca Parnasi e la proprietà dei terreni. A tal proposito la Grancio, che non si è fatta rassicurare dalle promesse di approfondimenti di Montuori, vorrebbe ascoltare in commissione il curatore fallimentare della Sais, la società che ha venduto l’area di Tor di Valle a Parnasi. A farlo sapere è la stessa consigliera M5s che non si sbilancia sull’atteggiamento che avrà in Aula al momento del voto: “Vedremo ci prendiamo questi 10 giorni, poi decideremo”.

Esposto dei grillini. Un altro fronte, più agguerriti, vede i componenti penta stellati del “tavolo urbanistica” del M5S, tra i quali figura Francesco Sanvitto, architetto,il quale definisce il progetto “una vergogna”. In un post su Facebook nel quale elenca le problematiche legate all’impianto a Tor di Valle, parla di una “farsa”: “Manca ancora un progetto definitivo. Come faccio a stabilire l’equilibrio economico-finanziario se non so con precisione quali saranno le opere pubbliche da realizzare? “.

Inoltre, per l’architetto, nel nuovo disegno, “restano tutte le storture della vecchia delibera firmata dall’ex assessore di Marino Giovanni Caudo. Confesso che sono uscito depresso con la certezza di aver assistito ad una farsa ben lontana da quella che dovrebbe essere una disamina pubblica di un progetto che coinvolge centinaia di milioni finanziati dalle risorse del nostro territorio per di più in un luogo urbanisticamente sbagliato”.

Su queste basi è preannunciata la presentazione di un esposto alla procura e alla Corte dei conti: “Il tavolo è pronto, non staremo fermi. Aspettiamo di vedere cosa verrà licenziato dalla giunta e dal consiglio e poi prenderemo le nostre decisioni”. Su tutto, poi, pende il pronunciamento definitivo della Soprintendenza del ministero dei Beni culturali sul vincolo apposto sull’Ippodromo di Tor di Valle.

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