Alitalia, 32 manifestazioni di interesse: quante reali?

Fra i piani di Ryanair e Lufthansa, interessati più a rotte, flotta e slot random più che ad una reale acquisizione, si rischia di scadere nello scenario che fin dall’inizio era stato escluso ovvero la vendita a spezzatino.

ROMA – “Un risultato oltre le aspettative”, sono le parole del presidente dell’Enac, Vito Riggio, rispetto al numero di manifestazioni di interesse arrivate per Alitalia. Questa mattina il commissario Stefano Paleari, con i colleghi Luigi Gubitosi e Enrico Laghi, hanno iniziato ad analizzare le ben 32 offerte arrivate per l’acquisizione dell’azienda, per valutare quale abbia i requisiti per accedere alle successive fasi della procedura. “Ci vuole un rilancio forte”, ha aggiunto il presidente dell’Enac a margine della presentazione del rapporto 2016 sul settore aereo.

Le manifestazioni di interesse – Fra i grandi nomi che che si sono proposti per l’acquisizione dell’azienda, figurano la statunitense Delta, i fondi americani Tpg e Cerberus, nonché la stessa Etihad, già socio al 49% del vettore. Per quanto riguarda quest’ultima, sorge il problema relativo al fatto che la legislazione europea non permette che un vettore extraeuropeo possieda un capitale superiore al 49% di una compagnia europea. A tal proposito, si attende da Bruxelles un pacchetto di misure attuative sull’aviazione che possa dare un’interpretazione più morbida della soglia.

Anche la Ryanair ha fatto sapere di aver presentato una manifestazione di interesse, ma sottolineando: “Non siamo interessati ad acquisire Alitalia. Tuttavia ci siamo offerti per alimentare il traffico a lungo raggio di Alitalia, poiché che siamo la più grande compagnia aerea in Italia con il più grande network di rotte. Ci stiamo preparando a mettere a disposizione fino a 20 aeromobili inizialmente in un periodo di due settimane quest’estate nel caso in cui Alitalia riducesse notevolmente la capacità. Abbiamo scritto al governo italiano affermando che se dovesse succedere qualcosa di imprevisto, non c’è da preoccuparsi, ci impegneremo a riempire il gap”.

Stesso giochetto, ma questa volta sottobanco, ha fatto Lufthansa, che invece non presenta una manifestazione di interesse. “Non abbiamo intenzione di acquistare Alitalia”, ha detto l’a.d di Lufhansa, Carsten Spohr, parlando stanotte a Cancun, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg. Ma, ha aggiunto, “l’Italia è un mercato molto importante per noi”, quindi “guardiamo con molta attenzione alle opportunità che emergono”. Quindi la compagnia potrebbe considerare, spiega Spohr, in caso degli asset di Alitalia, come la flotta e gli slot, riporta ancora Bloomberg.

La procedura – Dopo una prima scrematura, le compagnie rimanenti accederanno alla «data room», che durerà tra le quattro e le sei settimane, per consultare i dati interni all’azienda, ma non quelli più sensibili. Per fine luglio verranno avanzate le offerte non vincolanti, mentre in ottobre sono attese quelle vincolanti, nel rispetto dei sei mesi massimi di tempo previsti finora dal ministro Carlo Calenda. Il programma previsto per Alitalia procederà quindi ad un ritmo serrato, per evitare che si moltiplichino i costi pubblici dell’operazione, già lievitati dopo il salvataggio costato 600 milioni. Quello che ora si teme, è che questi conti diventino un tema della campagna elettorale con il rischio concreto che la logica politica finisca col prevalere su quella industriale.

Fra i piani di Ryanair e Lufthansa, interessati più a rotte, flotta e slot random più che ad una reale acquisizione, si rischia di scadere nello scenario che fin dall’inizio era stato escluso ovvero la vendita a spezzatino. Il principio di fondo infatti, che sta alla base della volontà del rilancio dell’azienda, è la cessione dell’intero pacchetto, in modo tale da sanare i grossi buchi della compagnia, tappati finora a suon di 600 milioni alla volta.

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